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Il segretario del sindacato dei medici di famiglia: “Decida la scienza, non i politici. L’obbligo di immunizzazione va messo nel codice deontologico”

La Stampa. L’obbligo di vaccinazione per i medici e gli altri operatori sanitari cancellato ieri dal governo potrebbe rientrare dalla finestra per mano degli Ordini professionali, con sanzioni fino alla sospensione dall’esercizio della professione. A dirlo è l’«azionista di maggioranza» dell’Ordine dei camici bianchi, Silvestro Scotti, segretario nazionale del potente sindacato dei medici di famiglia, la Fimmg, che da sempre ne elegge il presidente. «Sui vaccini come sul resto dobbiamo confrontarci con le istituzioni scientifiche, non con la politica», rimarca Scotti, quasi a bacchettare chi flirta un po’ troppo con i partiti.
Cosa pensa del reintegro anticipato dei sanitari No Vax?
«Che dell’obbligo di vaccinazione dei medici dovrebbero farsene carico tanto l’Ordine dei medici che quelli delle altre professioni sanitarie, perché è una questione deontologica e non di legge. Ho sempre pensato che non dovesse essere necessaria una norma per garantire quello che è parte integrante delle responsabilità del medico, il quale è tenuto a proteggere la salute del suo paziente anche vaccinandosi. Il fatto che sia stata necessaria una legge per costringere dei professionisti a immunizzarsi è una sconfitta del sistema ordinistico».
Ma il codice deontologico dei medici questo obbligo della vaccinazione lo prevede espressamente?
«Prevede che i professionisti della salute debbano praticare tutto quello che occorre a tutela degli assistiti e le vaccinazioni, non solo quella contro il Covid, rientrano pienamente in quest’ambito. Se poi questo non fosse sufficientemente chiaro, allora si riuniscano i presidenti degli ordini regionali per scriverlo a chiare lettere: un medico non può rifiutarsi di vaccinarsi contro le malattie trasmissibili esponendo a rischi i propri pazienti. Se non facciamo questo lasciamo un sistema poco chiaro che ha determinato la necessità di una legge esterna. E in più creiamo anche una disparità tra chi si appresta a iniziare la professione e chi la pratica già».
Perché scusi?
«Perché da un lato il governo ha ora abrogato l’obbligo vaccinale per medici e professionisti della salute, ma resta sempre in vigore una disposizione che vieta ai giovani medici di iscriversi al loro Albo professionale se non sono in regola con la vaccinazione anti-Covid».
Quali sono i vaccini che medici e infermieri dovrebbero fare?
«Non solo quello contro il Covid-19 ma anche quelli che proteggono da pneumococco, varicella, herpes zoster, morbillo, rosolia e le altre malattie trasmissibili se non sono contratte prima. E poi ovviamente l’influenza, che miete ogni anno migliaia di vittime tra anziani e fragili».
E che quest’anno rischia di essere più tosta o sbagliamo?
«In questi giorni circolano diverse forme parainfluenzali. L’influenza vera e propria è ancora tenuta a bada dal meteo, con le temperature elevate di questi giorni. Vediamo però poca propensione a vaccinarsi da parte dei cittadini. Dobbiamo invece spiegare che, pandemia o no, la vaccinazione antinfluenzale è importante, soprattutto per i fragili, ma anche per chi li deve assistere».
Chi tra i medici non si vaccina verrebbe sanzionato?
«Certamente. Va portato davanti alla commissione disciplinare che può anche deciderne la sospensione. E lo stesso discorso deve valere per le altre professioni sanitarie. Gli Ordini devono prima di tutto tutelare gli assistiti rispetto a chi esercita le professioni sanitarie. Anche perché chi è negazionista sui vaccini posso immaginare di quali altre stramberie antiscientifiche può farsi portatore».

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