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In Parlamento sono 15 i dossier urgenti. A 23 mesi dall’inizio della legislatura varate 103 leggi di cui 43 sono conversioni di decreti governativi

Giustizia, burocrazia, conti pubblici, rilancio dell’economia, fisco, lavoro. Riforme a tutto campo. Il Parlamento riparte con un motore ingolfato dalle leggi in lista d’attesa. Dall’affaire Banche popolari e dal rilancio degli investimenti al rebus Ilva di Taranto. Dalla tentazione di infilare altri vagoncini nel milleproroghe all’esenzione dall’Imu agricola.

Passando per la voglia matta di smantellare la burocrazia. E di mettere mano ad un “pacchetto giustizia” come al solito molto corposo e altrettanto ingombrante: corruzione, misure cautelari, responsabilità civile dei magistrati, anche (a farcela) il conflitto d’interessi e presto forse la riforma del Codice di procedura civile. Per non dire della partita dei pareri sulla prossima delega fiscale e sui primi decreti applicativi del Jobs act. E delle riforme istituzionali con l’addio al Senato che non ha ancora superato neppure il secondo passaggio parlamentare e poi il test decisivo del referendum popolare. Per finire con la legge elettorale post porcellum che dovrebbe essere in attesa soltanto dell’ultimo sì della Camera, ma con tutti i dubbi del caso dopo le fibrillazioni per la scelta del nuovo inquilino del Quirinale.

Centotrè leggi dopo, a quasi 23 mesi dall’inizio della Legislatura e a 11 mesi e mezzo dall’insediamento di Matteo Renzi a palazzo Chigi dopo il siluramento di Enrico Letta, il Parlamento è da subito alle prese con almeno una quindicina di dossier scottanti dopo la nomina del nuovo presidente della Repubblica. Una autentica maratona quella in arrivo in Parlamento in un quadro politico interamente da decifrare – anche aspettando i prossimi Ddl annunciati-promessi dal premier – che comincerà in sordina già questa settimana, sebbene i calendari di Camera e Senato dei prossimi giorni siano ancora in bianco fino al discorso di domani di Sergio Mattarella davanti al Parlamento riunito. Una lunga corsa che attendeleCamerefinoamaggio, quando ci sarà la verifica politica delle amministrative in sette regioni. Col rebus tutto da sciogliere su quanto e cosa terrà del Patto del Nazareno e quanto e come, a loro volta, potranno reggere le eventuali maggioranze a geometria variabile alle quali, senza (o con meno) Berlusconi, il Governo dovesse ricorrere.

Certo è che ipotizzare un periodo di Vietnam parlamentare con tanto di imboscate possibili da tutti gli schieramenti, su qualsiasi provvedimento in votazione, non è difficile. Tanto più, quanta più fretta, e altrettanti ricorsi al voto di fiducia, il Governo cercherà di imprimere all’iter dei provvedimenti in cantiere.

Del resto, già la situazione attuale, anche se col soccorso dell’opposizione, non è che abbia visto camminare a velocità supersonica i provvedimenti del Governo. La riformadellaPanavigaapalazzoMadama da 300 giorni, e ancora non se ne vede la via d’uscita. La legge elettorale viaggia in acque agitate da quasi 400 giorni. La legge sanitaria omnibus della Lorenzin è ferma al Senato da 346 giorni. Ci sarebbe perfino un Ddl collegato alla manovra del 2014, quello sulla green economy, che è in Parlamento da 355 giorni. Tutto questo mentre con Renzi il peso dei decreti su tutte le leggi approvate è ad alti livelli con un aumento dei commi del 47,4% rispetto al testo iniziale, secondo solo al Prodi 2. Segno della necessità di mille compromessi politici.

Intanto c’è il pressing di quattro decreti legge, equamente distribuiti tra Montecitorio e palazzo Madama, due dei quali (milleproroghe e Ilva), scadono tra il 1° e il 6 marzo, e non sono neppure a metà cammino. Da quelli si ripartirà subito, a tambur battente. Alla Camera dovrà ripartire la riforma costituzionale, cosìcomeilterzopassaggio della legge elettorale, e in entrambi i casi si capirà subito come e se cambia il quadro politico, quale effetto faranno al Quirinale. Mentre al Senato in commissione la riforma della Pa sta per affrontare i primi voti. E sempre alla Camera c’è attesa sull’esito della responsabilità civile dei magistrati come sull’anticorruzione. Altri temi che sicuramente Mattarella non mancherà di soppesare a fondo.

Il Sole 24 Ore – 2 febbraio 2015 

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