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In Parlamento. Pensioni basse, anticipo con penalità soft. Questa mattina audizione dei ministri Padoan e Poletti su esodati e «Opzione donna»

Una soluzione soft per gli esodati evitando però di riconoscere l’intera platea dei 49mila candidati a una settima salvaguardia, un’uscita dall’attuale schema dell’«opzione donna» per consentire alle lavoratrici con 62 anni e 35 di contributi di lasciare l’impiego senza il ricalcolo contributivo dell’assegno e un primo avvio di pensionamento anticipato flessibile con penalizzazioni per platee non troppo ampie di lavoratori e una esclusione (o quasi) dalla penalizzazione per gli assegni più bassi.

Dovrebbe passare da questo schema la prima indicazione di policy che Pier Carlo Padoan e Giuliano Poletti daranno questa mattina a Montecitorio davanti alle commissioni riunite Bilancio e Lavoro di Camera e Senato, anche se l’ordine del giorno riguarda solo esodati e opzione donna. Ieri i due ministri hanno avuto un incontro a palazzo Chigi con il sottosegretario Claudio De Vincenti sull’intero dossier, un passo avanti ulteriore per arrivare a una soluzione – hanno fatto sapere fonti ministeriali. Ma una nuova riunione tecnico-politica è già fissata per martedì prossimo al ministero del Lavoro, per un confronto sulle simulazioni messe a punto finora.

Il punto di partenza del Governo resta quello di contenere al minimo l’impatto delle misure previdenziali sui saldi: si lavorerebbe a una dote tra gli 800 milioni e il miliardo, cui va comunque aggiunto il mezzo miliardo di spesa aggiuntiva legata allo sblocco della rivalutazione automatica degli assegni sopra tre volte il minimo determinato dalla sentenza della Consulta del maggio scorso.

Palazzo Chigi vorrebbe chiudere già in legge di Stabilità su una soluzione capace di uscire dalla teoria delle salvaguardie che si susseguono anno dopo anno e il pensionamento anticipato flessibile potrebbe servire anche a questo. Ma l’alternativa di un disegno di legge collegato non è stata ancora archiviata.

L’età minima per accedere alla pensione flessibile dovrebbe essere 63 anni (o 63 anni e 7 mesi) ovvero tre anni massimi prima del requisito di vecchiaia, con una penalizzazione del 3 o 4% circa sulla parte a calcolo retributivo e misto dell’assegno finale, lasciando salva la quota contributiva. Per non incidere sulle pensioni più basse si ragiona anche su una soglia (forse 2 volte il minimo) sotto la quale annullare il penalty legato all’anticipo. La logica resta quella di un intervento il più possibile strutturale e selettivo all’interno delle coorti interessate (sarebbe in corso uno screening anche su alcune categorie di disoccupati). O, in alternativa, si pensa anche di utilizzare il meccanismo del prestito pensionistico.

Per le donne con 62 e 35 l’ipotesi resta quella del ritiro con penalizzazione massima del 10% in tre anni in luogo del ricalcolo contributivo che taglierebbe il 25% dell’assegno. Infine la residua salvaguardia per gli esodati, magari da affrontare limitandola a coloro che maturano i vecchi requisiti al gennaio 2017 e non 2019. Ieri la Uil ha diffuso dati secondo i quali, tra il 2013 e il 2014 sono stati risparmiati 526 milioni dalle risorse destinate alle salvaguardie e si prevede che fino al 2022 i risparmi arriveranno a 3.356 milioni.

Una richiesta per forme di pensionamento flessibile è arrivata poi dall’Abi, durante un’audizione in commissione Lavoro alla Camera. E oggi saranno nuovamente sentiti i sindacati.

Davide Colombo – Il Sole 24 Ore – 24 settembre 2015

Pensioni, governo sotto pressing sugli esodati. Oggi i ministri Padoan e Poletti spiegheranno la strategia in Parlamento. Sul tavolo anche la flessibilità in uscita

Flessibilità in uscita ed esodati: stamattina il governo darà le prime risposte. Alla Commissione Lavoro e Bilancio di Camera e Senato si terrà l’attesa audizione dei ministri Padoan e Poletti per capire quante risorse ci sono sul tavolo e come il governo intende utilizzarle.

Le questione sono due: la possibilità di introdurre modifiche alla riforma Fornero, prevedendo flessibilità in uscita in cambio di una riduzione dell’assegno; l’avvio o meno di una nuova operazione di salvaguardia, (la settima) per tutelare i 49.500 ex lavoratori (dato Inps) rimasti senza reddito e senza previdenza a causa dell’innalzamento dell’età pensionabile. Sindacati ed esodati aspetteranno le risposte in piazza, ma la tensione sarà alta anche all’interno dell’aula, perché la Commissione ha idee precise in proposito. Sia sulla flessibilità «va sostenuta non solo perché non produce costi, ma perché genera risparmi» ha detto il presidente della Commissione Lavoro Cesare Damiano – che sulla salvaguardia. «I soldi ci sono – spiega Damiano- l’Inps ha detto che sulla prima tranche di risorse da 6 miliardi sui complessivi 11,6 stanziati, c’è stato un risparmio di 3,3 miliardi. Bisogna utilizzarli per salvaguardare gli esodati . Subito e al di fuori della legge di Stablità ». Per Marialuisa Gnecchi, membro Pd della Commissione, «i risparmi già disponibili darebbero la possibilità di avviare adesso la salvaguardia dei 26 mila esodati che resteranno senza coperture entro il gennaio 2017».

Su quei risparmi, il Tesoro ha però idee diverse: parte delle risorse sono già state assegnate in riduzione del debito e esodati e sindacati temono anche che da questo Fondo il governo voglia prelevare capitali da destinare al progetto flessibilità.

Palazzo Chigi intenderebbe infatti ammorbidire la Fornero, ma calcola che l’operazione, almeno nel breve periodo, non sarà a costo zero. Sul tavolo ci sono varie proposte di uscita flessibile, quella che sembra prevalere fissa l’uscita anticipata a 62-63 anni d’età con 35 di contributi o 30 anni con una penalizzazione del 3-4 per cento per ogni anno mancante all’età di vecchiaia. Una possibilità che però potrebbe essere limitata soltanto ad alcune categorie di lavoratori: i futuri esodati al di fuori delle salvaguardie già scattate (con un inervento che sarebbe quindi definitivo rispetto alla settima salvaguardia), i disoccupati over 62 anni se sprovvisti di ammortizzatori e le donne per attenuare lo scalone che scatterebbe dal prossimo gennaio. Ieri c’è stato un vertice fra Poletti, Padoan e il sottosegretario a Palazzo Chigi De Vincenti. Oggi, almeno per quanto riguarda le modalità di soluzione del nodo esodati, dovrà arrivare un’indicazione chiara.

Repubblica – 24 settembre 2015

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