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I sacchetti compostabili sono adatti per entrare in contatto diretto con gli alimenti? Il Fatto alimentare risponde a una lettrice

Gentile Redazione, vorrei sapere se i sacchetti compostabili per la spesa siano adatti anche ad essere usati per gli alimenti nonostante l’assenza del logo dedicato (forchetta e coltello) o se comunque esistono in commercio borse ecologiche con logo per alimenti.

Risponde Luca Foltran, esperto di packaging

Premetto che una borsa per la spesa non ha la funzione di contenere direttamente alimenti, quindi la commercializzazione di articoli di questo tipo non comprende esplicitamente la possibilità di cui parla. Prendendo ad esempio uno dei materiali più diffusi tra quelli compostabili, il MaterBi, tra le informazioni ufficiali sul sito si legge che: “la maggior parte dei materiali Mater-Bi® è conforme alla normativa italiana ed europea relativa ai materiali e oggetti destinati al contatto con alimenti. L’idoneità organolettica e quella tecnica dei manufatti (migrazione e shelf life) destinati al contatto con alimenti sono un altro aspetto trattato dalla medesima normativa che l’utilizzatore del Mater-Bi® deve valutare prima di rendere commercialmente disponibile una specifica applicazione di imballaggio alimentare.”

Quindi dal punto di vista compositivo il materiale sembrerebbe essere idoneo a venire a contatto con gli alimenti. Bisogna però sottolineare che accanto agli aspetti di tipo documentale esistono test specifici da condurre sul sacchetto. I test vengono eseguiti utilizzando simulanti alimentari adeguati in  condizioni di tempo e temperatura che mimano l’utilizzo reale del sacchetto  durante il contatto con l’alimento (difficile stimare per una borsa i parametri da considerare visto che, di fatto, non hanno la funzione di contenere alimenti sfusi ma cibo confezionato quindi senza contatto diretto). Credo che da questo punto di vista non siano state condotte analisi specifiche, e da qui l’assenza del simbolo.

Bisogna poi considerare l’inerzia organolettica, ovvero il prodotto non dovrebbe pregiudicare l’odore e il sapore dell’alimento custodito all’interno.  Su questo punto la situazione è complicata visto il caratteristico odore dei sacchetti che, molto probabilmente, nel contatto diretto con alcuni cibi  potrebbe modificare le qualità organolettiche (odore o sapore).

L’idoneità alimentare deve basarsi su presunti impieghi  reali e un sacchetto della spesa non prevede alcun contatto diretto con il cibo se non in modo accidentale. L’assenza del logo alimentare (o di una indicazione specifica) indica quindi la NON IDONEITÀ ALIMENTARE  se non in quei casi in cui  la borsa è palesemente destinata ad alimenti (una forchetta, per esempio)

Luca Foltran – Il Fatto alimentare – 27 marzo 2015

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