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La previdenza che verrà. Tutte le novità delle pensioni 2016. Dal prossimo anno più anzianità contributiva e adeguamento al costo della vita

Mentre Renzi e Padoan discutono di flessibilità, già dal prossimo anno cambierà in peggio l’anzianità contributiva soprattutto per le donne e l’adeguamento al costo della vita. Un’ondata di ricorsi potrebbe però far saltare il banco

Senza neppure considerare le varie ipotesi di “riforma della riforma” (Fornero) che il governo sta covando, il 2016 si annuncia già così denso di novità per gli aspiranti pensionati e anche per chi l’agognata pensione se la si è già aggiudicata.

Tra indicizzazioni, aumento dell’età pensionabile e adeguamento dei trattamenti al costo della vita c’è da farsi venire il mal di testa. E mentre il governo si lambicca per ideare una soluzione che tenga insieme l’integrità dei conti pubblici e le legittime aspirazioni di chi ha lavorato 35, anche 40 anni, ma non ha l’età anagrafica per andare a riposo, abbiamo chiesto a al Centro Studi Itinerari Previdenziali (fondato da Alberto Brambilla), una sintesi ragionata di tutte le novità che rimescoleranno le regole del pianeta previdenza.

L’indicizzazione della anzianità contributiva, introdotta e acuita proprio dalla riforma Fornero (che in pochi giorni ha aumentato di 6 anni e mezzo il requisito), è il vero muro per sbloccare il mondo del lavoro. Anche perché già oggi per andare in pensione bisogna avere 42 anni e 6 mesi di contributi e un minimo di 63 anni e 3 mesi di età anagrafica. Dal 1 gennaio prossimo, però il requisito per accedere al pensionamento aumenta ancora di 4 mesi. Per poi arrivare nel 2018 a oltre 44 anni. Tralasciando il dettaglio che in nessun altro Paese è previsto un meccanismo tanto perverso, ci sarebbe anche da considerare che la Riforma Fornero non ha tenuto minimamente conto dei cosiddetti “lavoratori precoci”. Donne e uomini che hanno cominciato a lavorare a 15, 16, 17 anni e che hanno già accumulato oltre 40 anni di versamenti. È il caso dei nati a cavallo degli anni Cinquanta: la generazione rimasta imbrigliata dalla riforma solo perché anagraficamente non avevano i requisiti.

Da tempo si sta ragionando sull’ipotesi di eliminare questa continua rincorsa dell’età pensionabile. Si potrebbe – ad esempio – portarla per tutti per tutti a 41,5 anni indipendentemente dalla età di pensionamento.

Per il 2016 le pensioni saranno rivalutate solo parzialmente (vedi tabella in pagina). In sostanza più è bassa la pensione e maggiore sarà l’adeguamento riconosciuto. Un rispetto molto parziale della sentenza dell’estate scorsa, che potrebbe ovviamente comportare nuovi ricorsi alla Corte Costituzionale. E proprio la Consulta, così come la Cassazione, ha già affermato che misure di questo tipo «non possono essere che straordinarie».

Ma i governi non sembrano preoccuparsi mai degli eventuali rischi e ricorsi. Dal 2017 dovrebbe essere ripristinata l’indicizzazione al 100% del costo vita (3 volte il minimo); 90% per quelle tra 3 e 5 volte e 75% per quelle 5 volte il trattamento minimo.

Ultimo aggiornamento anche per i coefficienti per il calcolo della pensione – agganciati alle aspettative di vita aumentata di 4 tra il 2014 e il 2015 – che ridurranno l’importo della pensione di circa il 2%.

Ma almeno in questo caso il pensionato non ci perde, spiegano gli esperti di Brambilla, «perché se si doveva prendere 100 di pensione per l’intera vita residua, sempre si 100 prenderà».

Libero – 24 settembre 2015 

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