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I privati: «Niente soldi dalle Usl, denunciamo i dg»

Solo 3 manager su 21 hanno usato i 23 milioni concessi dalla Regione per l’acquisto di cure in convenzione

Hanno impugnato la delibera regionale che decurta il 35% del budget, riducendolo a 140 milioni per 161 ambulatori e 79 liberi professionisti (il Tar non ha concesso la sospensiva), hanno organizzato scioperi, creato un comitato di emergenza, protestato a Palazzo Balbi. Con un unico risultato, ottenuto lo scorso 10 aprile: una seconda delibera firmata dalla giunta Zaia che assegna loro altri 23 milioni extrabudget, gestiti dai direttori generali. I quali però quei soldi non li hanno mai erogati. E così ora i privati convenzionati, «ormai senza ossigeno», fanno la voce grossa e vanno sul penale. Oltre a una seconda tornata di ricorsi al Tar istruiti da ogni singola struttura contro le Usl inadempienti, i centri accreditati si preparano a denunciare per omissione d’atti d’ufficio i dg colpevoli di mancata applicazione del provvedimento sull’extrabudget. Accordo rispettato da tre manager su 21: Maria Giuseppina Bonavina (Usl 20 di Verona), Francesco Benazzi (Usl 15 di Cittadella) e Giovanni Pavesi (Usl 17 di Este).

«Nonostante le nostre sollecitazioni, a distanza di 70 giorni dall’approvazione il documento citato è ancora lettera morta — avverte Lia Ravagnin, presidente di Anisap, sigla di categoria — e non c’è alcuna volontà di procedere. A questo punto non possiamo più fidarci, siamo costretti a procedere per vie legali e a organizzare clamorose azioni di protesta, anche perchè chi Ci rimette sono i dipendenti, 80 dei quali già licenziati, e i pazienti. Senza la quota extrabudget abbiamo già finito i soldi a disposizione per le prestazioni convenzionate, perciò non possiamo più accettare prenotazioni, a meno di non far poi pagare visita o esame interamente. Dal 9 luglio cominceremo a chiudere gli ambulatori».

L’altro aspetto che preoccupa i convenzionati è che ogni Usl proceda per conto proprio, senza un indirizzo condiviso. «C’è un caos senza precedenti — lamenta Ravagnin — alcune aziende hanno usato parte del budget principale, altre metà, altre ancora non l’hanno proprio toccato o lo riservano ai propri residenti, alla faccia del diritto costituzionale del cittadino di scegliere dove curarsi. Per di più in un momento in cui si parla di trasversalità delle cure in Europa, con il Veneto guida della commissione Salute al lavoro sul progetto». Il privato — 15 milioni di prestazioni l’anno, 20 mila accessi al giorno, 3 mila addetti per una spesa che incide per l’1,6% sul bilancio regionale della sanità — combatterà finchè la giunta Zaia non metterà nero su bianco l’obbligo per i dg di corrispondere tutti i 23 milioni di extrabudget, di abolire gli sconti tariffari differenziati per azienda e il trattamento di privilegio nei confronti ognuna dei propri residenti. «Noi abbiamo mantenuto gli impegni, garantendo anche la messa in rete di 50 poli oltre a 800 mila prestazioni l’anno — aggiunge Donatella Pregel, presidente di Federlab (laboratori analisi) — se ci stanno togliendo l’aria per farci morire asfittici, magari per accreditare altri centri, si prendano la responsabilità di chiuderci. La convenzione scade il 30 giugno, abbiamo inviato la richiesta di rinnovo ma stiamo ancora aspettando soldi, programmazione e documenti, tutti secretati. Ogni volta dobbiamo fare istanza d’accesso agli atti. Impossibile non dichiarare lo stato di agitazione».

Ma perchè i dg non pagano? «Non sono soldi dovuti — dice Pietro Paolo Faronato, a capo dell’Usl 1 di Belluno — la Regione ci ha assegnato un tetto massimo di spesa ma senza l’obbligo di consumarlo tutto, si può anche risparmiare qualcosa, che resta a disposizione del sistema sanitario. Abbiamo redatto una programmazione che finora ci ha consentito di acquistare i servizi necessari senza attingere all’extrabudget, che al momento non serve. Stiamo comunque monitorando le liste d’attesa e l’impegno con i convenzionati è di risentirci a fine mese per vedere se è il caso di integrare l’attività». «Non intendo certo far saltare l’accordo, ma devo essere corretto nella gestione delle risorse pubbliche, la buona amministrazione è un obbligo per un dg — conviene Urbano Brazzale, guida dell’Usl 16 di Padova, la più grande del Veneto e quella con il più alto numero di convenzioni, un centinaio —. Nessuno vuol togliere niente all’accreditato, stiamo lavorando sulle prestazioni da acquistare senza scordare la raccomandazione della Regione di tenere conto del bilancio». Ma i «virtuosi» come hanno fatto? «Io ho deliberato l’impiego dell’extrabudget perchè ne avevo bisogno per tenere sotto controllo le liste d’attesa — rivela Bonavina — e comunque le disposizioni della Regione si applicano».

«Anche perchè la delibera del 10 aprile doveva proprio scongiurare i licenziamenti e spalmare su tre anni il taglio al budget dei convenzionati — ricorda Luca Coletto, assessore alla Sanità —. Per me la mancata applicazione è una novità. Verificherò».

Michela Nicolussi Moro – Corriere del Veneto – 25 giugno 2013

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