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«La bistecca è clonata, ora arriva il Far West». Fazio: «Naufragio legge non è liberalizzazione»

1acarne_clonataIl 7 luglio del 2010 il Parlamento Europeo vota a maggioranza schiacciante contro la clonazione animale a scopo alimentare. Ma dopo il naufragio della legge europea sui «novel foods», non ci sono più regole per informare i consumatori: la carne fotocopia è già in vendita e non lo sappiamo. Così oggi il quotidiano la Stampa. Ma secondo il ministro Fazio il mancato accordo non implica alcuna liberalizzazione. «Nessuno sa dire quanti siano davvero – scrive il giornale torinese – eppure non c’è dubbio che sono fra noi. Nessuna legge impedisce ai soffici nipoti della pecora Dolly, come alla folta stirpe dei magri vitelli tecnologici, di finire sulle nostre tavole sotto forma di cotoletta o di ripieno nelle lasagne surgelate.

Nessuno ha nemmeno dimostrato veramente che siano un pericolo per la nostra salute, anche se due italiani su tre preferirebbero farne senza. Ora che la politica ha fallito, l’unica regola che disciplina la commercializzazione della prole e dei discendenti di animali clonati è che non ci sono regole. Fettina sicura o spezzatino Frankenstein, fa poca differenza. Ce li possono vendere, o servire legalmente al ristorante, e noi non lo sapremo mai.

La trattativa europea fra Parlamento e Consiglio (i rappresentanti dei governi nazionali) che s’è interrotta all’alba tragica di martedì era cominciata proprio per colmare un evidente vuoto giuridico. C’era voluto uno scandalo per accendere i riflettori su una questione tanto rilevante quanto negletta, aveva giocato l’emozione seguita alla scoperta nell’estate scorsa di una serie di capi clonati e figli di cloni entrati nella catena alimentare in Scozia. Sensibili al dissenso che la gente oppone ai cibi tecnologici, i deputati avevano inserito l’argomento nella direttiva che disciplina l’ingresso dei «Novel Foods» nel mercato Ue. Hanno trattato a lungo e per nulla, come s’è poi visto.

Il risultato è un Far West in cui quasi tutto è possibile. E’ una questione di salute con pesanti risvolti etici, in cui la sola certezza è che, per il momento, è vietata la commercializzazione degli animali clonati, visto che in ottobre la Commissione europea ha lanciato una moratoria quinquennale per la vendita di carne ottenuta con la tecnica della clonazione. Il resto è un’ipotesi. I figli di bovini clonati possono essere commercializzati, e così il latte e i derivati. La medesima carenza normativa vale per ovini e suini, nonché per le generazioni successive.

Ecco che sono fra noi, come volevasi dimostrare, senza alcuna etichetta, o certificato di tracciabilità che faccia risalire al laboratorio di origine. Sono bestie che hanno come madre, nonna o trisavola una tecnica nota come trasferimento del nucleo di cellule somatiche. Si tratta di un procedimento che consiste nel realizzare una copia genetica di un animale, sostituendo il nucleo di un ovulo non fecondato con il nucleo di una cellula del corpo (somatica) in modo da ottenere un embrione. Il quale viene impiantato in una madre surrogata, nel cui grembo si sviluppa fino alla nascita. Gli scienziati dicono che non ci sono problemi nella prole, ma non sono altrettanto sicuri sulla progenie. Sono tranquilli con tori e porci, non con le pecore.

Quanti sono? Non tanti e comunque i dati sono imprecisi. La clonazione è diffusa in Sud e Nord America, dove si ritiene possa creare animali più sani e resistenti. A fine 2008 negli Usa c’erano tre società attive nella commercializzazione di animali clonati per l’alimentare e si calcolava che i buoi duplicati fossero 600 (120 in Europa). Difficile che questi esemplari finiscano in macelleria, costano cari, una bistecca sarebbe a mille euro. Per gli eredi è diverso e, soprattutto, per il seme da riproduzione dei super tori che viene venduto regolarmente nel vecchio continente.

La generazione clonata si afferma così. Lentamente. Circa il 2,5% del totale di seme bovino utilizzato per la fecondazione artificiale in Europa è importato e si stima che nel 2010 siano arrivate oltre un milione di dosi. La quasi totalità di queste proviene da Stati Uniti e Canada, Paesi dove la normativa non impone etichettatura specifica e obbligo di tracciabilità. Potrebbero esserci milioni di mucche tecnologiche in giro, dalle quali vengono munti milioni di litri di latte senza notifica.

L’Italia, secondo una analisi della Coldiretti su dati Istat, ha importato nel 2010 carne fresca, congelata o refrigerata per 18 milioni di chili dal Brasile, per 9,3 milioni dall’Argentina e per 1,3 milioni dagli Usa. Sono quasi 30 milioni di tonnellate, in parte a rischio clonazione. Diventano carne in scatola e costate. Il 63% degli europei non le vorrebbe mangiare, mentre l’83% invoca chiarezza nelle etichette alimentari. Nessuno di loro sarà ascoltato. Buono o cattivo che sia, quello che qualcuno chiama maliziosamente il Frankenfood continuerà a girare per l’Europa senza che nessuno abbia fatto nulla. Se non un favore alle grandi aziende che duplicano vitelli e pecore come fossero cd, sperando che abbia ragione quella parte dei rapporti scientifici che inviata credere all’assenza di qualunque pericolo per l’uomo».

Marco Zattarin – lastampa.it – 1 aprile 2011

La precisazione del ministro Ferruccio Fazio

Fazio: «Carne da animali clonati non è stata liberalizzata e non può essere commercializzata»

«In relazione alle notizie diffuse dagli organi di stampa sugli alimenti derivati da animali clonati, tengo a precisare che il mancato accordo a livello comunitario sul nuovo regolamento “novel food” non va inteso affatto come una liberalizzazione dell’uso di tali alimenti, che dunque non possono essere commercializzati nel nostro Paese». Lo ha dichiarato il Ministro della Salute, professor Ferruccio Fazio.

«Quelli derivati da animali clonati – ha precisato il Ministro Fazio – sono “nuovi alimenti” secondo la normativa vigente e, in quanto tali, non potrebbero essere immessi in commercio nell’Unione europea senza una preventiva autorizzazione comunitaria, che richiederebbe una complessa procedura volta ad accertarne la sicurezza e che coinvolgerebbe tutti gli Stati membri, la Commissione europea e l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA). A tutt’oggi, procedure di autorizzazione per alimenti del genere non sono state mai attivate e, in ogni caso, non si vede come potrebbero avere un esito favorevole, considerando le posizioni che si sono delineate sulla clonazione per finalità alimentari, nel corso dei lavori comunitari per l’approvazione del nuovo regolamento»

Fonte: Ministero della Salute – 1 aprile 2011  

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