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Il duro j’accuse di Grasselli (Fvm): “Per difendere il SSN è arrivato il momento di disobbedire, reagire e aprire una vertenza. Dobbiamo essere uniti per salvare l’interesse della collettività”

Care italiane,  Cari italiani,

la pacchia è finita! Il welfare è alle battute finali.

Il Servizio Sanitario Nazionale, la tecnostruttura pubblica che ha garantito salute e sanità gratuita per 40 anni, sta per crollare sotto l’assalto di imprenditori spregiudicati, lobbisti seducenti, economisti fasulli, amministratori incapaci o condizionati, manager ignavi e servili, professionisti infedeli, politiche sanitarie ottuse o inconcludenti.

Le liste d’attesa nella sanità pubblica gratuita sono infinite?

Il diritto alla salute non è più garantito?

Il sud migra al nord per avere speranze?

Siete dirottati verso la sanità privata convenzionata che è pronta ad accogliervi dopo che ha reclutato le professionalità che la sanità pubblica non sa trattenere?

Non date la colpa alla pandemia o alla guerra, il Servizio Sanitario Nazionale che avete costruito e pagato con le vostre tasse è sotto assedio da anni e ora siamo in vista del saccheggio finale.

La privatizzazione del vostro diritto alla salute è in atto, se volete curarvi potete pagare in contanti, ora addirittura sino a 5.000 euro al giorno.

Non è vero che mancano le risorse per un SSN efficiente e gratuito.

Non è vero che il SSN non è più sostenibile.

In Italia c’è una evasione fiscale che supera i 100 miliardi di euro ogni anno.

Ecco perché non si trovano le risorse per assumere personale: medici, veterinari, farmacisti, biologi, psicologi, infermieri, operatori sanitari e amministrativi per garantire salute e sanità a tutti

Non si trovano le risorse per assumere stabilmente il personale indispensabile per garantire l’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) ma si sperperano molti più soldi per pagare medici e infermieri a gettone, a ore, a prestazione, come nel più vivace libero mercato che sia mai stato creato ad arte.

È bene ricordare che secondo la logica di mercato ogni bene carente aumenta di valore e quindi di prezzo.

I sanitari dipendenti, invece, costano sempre di meno perché i loro stipendi sono legati a contratti nazionali che non si rinnovano per anni mentre l’inflazione aumenta e li erode.

Nel mercato, al contrario, chi può vendere la sua professionalità direttamente o attraverso le cooperative adegua il prezzo per il proprio lavoro sapendo di poterlo rideterminare ogni giorno.

Non ci sono le risorse per assumere personale ma ci sono per inseguire il mercato del lavoro privato, i dividendi e le clientele politiche.

Dove si devono cercare e recuperare le risorse è scritto nelle certificazioni dell’Agenzia delle entrate: in Italia i dichiaranti al fisco sono 41.180.529 mentre i contribuenti che versano almeno 1 euro di IRPEF sono solo 30.327.388.  La metà degli italiani non ha reddito o non versa tasse.

Il 79,20% degli italiani dichiara redditi fino a 29mila euro e corrisponde solo il 27,56% di tutta l’IRPEF, e quindi un’imposta neppure sufficiente a coprire la spesa per assistenza, sanità e welfare degli enti locali.

La gran parte del gettito fiscale è a carico dell’esiguo 12,99% dei contribuenti con redditi lordi dai 35mila euro in su cui corrisponde il 59,95% dell’imposta sui redditi delle persone fisiche.

In media su 100 persone che pagano tasse il 60% di tutte le tasse pagate è a carico di 13 contribuenti. Quei 13 contribuenti rappresentano meno del 7% dei cittadini italiani, sono in buona parte lavoratori dipendenti o pensionati e sono in ostaggio.

Anche noi sanitari siamo in ostaggio, siamo responsabili moralmente e penalmente di una funzione che non ci viene permesso di esercitare adeguatamente e abbiamo obbedito troppo a lungo senza reagire.

Il MES è uno strumento economico finanziario accettato da tutti gli stati membri dell’UE esclusa l’Italia.  In questa fase sarebbe sufficiente aderire all’accordo per avere 37 miliardi da spendere per rinforzare la sanità pubblica. Il Governo non intende adottare il MES, o forse intende aspettare che l’inflazione al 12-13% del 2023 ne diminuisca e ritardi l’efficacia.

In Italia non c’è più un ospedale, un distretto, una Regione che possano garantire pienamente i LEA.

Le ingenti risorse del PNRR serviranno solo a costruire nuove strutture sanitarie sul territorio che restando senza personale saranno lasciate inattive o regalate alla sanità privata.

La sanità privata ringrazia e va all’incasso direttamente dalle tasche di chi ha bisogno di cure.

Per difendere il SSN è arrivato il momento di disobbedire, di reagire e di aprire una vertenza che non si concluderà con qualche mancia extracontrattuale, posto che un contratto negoziato nei tempi e nei modi giusti e con le risorse adeguate Governo e Regioni lo vogliano sottoscrivere.

Chi fa prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione è il personale del SSN: una categoria speciale come speciale è il diritto che tutela.

Dobbiamo essere uniti, compatti e determinati per salvare la sanità pubblica, per il diritto alla salute di ogni cittadino, nell’interesse della collettività.

Dott. Aldo Grasselli – Presidente FVM

 

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