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Inchiesta Consorzio Venezia Nuova. La politica non c’entra? Ma qualcuno trema

L’attesa del «tintinnar» di manette per la politica, ancora una volta, è andata delusa. Non ci sono politici nella nuova retata che ha portato in carcere il vertice del Consorzio Venezia Nuova ad appena quattro mesi dall’inchiesta che ha decapitato la Mantovani.

Ma anche in questo caso le persone finite agli arresti domiciliari con la politica coltivavano un’abituale frequentazione. Il cuore dell’inchiesta della Procura di Venezia è di nuovo il sistema delle fatturazioni su estero (in questo caso l’Austria) di alcune forniture – palancole e sassi da annegamento – a prezzi decisamente superiori a quelli di mercato. Ma se è chiaro il percorso dall’Italia all’Austria per costituire la provvista, non si conosce per il momento il percorso a ritroso che potrebbe effettivamente aver alimentato il mondo della politica. Ma la politica, per adesso, tira un sospiro di sollievo e conferma fiducia nella magistratura. «Sgomento di fronte alla portata dell’inchiesta» si dice Gennaro Marotta, segretario regionale dell’Italia dei valori: «Se è vero che le società cartiere erano tali e facevano fondi neri, questi soldi a che servivano? A chi finivano? La gravità e la delicatezza della situazione è evidente, confidiamo nel lavoro di inquirenti e magistratura, ma certo non è un bel segnale per Venezia». Marino Zorzato, vice presidente della giunta regionale, sottolinea proprio l’estraneità del mondo della politica ed esclude legami con la precedente inchiesta su Piergiorgio Baita: «Non vedo collegamenti tra quest’inchiesta e quella sulla Mantovani. Si tratta di storie diverse, di magistrati diversi, di provvedimenti diversi. Mi sembra più un fatto, esecrabile, tra imprese private. Sono fatti che, se dimostrati, vanno assolutamente condannati ma, ripeto, mi sembrano più vicende legate a rapporti tra imprese». «É difficile entrare nel merito di una vicenda i cui particolari apprendiamo soltanto ora e in modo frammentario – commenta il governatore Luca Zaia –. Ho piena fiducia nell’operato della magistratura l’unica titolata a fare chiarezza e a tutelare gli interessi dei veneti, nella speranza che, in un momento cruciale e tormentato per la nostra terra, l’istruttoria si svolga nel più breve tempo possibile per il bene del Veneto». «Le mie sensazioni sono due – riflette Giancarlo Galan, per tre volte governatore del Veneto –. La prima è umana ed è per Giovanni Mazzacurati: ingegnere idraulico che, a 81 anni, sta per realizzare il sogno della sua vita. Mi chiedo: meritava davvero la misura restrittiva? La seconda è di grande dispiacere: io, a differenza di Massimo Cacciari, al Mose ci ho sempre creduto. Sono e resto convinto che si tratti di una grandissima opera di ingegneria idraulica, straordinaria e mondiale. Vederla sporcata da questa vicenda mi provoca un grande dispiacere». «La politica non si chiami fuori – attacca il capogruppo di Verso Nord, Diego Bottacin –. Questa vicenda è l’ennesima conferma dell’assoluta assenza di libertà e di concorrenza nelle commesse pubbliche. Questo sistema tiene fuori le imprese migliori e tiene dentro le imprese amiche, soffocando la concorrenza e facendo pagare ai cittadini un sovrapprezzo inaccettabile». «Forse lo Stato e non solo per il Mose dovrebbe rivedere le regole d’ingaggio dei concessionari unici, le modalità di assegnazione della concessione e di utilizzo dei fondo» aggiunge Gennaro Marotta. Stesso ragionamento di Luigi Schiavo, presidente regionale di Ance costruttori, che non esita a fare autocritica: «Non è il primo caso, non sarà probabilmente l’ultimo. Evidentemente c’è qualche cosa che non va nelle regole: in quelle dello Stato ma anche nei nostri codici etici». Non va per il sottile Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista: «Il Mose è come la Tav in Val di Susa: grandi opere per grandi mazzette, solo che le mazzette si scoprono dopo, quando i danni sono già stati fatti e i soldi pubblici sprecati». In una nota il consigliere regionale della Federazione della sinistra Veneta, Pietrangelo Pettenò, rileva: «L’arresto di Mazzacurati getta un’ombra su tutta la città e chiama le forze politiche ed istituzionali che hanno governato e operato le scelte sul territorio ad una grande iniziativa di chiarificazione e trasparenza».

La Nuova Venezia – 13 luglio 2013 

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