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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Notizie»La peste suina fa sempre più paura. Aumentano i casi nei cinghiali. Scarse le risorse per realizzare le recinzioni e insufficiente il numero degli abbattimenti. Cresce il timore per il possibile ingresso del virus negli allevamenti
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    La peste suina fa sempre più paura. Aumentano i casi nei cinghiali. Scarse le risorse per realizzare le recinzioni e insufficiente il numero degli abbattimenti. Cresce il timore per il possibile ingresso del virus negli allevamenti

    Cristina FortunatiInserito da Cristina Fortunati27 Gennaio 2023Aggiornato:13 Dicembre 2023Nessun commento3 Minuti di lettura
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    Salgono in modo preoccupante i casi di peste suina africana riscontrati nei cinghiali che popolano le aree di Piemonte e Liguria dove questa patologia ha iniziato a manifestarsi dal gennaio dello scorso anno. Nei primi venti giorni del nuovo anno i casi positivi accertati sono ben 53, contro un totale di 221 positività registrate in tutto il 2022.

    Un’accelerazione che ha indotto il Commissario Straordinario Angelo Ferrari a intensificare gli sforzi per tenere sotto controllo questa malattia.

    Il pericolo, come più volte AgroNotizie ha ricordato, è che il virus possa entrare in un allevamento di suini.

    Il danno sarebbe enorme sia per gli allevamenti sia per l’indotto con il blocco dell’export dei prodotti trasformati. Una catastrofe sociale oltre che economica.

    Gli interventi

    Per arginare il problema si sta intervenendo su due fronti, riduzione del numero dei cinghiali e loro contenimento all’interno delle aree infette.

    L’abbattimento dei cinghiali ha incontrato molti ostacoli, un’ulteriore dimostrazione di come la gravità della situazione non sia ben compresa da tutti.

    Al momento il piano di “depopolamento” nelle aree interessate ha portato all’abbattimento di 1.288 esemplari in Piemonte e 1.155 in Liguria.

    Numeri che secondo la Cia sono in realtà molto più bassi e si fermerebbero ad appena un terzo di quelli “ufficiali”.

    Danni milionari

    Confermati invece i danni provocati dalla presenza dei cinghiali.

    Secondo le valutazioni di Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) negli ultimi sei anni la presenza dei cinghiali avrebbe causato perdite all’agricoltura valutabili in 120 milioni di euro.

    Nulla in confronto a quanto accadrebbe se il virus della peste suina entrasse in un allevamento.

    Per questo oltre agli abbattimenti si è deciso di recintare le aree interessate.

    Un opera ciclopica che impone la posa di reti di contenimento per 144 chilometri.

    Al momento il lavoro è completato per circa due terzi e per terminare l’opera non saranno sufficienti i 6,7 milioni di euro al momento destinati alla realizzazione e alla gestione di queste barriere.

    849 bis diffusione peste suina gennaio 2023.jpg
    I focolai di peste suina africana coinvolgono 54 comuni in Piemonte e Liguria
    (Fonte: Istituto Zooprofilattico del Piemonte)

    Aumentano i casi positivi

    E mentre si discute su recinti e abbattimenti, il 22 gennaio sono stati trovati tre nuovi casi di positività in cinghiali presenti in provincia di Alessandria, a Carpeneto, Cartosio e Visone, ai quali si aggiungono le due positività confermate in Liguria, a Rossiglione (Genova) e Sassello (Savona).

    Con questi ultimi i casi i positivi sono ora 179 in Piemonte e 95 in Liguria, per un totale di 274 focolai.

    Dopo un anno dai primi riscontri e di fronte alla progressione del virus, il Commissario Ferrari lancia un appello affinché si acceleri nell’individuare le carcasse di cinghiali infette.

    Al contempo un accorato invito a tutti gli operatori della filiera delle carni suine, dagli allevatori ai fornitori di mezzi di produzione, a prestare la massima attenzione per evitare il contagio.

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