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Intramoenia allargata e responsabilità professionale nel Decretone sanità in arrivo la prossima settimana

1a1a1_11abalduzziNell’incontro di questa mattina tra i rappresentanti dei sindacati della dirigenza del Ssn il ministro della Salute Renato Balduzzi ha confermato il «decretone» il cui varo è in programma per la prossima settimana (27 giugno molto probabilmente) in cui sarà inserito il testo sulla libera professione intramoenia allargata concordato tra ministero e parlamentari e nuove regole sulla responsabilità professionale dei medici, studiate appositamente per contrastare il boom delle denunce a carico della categoria e il fenomeno crescente della medicina difensiva, i cui riflessi stanno costando circa 10 miliardi l’anno (il 12% della totale) al Servizio sanitario pubblico. Le organizzazioni di rappresentanza della categoria hanno discusso con il ministro della bozza del Decretone.

Intramoenia, le principali novità

Niente più cash ma solo pagamenti tracciabili (moneta elettronica e assegni) da intestare all’azienda e non al medico. Tariffe minime e massime per ogni prestazione, destinando tra l’altro il 5% alla prevenzione e alla riduzione delle liste d’attesa. Count down fino al 30 novembre prossimo per l’attuale attività intramoenia negli studi privati dei camici bianchi pubblici. Il futuro – in attesa che asl e ospedali decidano se acquistare o affittare nuovi spazi, o se convenzionarsi con altri soggetti pubblici – avverrà solo (in via sperimentale e «residuale») con un collegamento «in rete», con una convenzione tra il medico e la sua azienda. Ma solo se mancano gli spazi pubblici. E a patto che negli studi ci siano solo medici in esclusiva o convenzionati col Ssn. Mentre le Regioni attiveranno una infrastruttura di rete con un rigido controllo dell’intera attività dei medici. E dovranno realizzare gli spazi “dentro casa” entro fine 2014: i manager inadempienti rischieranno la perdita almeno del 20% della retribuzione di risultato o la destituzione.

Addio all’intramoenia negli studi dei medici pubblici, ma non del tutto. Con più controlli e deterrenti anti evasione. Messi alle strette dalla scadenza di fine giugno dell’intramoenia negli studi privati, Governo e partiti di maggioranza corrono ai ripari. Un testo di riforma – frutto di un vertice col ministro Renato Balduzzi svoltosi giovedì – è ormai pronto, e più o meno condiviso. Data l’urgenza, che lascerebbe sguarnita l’intramoenia in più di mezza Italia, si pensa a un decreto legge. Se il Quirinale lo concederà. Anche se la vera incognita è quella solita in sanità: che ne pensano le Regioni? La verifica con i governatori sarà la vera prova della verità per la riforma.

Questo il timing previsto. Entro fine ottobre le Regioni faranno una «ricognizione straordinaria» degli spazi disponibili per la libera professione intramoenia. Su questa base (e in base alle risorse) decideranno se acquistare, affittare o stipulare convenzioni con altri enti pubblici, per creare «spazi ambulatori esterni» per l’intramoenia. Nelle Regioni in cui ci siano aziende che non hanno trovato i nuovi spazi, l’attività negli studi privati potrà proseguire sperimentalmente e in modo «residuale» negli «studi professionali collegati in rete» con una convenzione tra il medico e la sua azienda sanitaria. Le attuali autorizzazioni per l’intramoenia negli studi privati scadranno a fine novembre, proprio quando i medici dovranno optare per l’esclusiva. Le Regioni saranno garanti delle attività, le aziende sanitarie ne avranno la responsabilità. Mentre negli studi «in rete» potrà lavorare solo chi è in esclusiva o in convenzione col Ssn. Né i privati, né chi è in extramoenia.
Ma non basta. Entro marzo del 2013 dovrà essere realizzata una «infrastruttura di rete» per il collegamento telematico tra le aziende sanitarie e tutte le strutture nelle quali si svolge l’intramoenia. Dovrà avere in tempo reale tutti i dati su prenotazioni, impegno orario del medico, pazienti visitati, prescrizioni ed estremi dei pagamenti. In attesa che l’infrastruttura decolli, l’attività attuale negli studi privati potrà proseguire al massimo fino al 30 aprile del 2013. Poi varrà solo se «in rete».

Il pagamento potrà avvenire solo con la tracciabilità totale della somma, da destinare all’azienda. Le tariffe avranno un minimo e un massimo da concordare con la contrattazione integrativa. Garantendo la remunerazione dei costi sostenuti dall’azienda, evidenziando il compenso minimo del professionista e dell’equipe, del personale di di supporto, dei costi per l’ammortamento e la manutenzione delle attrezzature. Di più: il 5% del compenso minimo dovrà andare ancora all’azienda sanitaria per destinarlo alla prevenzione o per abbattere le liste d’attesa. La verifica dell’intera riforma andrà fatta entro febbraio del 2015. Se sarà positiva, gli studi in rete andranno a regime. Altrimenti, addio.

Per quanto riguarda la responsabilità professionale le novità che dovrebbero comparire nel «decretone» riguardano parametri oggettivi di riferimento per le assicurazioni, un albo regionale dei periti, limiti alle disdette “selvagge” delle polizze, la creazione di un fondo grandi rischi (alimentato dalle stesse polizze) per i risarcimenti di un certo livello.

Tra i capisaldi delle nuove regole, vi sarà l’introduzione di tabelle di riferimento per i risarcimenti, i ricorsi contro i medici potranno essere presentati solo per colpa grave o dolo. Vi sarà poi la costituzione di un fondo di ‘solidarietà’ a costo zero per lo Stato per i maxi-risarcimenti e per alcune categorie piu’ esposte e infine l’istituzione di un albo dei periti e la possibilità di disdetta da parte delle assicurazioni solo dopo aver pagato il risarcimento.
Sul tema del precariato i Sindacati hanno specificato come la questione sarà affrontata al tavolo sul precariato presso il Ministero della Pubblica Amministrazione, sulla base di un documento elaborato dai sindacati e condiviso dal ministero della Salute. Allo studio ci sarebbe, come ha riferito dal segretario nazionale dell’Anaao Assomed, Costantino Troise, ‘”la proroga dei contratti in essere per permettere alle Regioni di tenerli in servizio e di assorbirli in modo graduale”. I sindacati hanno poi riferito come anche che il ministro della Salute, Balduzzi si è detto “fiducioso che si possano ottenere risultati” e che la questione possa trovare una soluzione. Alla luce, soprattutto, come hanno sottolineato i sindacati, della specificità del settore nel quale “ogni uscita non rimpiazzata adeguatamente rappresenta una perdita di un pezzo di diritto alla salute per i cittadini”. Confermate dal Ministro anche le misure sull’intramoenia già anticipate la scorsa settimana. Infine, i Sindacati hanno annunciato di essere stati convocati per il 5 luglio dal Ministro per affrontare forse quella che rappresenta la riforma ‘principe’ che occorre al nostro SSN: quella sulle cure primarie.

Ma il «decretone», hanno detto i sindacati, è di oltre 40 articoli e quindi c’è da aspettarsi ben altro e per questo la guardia resta alta: «Non vorremmo che già li fossero previste misure in qualche modo di spending review per il settore», è stato l’altolà dei medici.

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