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Il caso. «I lupi dagli Appennini arrivano al Grappa»

Dopo l’avvistamento al Finestron. Zovi, comandante regionale della Forestale: «Sono tornati sulle Alpi seguendo gli erbivori. Gli escursionisti non li temano»

L’incontro ravvicinato con i lupi sul Grappa potrebbe essere un fenomeno destinato a ripetersi. Il predatore, infatti, potrebbe insediarsi nei prossimi anni in pianta stabile sui nostri monti: non solo sul Grappa ma anche sull´Altopiano. È il parere di Daniele Zovi, comandante regionale del Corpo Forestale dello Stato e da tempo studioso dei, dopo l´avvistamento in località Col del Faggio.

«Non escludo assolutamente la presenza di lupi sul Grappa – afferma Zovi – perché questi animali già da tempo stanno ritornando nei nostri territori. Negli ultimi vent´anni si è svolto un movimento migratorio che dagli Appennini ha portato i lupi a trasferirsi nelle Monte Grappa. Alpi Marittime e di qui sino alle Alpi Orientali, in concomitanza con l´aumento, in queste aree, della presenza degli erbivori. Sono aumentati i caprioli e i camosci di cui nel ventennio precedente nelle nostre montagne non c´era proprio traccia e di conseguenza sono arrivati anche i predatori».

Il lupo non è un nuovo frequentatore del Grappa: sino a cent´anni fa, infatti, vi era insediato stabilmente. Il suo, perciò, è visto dagli esperti come un gradito ritorno.

«Dobbiamo guardare al ritorno del lupo in maniera positiva – spiega Zovi – soprattutto perché può fungere da regolatore dell´ecosistema, evitando che si realizzi un surplus di erbivori».

Anche gli erbivori, infatti, possono essere nocivi, creando ingenti danni alle colture, come risulta dalla segnalazione di questi giorni proveniente dalla Valbrenta. Il rapporto con l´uomo rischia di essere però piuttosto complicato, data la grande quantità di camminatori abituali sul Grappa. Ma su questo possibile incontro Zovi rassicura l´opinione pubblica.

«Ammesso che un contatto di questo genere accada, sarà il lupo ad allontanarsi dall´uomo. Ma non di corsa. Cercherà prima la via di fuga più adatta, perché avrà un´enorme paura. È molto più pericoloso imbattersi in un cane randagio e rinselvatichito. Il lupo è stato cacciato spietatamente dagli uomini nel corso dei secoli, ed essendo un animale sociale ha trasmesso questa fobia ai suoi discendenti. Un lupo non aggredirà mai l´uomo, anzi, di solito accade proprio il contrario».

Il Giornale di Vicenza – 17 agosto 2012

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