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I buchi nei conti delle Asl per i maxi risarcimenti dei danni sanitari. Studio Bocconi sui dati di tre broker internazionali

monete bucodi Barbara Gobbi dal Sole 24 Ore. I costi dei risarcimenti in sanità esplodono vertiginosamente e il rischio-buco è in agguato per asl e ospedali. Per questo serve correre rapidamente ai ripari costituendo riserve su dati certi, rischi calcolati e prevedibili aumenti del contenzioso. Come oggi non avviene, o mai abbastanza. A svelare le minacce in agguato per i conti pubblici che arrivano dai mega risarcimenti per danni sanitari è l’indagine – che sarà presentata oggi a Milano – realizzata da Sda Bocconi e sponsorizzata da Aon, Marsh, Trust Risk Group e Willis, i principali broker internazionali coinvolti nella sanità italiana, che per la prima volta hanno messo a disposizione i propri database. E i dati parlano chiaro.  L’indagine Bocconi

Obiettivo dichiarato della ricerca, che ha preso in considerazione circa 40mila richieste di risarcimento rilevate su scala nazionale nel periodo 2001-2012 (concentrate per lo più in Lombardia, Liguria e Lazio), era di descrivere i trend dei sinistri nella sanità pubblica e proporre simulazioni statistiche sui possibili scenari futuri

Con una premessa: senza una valutazione ponderata dell’evoluzione dei risarcimenti – come oggi non avviene – le scelte assicurative delle singole regioni, come quella di «autoassicurarsi» – rischiano di far esplodere i bilanci. Che spesso non appostano le riserve necessarie.

I dati parlano chiaro: per i decessi in area chirurgica, il trend stimato dei risarcimenti è esploso: si aggira sul 32% tra il 2012 e il 2014, passando da 469mila a 617mila euro, con una punta massima di oltre 2,3 milioni (+31%). Ma a dare l’allarme sono soprattutto i dati sugli importi liquidati: su un totale di 15.859 eventi risarciti, la cifra massima è stellare: oltre 5,3 milioni per le lesioni in area medica. Addirittura più che per le cause legate al parto, tradizionale evento critico. Mentre per la voce “decesso”, l’importo massimo liquidato è stato di 1,3 milioni.

Ce n’è abbastanza per alzare la guardia: soprattutto in tempi di spending review ininterrotta per la sanità, fare i conti anche per la Rca medica è ormai un passaggio obbligato. Spiega Luca Franzi, di Aon: «Mentre il richiamo mediatico sui costi crescenti del contenzioso e il conseguente impatto sulle strategie del mercato assicurativo è stato una costante degli ultimi anni, non si può dire altrettanto di una diretta correlazione tra la programmazione finanziaria e il maggior controllo, se non riduzione, dei costi connessi agli errori medici».

Gli effetti di una situazione non governata sono duplici: da una parte si drenano (sprecano) risorse da destinare alla cura degli italiani, dall’altra si mette pericolosamente a rischio la tenuta dei bilanci delle aziende sanitarie. Per non dire dell’affanno dei broker nel coprire specifici rischi (il top dei contenziosi è in ortopedia, ostetricia e ginecologia), e delle logiche di breve respiro e prive di programmazione, che inducono regioni e aziende a ragionare in termini di cassa e non di competenza. Ma se le regioni fanno da sé e, in più, non accantonano abbastanza fondi, chi pagherà – chiedono i broker – per risarcire danni, anche potenzialmente catastrofici ma oggi del tutto sottovalutati?

Il Sole 24 Ore – 9 ottobre 2014 

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