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La battaglia delle aragoste. L’Europa contro l’invasione dei super-maschi americani. Le femmine li preferiscono, varietà continentale a rischio. Bruxelles valuterà il blocco dell’importazione

Luigi Grassia. «Considera l’aragosta», s’intitolava un libro di David Foster Wallace. E le aragoste femmine considerano i loro potenziali partner sessuali maschi, e scelgono quelli con le chele più grandi e vistose. Le aragoste sono fra le tante specie in cui i caratteri sessuali secondari determinano in toto la cernita sessuale. Nota bene: si tratta di caratteri sessuali secondari, le qualità complessive del maschio partner non contano, le femmine vengono ipnotizzate solo dalla dimensione delle chele.

L’intervento umano

Tutto bene finché succede secondo natura. Ma la faccenda si complica se l’intervento umano rimescola le carte, per esempio spostando aragoste da un continente all’altro. Un rapporto di 89 pagine dell’Agenzia svedese per la tutela del mare lancia l’allarme: i maschi di aragosta di origine nordamericana (Homarus americanus) hanno le chele più grandi di quelli europei (Homarus gammarus); perciò se in un allevamento europeo di aragoste vengono inseriti dei maschi nordamericani, le femmine europee si accoppiano solo con quelli, le specie si ibridano e in quattro e quattr’otto la varietà europea scompare. E ormai non è più solo un problema di allevamento in vasche, che sarebbe arginabile, perché già diverse aragoste americane sono state catturate in alcune baie della Scandinavia dove vivevano libere. Scappate chissà come, o liberate di proposito.

La storia ricorda quella dei grossi scoiattoli grigi americani, liberati in piccolo numero in Piemonte alcuni anni fa e che ora stanno portando all’estinzione i più piccoli scoiattoli rossi autoctoni.

L’Agenzia e il ministero svedese per l’Ambiente suggeriscono di valutare un blocco totale dell’import di aragoste americane vive in Europa, in quanto si tratta di «specie invasiva». Il grido di dolore dei maschi europei di aragosta, ingiustamente surclassati, è stato raccolto dalla Commissione di Bruxelles, che dibatterà la questione del blocco nel mese di giugno. Ma la Norvegia, che non fa parte dell’Ue, ha già imposto il bando totale, e anzi ha messo addirittura una taglia sulle aragoste americane catturate nei suoi fiordi. L’idea della taglia è stata subito imitata dalla stessa Svezia (per fare questo non serve il via libera dell’Ue).

Tutta la faccenda potrebbe sembrare di nicchia, e invece sono in gioco molti soldi: secondo il Wall Street Journal l’importazione in Europa di aragoste vive nordamericane corrisponde addirittura a 250 milioni di euro all’anno, e il primo Paese acquirente è proprio l’Italia, seguita da Spagna, Francia e Gran Bretagna.

Gli allevatori Usa

Gli americani ribattono, sostenendo che la polemica è pretestuosa e che Bruxelles cerca solo una scusa per sprangare le frontiere alla concorrenza dagli Stati Uniti (e dal Canada). I produttori del Massachusetts hanno scritto una lettera al segretario di Stato John Kerry perché difenda i loro diritti. Citano anche uno studio americano alternativo, secondo cui non è vero che le dimensioni delle chele contino così tanto per le aragoste, perché c’è tutto un rituale sessuale che comprende una danza e un rilascio di feromoni. Invece il rapporto svedese è fermo sulla sua tesi riguardo alla drammatica lotta in corso nelle acque europee. Una lotta che sta per spostarsi a Bruxelles e a Washington.

La Stampa – 8 maggio 2016 

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