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Il veterinario chirurgo e la tigre: «Dai gatti a Obelix, è stata l’operazione più bella mai fatta». Lodi, l’esemplare di 200 kg aveva un tumore

Hanno chiamato lui perché è specializzato in gatti. Ma come quello che si è trovato sotto i ferri l’altro giorno non glien’erano ancora capitati: quattro metri e 200 chili di tigre siberiana.

«Era la prima volta che mi trovavo a una distanza così ravvicinata da una tigre: è stato divertente ed emozionante, e ammetto che operarla mi ha dato una certa soddisfazione», racconta il professor Damiano Stefanello, direttore all’Ospedale veterinario universitario di Lodi, che fa capo alla Statale di Milano. La tigre approdata al suo tavolo operatorio si chiama Obelix, e ha trascorso i suoi dodici anni di vita nel Parco faunistico Le Cornelle di Valbrembo (Bergamo). L’occasione per la sua prima uscita oltre il recinto è stata la scoperta di una formazione tumorale sulla schiena, grande come un mandarino e benigna, ma a rischio di ulcerazione.

«Con un paziente del genere la visita si può fare solo a distanza, attraverso le sbarre, ma è bastato», racconta il chirurgo, che oltre ad essere esperto in tessuti molli ha anche una specializzazione in oncologia. Alla clinica di Lodi di felini come Obelix, in verità, ne avevano già visti altri: il più recente è stato un leone che aveva urgente bisogno di un’otturazione a una zanna. Gli animali arrivano in genere dai vari parchi faunistici lombardi, anche se l’ultima tigre era di proprietà di un privato che la tiene in una gabbia nel giardino di casa. Ma in agosto era capitato anche un tapiro con una congestione gastrointestinale.

Obelix è stato sedato al parco e caricato con un muletto su uno speciale furgone dotato di apparecchi che monitoravano le sue condizioni in ogni istante. Una volta a destinazione ci sono voluti otto uomini per trasportare la tigre («con molta fatica», assicura il medico del parco Davide Guadagnini) su un telone dotato di manici fino all’unica sala operatoria adatta, quella che si usa di solito per i cavalli.

L’intervento non è stato molto complicato: è durato tre quarti d’ora ed è perfettamente riuscito. Visto che non capita spesso di poter mettere mani e aghi su due quintali di muscoli, artigli e zanne, i medici ne hanno approfittato per un check-up completo: esami del sangue e delle urine, ecocardiografia e tac. Si è scoperto che a fare zoppicare Obelix era un principio di artrosi a una zampa anteriore. Cosa normale alla sua età: le tigri vivono in media fino ai quattordici anni. Obelix è nato all’interno del parco e ha trascorso la sua vita in un grande stabulario a fianco di una compagna, ma senza mai riprodursi.

Terminato l’intervento, è stata effettuata una sutura con punti riassorbibili, in modo da non dovere poi cercare volontari per andare a toglierli. «Obelix è un cucciolone — dice Davide Guadagnini — ma è sempre meglio non correre rischi».

IL CORRRIERE DELLA SERA

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