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Il ministro Lorenzin: «Commissariate le Regioni inadempienti. Tra i prossimi interventi in agenda c’è anche la revisione dei ticket»

«Attuare i Lea in tutta Italia per me è un impegno e un atto di responsabilità verso i cittadini. Le Regioni inerti possono rischiare fino al commissariamento». Più che soddisfatta per l’entrata in vigore dei nuovi Lea, la ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, già guarda avanti. A partire dalla riforma ei ticket, per la quale sono allo studio tre ipotesi, tutte da verificare con Economia e regioni. Col nodo finora inestricabile dei furbetti del ticket, che poi sono gli evasori fiscali. Populismo pensare di abolire i ticket? «Il populismo lo lasciamo a chi vive di slogan», ribatte. «Dobbiamo aiutare le fasce più deboli della popolazione».

Ministro, in due giorni sono arrivate in Gazzetta la legge sul rischio clinico e i Lea. Un risultato storico, ha subito twittato.

Diciamo che è stata una coincidenza. Ma il risultato è storico di per sé. E testimonia nei fatti dell’attività riformatrice degli ultimi tre anni e mezzo. Ora sono operativi i nuovi Lea, il nuovo Nomenclatore, il rischio clinico, il Piano vaccini. Presto ci sarà la legge per gli Ordini professionali. Si sta realizzando in pieno il Patto della salute con la revisione dei piani di rientro dal deficit degli ospedali. Ciò che abbiamo seminato sta maturando ed entra nella vita dei cittadini. È questo che mi preme di più.

Poi le leggi vanno attuate…

La mia preoccupazione oggi è che ogni riforma si traduca effettivamente in tutto il territorio nazionale in prestazioni e nel miglioramento dei servizi. E poiché non mi piace restare ferma, sto già pensando ai prossimi passi.

Per esempio?

La riforma dei ticket, riaprendo il tavolo con le Regioni. Ma anche quelle dei commissariamenti e della formazione del personale.

Intanto 15 anni dopo i Lea cambiano.

In verità per il Nomenclatore della specialistica ci sono voluti 20 anni. Un’eternità quando si parla della salute della gente. Ma l’importante è che ce l’abbiamo fatta. Con un finanziamento che è di un miliardo, perché per i vaccini nei Lea la dote è aumentata di altri 100 milioni. Senza scordare che non si dovranno aspettare altri 16 anni: l’aggiornamento sarà annuale.

Sperando, ripeto, che i Lea siano attuati dappertutto e non in ordine sparso dalle regioni.

Certamente. Per me è un impegno e un atto di responsabilità verso i cittadini. Abbiamo costituito con Agenas una commissione di verifica e controllo, con l’apporto dei Nas, che ogni tre mesi farà il punto sullo stato di attuazione dei Lea. Poi ogni volta pubblicheremo i dati sul nostro sito e li manderemo al Parlamento.

E chi non li attua cosa rischia?

Vedremo quali provvedimenti prendere, senza dimenticare che lo Stato può azionare i poteri sostitutivi. Vorrei però intendere i controlli non come uno strumento punitivo, ma propositivo per aiutare le Regioni nell’attuazione e capire dove e se ci sono criticità.

Nuovi Lea, meno ricoveri?

L’efficienza del sistema porta sempre alla riduzione dei ricoveri soprattutto se inappropriati. Se calano i ricoveri e cresce il livello delle prestazioni, è un bene per i pazienti.

Diceva dei ticket: cambiare non sarà facile, cancellarli – valgono 3 miliardi – farà drizzare i capelli al ministro Padoan e ai governatori.

Guardi, abbiamo tre strade davanti. La prima è quella del Patto della salute che prevede una revisione della compartecipazione in base ai componenti familiari, ai nuovi lavori o magari al lavoro che si perde, ma a parità di gettito. La seconda strada è quella di immaginare che con un efficientamento della spending review, ma non con tagli, si possano recuperare gli sprechi e riversare le risorse nel sistema, eliminando i ticket.

La terza strada?

È quella di rivedere il modo in cui li raccogliamo e di vincolare le risorse alle famiglie numerose, alla socio-assistenza, alle persone fragili e in difficoltà. Il problema è che sono gli evasori fiscali a non pagare il ticket. E lì dobbiamo agire. Per spendere, in tutti e tre i casi, in modo equo ed efficiente.

L’accusano di populismo…

Il populismo lo lasciamo a chi vive di slogan. Si tratta di vedere chi paga i ticket, dove e perché ci sono sperequazioni. La sfida è destinare le risorse alle fragilità. (vai alla fonte)

Roberto Turno – Il Sole 24 Ore – 19 marzo 2017

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