Breaking news

Sei in:

Governo. Orazio Schillaci, docente di medicina nucleare e rettore di Tor Vergata, è il nuovo ministro della Salute. Il nodo delle risorse per il sistema pubblico

Il nuovo ministro della Salute è Orazio Schillaci, 56 anni, romano, guida l’ateneo di Tor Vergata dallo scorso 2019. È docente ordinario di medicina nucleare ed è stato preside della facoltà di medicina e chirurgia della stessa Università. Dallo scorso 25 giugno 2020 fa parte del comitato scientifico dell’Istituto superiore della Sanità. È presidente dell’associazione italiana di medicina nucleare. Durante la fase acuta del Covid ha invitato tutti “a rispettare le regole”. Le sfide che lo attendono, dalla campagna vaccini al nodo delle risorse per il sistema pubblico. 

“È davvero un grande onore poter servire la Nazione in un ruolo così importante come quello di Ministro della Salute. Ringrazio il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la Presidente Giorgia Meloni per la fiducia. Mi impegnerò con tutte le mie energie e spero che l’esperienza maturata sul campo come medico e come docente possa essere utile per dare risposte concrete per la tutela della salute e il benessere delle persone.” Così in una nota il Ministro della Salute Orazio Schillaci dopo il giuramento al Quirinale 

Un medico, professore universitario e anche rettore. Niente di più distante, quindi, dal mondo No Vax o da ambienti che comunque mettono in discussione l’importanza dei vaccini e in generale di tenere un atteggiamento prudente di fronte alla pandemia. Un atteggiamento apprezzato sicuramente anche dal Colle. E così è stato scelto un tecnico, per giunta con un ruolo istituzionale importante. Orazio Schillaci guida l’università di Tor Vergata a Roma, è un medico nucleare, ha fatto clinica e anche ricerca. Viene definito dai suoi collaboratori sobrio e riservato. E probabilmente l’ha spuntata su altri nomi considerati papabili nelle scorse settimane, come Guido Rasi, che è stato prima ad Aifa e poi a Ema e infine ha fatto il consulente del generale Figliuolo, e Francesco Rocca, alla guida della Croce Rossa, perché in questi anni ha parlato poco di coronavirus. C’è una sua dichiarazione al Tg3 del maggio del 2020 nella quale invita i cittadini «a rispettare le regole per non avere nuovi focolai». Schillaci dovrà intanto decidere riguardo alla lotta al coronavirus, che in questo periodo circola un po’ meno ma che comunque tiene in allerta il sistema sanitario. Difficile pensare che una figura come la sua non porti avanti la campagna per la quarta e la quinta dose con il bivalente iniziata dal suo predecessore, Roberto Speranza. Comunque è atteso al varco dagli esperti, in larghissima parte promotori della vaccinazione, e da tutto il sistema sanitario. Altra cosa che molti aspettano di capire è se lavorerà per rinforzare il sistema pubblico o meno. La destra al governo fa temere a molti un definanziamento che di conseguenza sposti le attività sul privato. Anche in questo caso, la storia del ministro sembra tranquillizzante e infatti ieri dal mondo della sanità si è sollevato un collettivo sospiro di sollievo.

Schillaci è un tecnico puro. Ha 56 anni e a Tor Vergata è stato anche preside di Medicina. Come clinico è molto stimato, non solo per le sue capacità professionali ma anche per il rapporto che ha con i pazienti.

Riguardo alle sue potenzialità come ministro, qualcuno nell’ambiente lo considera un po’ troppo debole. Altri invece lo stimano: «Non è un battitore libero, fa gioco di squadra e sa delegare». Non fa attività politica e il suo nome non era mai stato associato alla destra. Speranza, invece nel 2020 lo ha nominato membro del comitato scientifico dell’Istituto superiore di sanità.

La scelta del governo di puntare su un tecnico ha comunque un significato politico. Se la pandemia dovesse di nuovo peggiorare (cosa al momento non prevedibile) e fossero necessarie alcune restrizioni, come ad esempio le mascherine nelle scuole, a deciderle sarebbe appunto una figura tecnica. Non quindi un esponente di partito, magari di quelli che in passato si sono espressi contro tutte le misure anti Covid e che quindi sarebbe costretto a contraddirsi. Poi c’è il tema dei fondi per la sanità pubblica. Se il Mef decidesse di togliere parte di quelli già stanziati o anche solo non dare incrementi, la voce contraria di un ministro tecnico, se si alzerà, sarà comunque meno forte e convincente di quella di un politico. E per il servizio sanitario nazionale saranno problemi grossi.

 

Informazioni tratte da Quotidiano sanità e Repubblica 

site created by electrisheeps.com - web design & web marketing

Back to Top