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La rivolta contro i cinghiali: “Fermateli, sono un milione”. Nelle campagne è un’invasione In Toscana le colonie più numerose. L’ira degli agricoltori: “Ci stanno rovinando”

Jenner Meletti, da Repbblica. Carlo Bartolomeo, allevatore di 500 pecore sarde a Mazzolla di Volterra, è arrivato con le foto dei suoi pascoli. «Non sono stato io ad ararli, sono stati i cinghiali. Di notte dormono nella riserva naturale Berignone, che confina con la mia azienda. Di giorno vengono a pranzare da me: quest’anno mi hanno mangiato grano, avena, orzo e favino. Vede quei pezzi di prato non arati e con un po’ d’erba?

Lì arriveranno i daini a pranzo e cena. Ci sono poi i lupi che vengono a cercare i cinghiali e quando non li prendono attaccano le pecore anche nei serragli. L’altro giorno ne hanno ferite sette e le ho portate al macello. Ho preso 70 euro, per tutte. Con 220 ettari di terra non riesco a fare pascolare le mie pecore da latte: devo mantenerle a fieno e mangime e chiuse in stalla e recinti. Sono cinque anni che non faccio reddito».

Sono storie come quelle di Carlo Bartolomeo che hanno convinto la Coldiretti a dichiarare una “guerra al cinghiale”. «In Toscana — dice Tulio Marcelli, presidente regionale dell’associazione — c’è un ungulato (quasi sempre cinghiale) ogni sei abitanti. Su almeno un milione di cinghiali in Italia, la metà sono nei nostri boschi e campagne. Ci privano del nostro reddito e anche della nostra libertà di imprenditori. Pensi di seminare i girasoli perché il prezzo è buono e poi dici no, i cinghiali lo mangerebbero tutto. Ci dicono di costruire recinti. Ma perché dobbiamo spendere soldi nostri per chiuderci in casa e mettere reti alte due metri fra i filari del Chianti e del Montalcino? Se i cinghiali sono ritenuti specie nociva, vanno eliminati e basta».

La Regione sta discutendo una legge obiettivo per gli ungulati che in realtà è una legge di emergenza. Per tre anni si prevedono selezioni e abbattimenti anche nelle aree protette e maggiore protezione delle aree agricole. Ma i coltivatori chiedono di più. «In Toscana — racconta Fabrizio Filippi, presidente Coldiretti di Pisa — ci sono 250mila cinghiali di troppo. Bisogna ammazzarli, anche nei parchi e aree naturali dove oggi la caccia è vietata. È da lì che partono per devastare i campi». «È necessaria — dice Stefano Masini, responsabile ambiente e territorio della Coldiretti nazionale — una precisa distinzione fra le aeree: ci sono quelle vocate, a prevalente destinazione naturalistica, con elevata presenza di cinghiali. Poi le aree miste, con compresenza di agricoltura e ambiente, con bassa intensità di questi animali. A noi interessa soprattutto l’area a prevalente destinazione agricola. Area non vocata dove i cinghiali non possono essere presenti».

Già le leggi regionali 3 e 48 del 1994 prevedevano che il coltivatore, con licenza di caccia, potesse sparare ai cinghiali sul suo terreno, assieme a guardie volontarie e cacciatori abilitati. «Questa norma — dice Marcelli — non è mai stata applicata. Chiediamo che sia chiarita meglio nella legge regionale che, forse, sarà approvata a gennaio. Se si decide che nei campi coltivati il cinghiale deve essere a “densità zero”, allora io imprenditore agricolo appena vedo una traccia possono prendere il fucile. E posso farlo 365 giorni all’anno. I cacciatori invece la pensano diversamente. Quando sparano, pensano a lasciare sempre qualche animale, così l’anno successivo sarà ancora possibile trovare delle prede».

Ci sono più di 200 contadini e allevatori, al convegno della Coldiretti. La gran parte di loro sono anche cacciatori. «In Toscana — racconta Stefano Masini — ci sono 442.788 pecore e capre che producono latte e formaggi e almeno 500mila cinghiali che distruggono e basta. Nelle aree agricole i contadini, involontariamente, forniscono il 70% del cibo ai cinghiali: il 41% di erba medica, il 17% del grano, l’8% di mais, il 7% di frutta, il 4% di girasole. Insomma, dieta mediterranea di lusso. Perché dovrebbero lasciare i cinghiali a chi entra nei loro campi solo per abbatterli?».

Farà discutere, la decisione di “eradicare” questi animali da buona parte della Toscana. A livello nazionale, per discutere il problema ungulati, si è fatto il solito “tavolo” fra i ministeri dell’Ambiente e dell’Agricoltura ma dopo una lunga discussione si è deciso solo di vietare nuove immissioni di cinghiali. «Non è facile decidere — ha detto al convegno la sottosegretaria all’Ambiente Silvia Velo — anche nel nostro gruppo del Pd: ci sono quelli che vogliono uccidere tutto e quelli che no, tutti gli animali vanno rispettati».

«Io faccio il pastore — racconta Angiolo Del Sarto — accanto al parco di San Rossore, che era del Quirinale e ora è della Regione. In pochi anni i cinghiali sono passati da 800 a 3000 ed i daini da 1500 a 6000. Nella tenuta c’è una terra benedetta, che può fare cinque tagli di erba medica: ma 500 ettari sono abbandonati. E io non posso portare lì le mie pecore perché, dicono, inquinano. In compenso cinghiali e daini devastano i miei campi». Al convegno distribuiscono già il calendario 2016. Ogni mese una ricetta. Già a gennaio il piatto proposto è il cinghiale in dolce e forte.

Repubblica -.14 dicembre 2015 

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