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Istat. Due milioni in cerca di un lavoro. Gli stipendi che aumentano di più sono quelli di Palazzo Chigi

1a1a20_istatCala l’occupazione in Italia. Nel 2010 sono 22.872.000 gli occupati, 153.000 in meno dell’anno precedente e per il terzo anno consecutivo sono aumentate le persone in cerca di un lavoro: sono 2.102.000, 158.000 in più rispetto al 2009 (+8,1%). Dato che porta il tasso di disoccupazione all’8,4% dal 7,8% del 2009 e quello di inattività al 37,8%, due decimi di punto in più rispetto a un anno prima. E’ quanto emerge dall’annuario statistico dell’Istat, in base alle informazioni raccolte dall’indagine sulle forze di lavoro. Per gli occupati il risultato complessivo è la sintesi di una riduzione marcata della componente italiana, controbilanciata dall’aumento di quella straniera (+183.000 unità).

La quota di lavoratori stranieri sul totale degli occupati raggiunge il 9,1% (8,2% nel 2009). A diminuire sono esclusivamente gli occupati maschi, in particolare lavoratori dipendenti (-167.000 unità). La discesa coinvolge soprattutto l’occupazione permanente e a tempo pieno (285.000 in meno), ovvero l’occupazione standard, in precedenza meno coinvolta dagli effetti negativi della crisi.

A livello di settore di attività economica, diminuiscono gli addetti dell’industria in senso stretto (-4,0%, pari a 190.000 unità in meno) e delle costruzioni (-0,7%, pari a -14.000 unità). Nel terziario si registrano modesti incrementi (+0,2% pari a +35.000 unità): si tratta per lo più di posizioni lavorative a bassa qualificazione nei servizi domestici e di cura alle famiglie e alla persona. In controtendenza appare il settore agricolo, dove la domanda di lavoro sale per la prima volta dopo tre anni (+1,9%, pari a 17.000 unità). La cassa integrazione ha interessato 252.000 occupati, rispetto ai 300.000 di un anno prima.

Il tasso di occupazione scende dal 57,5% del 2009 al 56,9% del 2010, valore che si mantiene ampiamente al di sotto della media Ue (64,2%). Quello maschile si attesta al 67,7%, mentre il tasso riferito alle donne si posiziona al 46,1%, pur con rilevanti divari regionali: si passa dal 68,5% del Trentino Alto Adige al 39,9% della Campania.

Gli stipendi con l’aumento più alto sono quelli di Palazzo Chigi

Costi della politica. E gente infuriata che si vede erodere la capacità di spesa (questo è certo) mentre nei Palazzi si sussurra (e discute) di quanto potrebbero essere ritoccate le “paghe” di chi governa. E ora c’è da scommettere che l’Annuario statistico dell’Istat, sarà ulteriore causa di bile per i «normali cittadini». In un Paese con due milioni di disoccupati, e 252.000 in cassa integrazione, numeri, dati e confronti sono uno schiaffo a chi vede lavoro e stipendi allontanarsi nel tempo, per esempio a quel 48,4% di disoccupati, senza lavoro dopo un anno di ricerca. È, soprattutto, alla voce «retribuzioni» che il confronto con caste, Palazzi e privilegi si fa particolarmente furioso. In testa alle “disparità statistiche” gli aumenti di stipendi dei travet di Palazzo Chigi . Tra il 2009 e il 2010, sono cresciuti del 15,2% (+9,9% se si tiene conto delle retribuzioni orarie), staccando di gran lunga qualsiasi altra categoria, sia pubblica sia privata. Per portuali e impiegati delle telecomunicazioni, tanto per fare un esempio, gli aumenti salariali non hanno superato il 4%. Come per chi è impiegato nella ricerca. Sotto lo zero per cento stanno le retribuzioni dei dipendenti delle agenzie fiscali, dei monopoli (cresciuti dello 0,7%), delle Forze dell’Ordine (0,9%), della Pubblica Istruzione (0,6%). Mentre per i Vigili del fuoco l’aumento non è andato oltre lo 0,4%. In mezzo, tra il privilegio di lavorare a Palazzo Chigi e la “sfortuna” di fare il ricercatore, i servizi a terra negli aeroporti (+5,2%), seguiti dai giornalisti, per i quali l’incremento è stato del 4,7%.

DISOCCUPAZIONE – Se i confronti schiaffeggiano quella parte di Paese che su uno stipendio può far conto, drammatica è la situazione di chi lavoro non ha e non ne trova. Nel 2010 il tasso di occupazione è sceso al 56,9 (nel 2009 era al 57, 5%). Peggio è per le donne lavora solo il 46,1%: media tra il 68,5% del Trentino Alto Adige e il 39,9% della Campania. Tra i disoccupati, circa il 40% non ha ancora trent’anni. Crescita speculare al tasso di disoccupazione passato dal 7,8% all’8,4%. Una crescita che riguarda qualsiasi classe d’età. E particolarmente significativa tra i 35 e i 54 anni (+8,1 per cento, pari a 63 mila persone rimaste senza impiego).

TAGLI A TAVOLA – La voce “spese” registra un aumento esiguo. Le famiglie italiane, rispetto al 2009, hanno speso 11 euro in più per un totale di 2.453 euro medi al mese (+0,5%). L’Istat, nell’Annuario Statistico, spiega che «poichè tale aumento incorpora sia la dinamica inflazionistica (che nel 2010, in base all’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività, è risultata in media pari al 1,5 per cento) sia la crescita del valore del fitto figurativo (+0,2 per cento)». In pratica, in termini reali, la spesa dei consumi delle famiglie è rimasta stabile.

UNIVERSITÀ: ISTAT, CONTINUA FLESSIONE MATRICOLE, -0,4% IN 2009-2010 Continua la flessione delle matricole nelle università italiane. I giovani iscritti per la prima volta all’università nell’anno accademico 2009/2010 sono circa 295.000, circa 1.200 in meno rispetto all’anno precedente (-0,4%), a conferma della flessione delle immatricolazioni iniziata nel 2004/2005 che ha riportato il numero delle nuove iscrizioni a un livello prossimo a quello rilevato alla fine degli anni Novanta. La diminuzione, spiega l’Istat, riguarda i corsi di laurea del vecchio ordinamento (-25,9%) e quelli di durata triennale (-1,3%), mentre i corsi di laurea specialistica/magistrale a ciclo unico registrano un incremento del 6,5%. Nel complesso, la popolazione universitaria è composta da 1.799.395 studenti – valore sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente – con una mobilità territoriale piuttosto elevata. La partecipazione agli studi universitari risulta particolarmente alta in Molise, Abruzzo, Basilicata: in queste regioni più di un residente di 19-25 anni su due è iscritto a un corso accademico. Le donne sono più propense degli uomini a proseguire gli studi oltre la scuola secondaria – le diplomate che si iscrivono a un corso universitario sono circa 68 su 100, i diplomati 58 – ma anche a portare a termine il percorso accademico: le laureate sono circa 22 ogni 100 venticinquenni contro i 15 laureati ogni 100 maschi della stessa età.

CRESCE SPESA PUBBLICA, 29,9% DEL PIL NEL 2010. Ammonta a circa 463 miliardi di euro la spesa per la protezione sociale sostenuta in Italia nel 2010, il 29,9% del prodotto interno lordo. Quasi 434 miliardi (93,6% della spesa totale) sono stati spesi dalle amministrazioni pubbliche, destinati per 412 miliardi alle prestazioni per i cittadini, il 2,5% in più dell’anno precedente, con un’incidenza del 26,6% sul Pil (26,5% nel 2009) e del 55,8% sulla spesa pubblica corrente. E va alla previdenza, sottolinea l’Istat, la fetta più grande di risorse. Quasi due terzi della spesa delle amministrazioni pubbliche, infatti, si concentra nella previdenza (66,4%), alla sanità è destinato il 25,6% e all’assistenza il restante 8%. L’incidenza sul prodotto interno lordo è pari al 17,7% per la previdenza, al 6,8% per la sanità, al 2,1% per l’assistenza. Oltre metà della spesa, rileva ancora l’Istat, è finanziata dai contributi sociali. Fra le fonti di finanziamento, i contributi sociali rappresentano il 52,8% del totale (55,6% nel 2007). Fra il 2007 e il 2010 i contributi sociali effettivi a carico dei datori di lavoro, che hanno beneficiato in questo arco di tempo di sgravi contributivi per quasi 26 miliardi di euro, crescono in media dello 0,8%, quelli a carico dei lavoratori (dipendenti e indipendenti) dell’1,8%. La seconda voce rilevante, pari al 46,2%, è quella delle contribuzioni diverse, costituita in gran parte da trasferimenti statali (74,2% nel 2010 contro il 70% del 2007).

ATTIVITÀ INDUSTRIALE IN RIPRESA, +6,5% NEL 2010 Attività industriale in ripresa nel 2010, come evidenzia il confronto tra i valori fatti registrare dal settore l’anno precedente: rispettivamente +6,5% e -18,8%. Nel dettaglio, i dati dell’annuario Istat evidenziano una crescita più accentuata nel comparto della fabbricazione di macchinari e attrezzature (+16,5%), seguiti dalle apparecchiature elettriche e non elettriche per uso domestico (+12,9%). Vengono dopo la metallurgia e la fabbricazione di prodotti in metallo (+10%). Ultimo, e in controtendenza rispetto al trend positivo fatto segnare dagli altri, il settore dell’estrazione di minerali da cava e miniera (-1,5%).

IMPRESE SEMPRE PIU’ INTERNAZIONALI. Cresce il livello di internazionalizzazione delle imprese italiane che nel biennio 2010-2011 mostrano una significativa propensione all’espansione all’estero: infatti, oltre il 39% dei gruppi attivi nei servizi e più del 30% di quelli industriali hanno dichiarato di aver progettato o già realizzato nuovi investimenti di controllo fuori confine. Nel 2009 la presenza italiana all’estero si conferma rilevante e geograficamente diffusa, con oltre 21 mila controllate in 165 paesi, che impiegano 1,5 milioni di addetti con un fatturato di 378 miliardi. E’ la Romania il Paese al primo posto per numero di imprese a controllo italiano: le 3.282 affiliate italiane impiegano oltre 116 mila addetti, realizzando un fatturato di 5,3 miliardi di euro. Fra le nuove mete di espansione ci sono India, Usa, Canada e America centro meridionale, mentre si riduce il peso degli investimenti nella Ue

CALA CONSUMO ELETTRICITÀ MA SALE PRODUZIONE RINNOVABILI La crisi fa segnare un rallentamento nel consumo di energia elettrica, che ha raggiunto nel 2009 un valore di 300 miliardi di kilowatt/ore (kWh), il 6% rispetto all’anno precedente. Rispetto al 2008, la produzione nazionale è diminuita per un valore di 292,6 miliardi di kWh così ripartito: termica tradizionale 227 miliardi di kwh (77,4% del totale), idrica 53,4 miliardi (18,3%), eolica 6,5 miliardi (2,2%), geotermica 5,3 miliardi (1,8%), fotovoltaica 676 milioni (0,2%). Complessivamente, la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili è aumentata di circa il 19,2% sull’anno precedente, soprattutto grazie al trend positivo della fonte fotovoltaica (250 milioni di kWh in più).

NORD SEMPRE IN TESTA IN DIFFERENZIATA RIFIUTI Le regioni settentrionali sempre in testa per la raccolta differenziata. Nel 2009 la raccolta di rifiuti urbani si attesta a 32,1 milioni di tonnellate (533,5 chilogrammi per abitante), quella differenziata raggiunge il 33,6% dal 30,6% del 2008; sul territorio i valori più alti di raccolta differenziata si registrano nelle regioni del Nord (48%), con Trentino Alto Adige e Veneto in testa (rispettivamente 57,8 e 57,5%), seguono a grande distanza le regioni del Centro (24,9%), e quelle del Sud (19,1%).

Da Adnkrons e Corriere della Sera – 16 dicembre 2011

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