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Il governo ha giurato ed è in carica. Renzi è ufficialmente premier. Ma lunedì deve ottenere la fiducia dal Senato

La «foto di gruppo» al Quirinale e poi il via ai lavori dell’esecutivo più giovane (e più rosa) di sempre. Matteo Renzi è ufficialmente il premier più giovane nella storia della Repubblica. Alle 11.32 ha giurato nelle mani del capo dello Stato.

renzi e ministriDopo di lui hanno iniziato a sfilare davanti a Giorgio Napolitano tutti i ministri, a partire da tre delle otto donne, che rappresentano la metà dei membri del Consiglio. Tutti hanno pronunciato la formula di rito che li impegna ad agire «nell’interesse della repubblica». A giuramento avvenuto, il governo è ora ufficialmente in carica, anche se di fatto ancora sub judice, in attesa del voto di fiducia del Parlamento: lunedì al Senato, probabilmente martedì alla Camera.

ASPETTANDO LA FIDUCIA – Il passaggio parlamentare non dovrebbe riservare particolari sorprese, considerando che la maggioranza è la stessa del governo uscente. Resta il dubbio di eventuali defezioni da parte della minoranza interna del Pd, che non ha gradito le modalità con cui si è arrivati alla liquidazione di Enrico Letta e alla nascita di un nuovo esecutivo che politicamente non ha nulla di discontinuo con il precedente. Ma lo stesso Pippo Civati, leader dei «dissidenti» del Pd, pur avendo spesso fatto capire di essere pronto a non votare ha sempre escluso che possa esserci realmente un problema di numeri («possono farlo anche senza di noi»), soprattutto perché i ribelli sono concentrati soprattutto alla Camera. Oltretutto la nomina di Maria Carmela Lanzetta, l’ex sindaca antimafia di Monasterace che nella direzione del partito aveva votato contro la «staffetta», potrebbe ulteriormente stemperare le divisioni interne.

DUE «GRAZIE» VIA TWEET – Prima di recarsi al Quirinale, il neo-premier aveva fatto ancora una volta ricorso a Twitter per esternare il suo pensiero: «Grazie per i messaggi. Compito tosto e difficile. Ma siamo l’Italia, ce la faremo. Un impegno: rimanere noi stessi, liberi e semplici». Uscendo con la famiglia dall’albergo dove ha trascorso la notte non ha poi rilasciato alcuna dichiarazione al drappello di cronisti che lo stava aspettando. E sempre con un tweet il premier uscente Enrico Letta , aspettando Renzi per il passaggio di consegne ufficiale – durato solo 10 secondi e svoltosi in un clima di assoluta freddezza -, ha sottolineato la chiusura della sua esperienza a Palazzo Chigi, rivolgendo un pensiero al brigadiere Giuseppe Giangrande, il carabiniere rimasto ferito in piazza Colonna lo scorso 28 aprile durante l’agguato di Luigi Preiti avvenuto in concomitanza con il giuramento del suo governo.

L’ARRIVO DEI MINISTRI – Il primo dei ministri ad arrivare al Quirinale è stato Dario Franceschini, arrivato a piedi con le figlie, seguito da Marianna Madia e Federica Mogherini. Via via, alla spicciolata, sono giunti tutti gli altri. Tutti tranne uno, il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, di rientro da Sydney dove ha partecipato al G20 in qualità di rappresentante dell’Ocse.

donne governpPIU’ GIOVANE E «ROSA »- Il neonato governo renziano vanta già una sfilza di primati: il più giovane e più rosa e uno dei più «snelli» di quelli che lo hanno preceduto: lo stesso Renzi, dopo avere presentato la lista a Napolitano, aveva ricordato che quello con il minor numero di ministri è stato il terzo gabinetto De Gasperi, che ne aveva 15. Rispetto alla squadra di Letta, si contano nove conferme : sei conferme, tra cui quella di Alfano (e con lui Lupi, Lorenzin, Franceschini, Orlando e Delrio, che da ministro passa a sottosegretario alla presidenza del Consiglio) e tre sottosegretari promossi al ruolo principale (Pinotti, Calenda e Galletti).

UN GOVERNO POLITICO -Nonostante sia sostenuto dalla stessa maggioranza dell’esecutivo precedente, il governo Renzi sarà decisamente più politico. Al suo interno sono rappresentati i leader nazionali di tre dei partiti della coalizione (lo stesso premier, Alfano per Nc e Stefania Giannini per Scelta Civica) e ben tre membri della segreteria nazionale del Pd: Boschi, Madia e Mogherini.

Corriere.it – 22 febbraio 2014 

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