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Il no del Veneto non ferma i tagli. Alla sanità 230 milioni in meno. Zaia: politica dissennata. Lo spettro dell’Irpef

zaia noIl Veneto ha ribadito ancora una volta il suo «no irremovibile» e, per dirla con le parole dell’assessore alla Sanità Luca Coletto, «resta sulle barricate». Ciò nondimeno, per non incorrere in una clamorosa rottura istituzionale, dopo lunga battaglia in Conferenza Stato-Regioni ha deciso infine di scansarsi, lasciando che le altre Regioni procedessero con l’approvazione del piano di riparto dei tagli da 2 miliardi 352 milioni imposto dalla Legge di stabilità al fondo sanitario nazionale, che scende così dai 112 miliardi previsti a 110. «Il Veneto è uscito dalla Conferenza – ha riferito il ministro per la Salute Beatrice Lorenzin – e in questo modo ci ha permesso di chiudere. Lo ringrazio». Tecnicamente non si tratta di un taglio vero e proprio, bensì di un mancato aumento del budget 2015 rispetto a quello 2014, a fronte del previsto aumento della spesa sanitaria.

I farmaci contro l’epatite C diventano sempre più cari (40 milioni la spesa complessiva), così come quelli oncologici innovativi; se a questo aggiungiamo la sentenza della Corte costituzionale che ha cancellato il blocco degli stipendi per gli statali (leggasi medici, infermieri e amministrativi), un minimo dello 0,4% su un monte salari che per il Veneto vale all’incirca 2,7 miliardi (fatti due conti sono 11 milioni), ecco che complessivamente la Regione si trova a dover coprire improvvisamente 240 milioni di euro di «nuovi costi indotti», come li chiamano a Palazzo Balbi. Come farà? Il direttore generale della Sanità Domenico Mantoan, che in questi 5 anni ha già imposto una profonda spending review , proverà a ridurre ulteriormente le spese ma se non dovesse farcela, e si volesse mantenere inalterata la qualità delle prestazioni, appare inevitabile l’applicazione di nuove tasse, a cominciare dall’addizionale Irpef.

«L’intesa raggiunta ci permetterà di compensare il mancato incremento del fondo senza stravolgere l’impianto complessivo del Patto della salute – ha provato a minimizzare il ministro Lorenzin -. A differenza che nel passato, invece di attuare tagli lineari si lavora sulla produttività e questo è un inizio molto importante». A chi le ha chiesto se il governo abbia accolto alcune delle proposte emendative delle Regioni, Lorenzin ha risposto: «Sarà aggiornato il Patto (richiesta avanzata dal Veneto, ndr .) e ne sarà verificata l’attuazione. Un tavolo di verifica e monitoraggio per me va benissimo». Coletto, che peraltro è il coordinatore degli assessori regionali alla Sanità, ha anche chiesto che sia il governo ad indicare quali prestazioni dovranno essere tagliate, e come, nel caso in cui questo si dovesse rendere necessario, con un’assunzione di responsabilità politica di fronte ai cittadini. Lorenzin ha continuato: «Sul fondo dei farmaci innovativi abbiamo rinviato a settembre la definizione del tetto di spesa territoriale, per vedere se riusciamo ad assorbirla in qualche altro modo». Quanto alla spesa farmaceutica, «ci sono meccanismi che possiamo rivedere e aggiornare dopo tanti anni, per rendere più fluido ed efficiente il sistema».

Furibondo il governatore Luca Zaia, che prova a fare asse con Lombardia e Liguria e parla di «politiche dissennate, con tagli lineari che penalizzano i virtuosi e premiano gli spreconi, riducendo le prestazioni e avvicinandoci alla Grecia e al Portogallo dove l’attesa di vita è sensibilmente più bassa che in Veneto. Sappia il governo che non ci faremo intimidire». Rincara Coletto: «Eravamo, siamo, e saremo contrari ad ogni tipo di taglio alla sanità che non vada prima di tutto a colpire gli sprechi dove ci sono. Abbiamo ottenuto un paio di migliorie all’intesa ma assolutamente insufficienti a farci cambiare idea». Replica dalla sponda del Pd la capogruppo in Regione Alessandra Moretti: «È ora di finirla con questo continuo piagnisteo. Abbandonare come ha fatto Coletto la Conferenza Stato-Regioni è un gesto inutile e lontano dal dovere che il Veneto ha di confrontarsi fino in fondo con il governo. Per l’ennesima volta chi guida questa Regione dimostra di avere solo la capacità di lagnarsi e di non sapere gestire un minimo di dialogo istituzionale ed incisivo con Roma. Zaia pensi a come ridurre gli sprechi, che esistono anche qui».

Marco Bonet – Il Corriere del Veneto – 3 luglio 2015 

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