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L’autonomia tre anni dopo il plebiscito, la svolta in parlamento. Il ministro Boccia: «Ora massima unità della politica»

Corriere del Veneto. Il regalo del ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia per i tre anni dal referendum sull’autonomia in Veneto sono quei 4.6 miliardi del fondo per colmare il gap infrastrutturale sulle aree disagiate infilati direttamente in manovra di bilancio. «Risorse contro le diseguaglianze» sottolinea il ministro che cita esplicitamente il «compleanno» dell’autonomia veneta (e non di quella lombarda). Sarà che la voce del tre volte doge Luca Zaia echeggia quasi quotidianamente a Roma (e in tv e in diretta streaming…) , sarà che dici «autonomia» e l’aggettivazione («veneta») ormai vien da sé.

«A tre anni dal Referendum consultivo in Veneto sull’autonomia differenziata, il miglior modo per essere credibili è essere conseguenti con gli impegni reciproci assunti in questi mesi» scrive il ministro in una nota. In laguna, ma anche sulle colline del Prosecco, nella Bassa, padovana o veronese che sia, in tutto il Veneto, si guarda con crescente diffidenza alle promesse della politica, «domestica» o romana, poco cambia, in materia di autonomia. La «grande incompiuta», tre anni dopo quell’uggiosa domenica sera che sancì, con oltre due milioni di sì, la voglia di decidere un po’ più da soli, è una ferita aperta.

Boccia spiega perché questo non è più l’anno zero: «Il ddl quadro sull’attuazione dell’autonomia differenziata è stato inserito nella Nota di aggiornamento al Def come collegato alla manovra; l’ex articolo 3 della bozza della legge quadro è stato direttamente inserito nella legge di Bilancio con il finanziamento diretto di un fondo per la perequazione infrastrutturale di 4.6 miliardi che saranno destinati a colmare i divari tra aree meno sviluppate, aree interne e di montagna e le aree più ricche e sviluppate. Come abbiamo detto fin dall’inizio, le diseguaglianze non sono soltanto tra nord e sud ma anche tra nord e nord». Il ministro che con Zaia ha instaurato un rapporto franco, irrobustito dal quotidiano confronto in materia di pandemia, spiega come il Veneto beneficerà di quei fondi per le aree meno sviluppate: «Le aree interne del Veneto dovranno necessariamente avere priorità assoluta negli investimenti pubblici; dalla digitalizzazione ai trasporti fino servizi alla persona, dalla scuola alla sanità».

Segue cronoprogramma: «La legge quadro, la cornice entro cui sottoscrivere le intese con le singole Regioni, che produrrà un decentramento ulteriore di molte materie amministrative, è pronta per essere discussa in Consiglio dei ministri prima di essere trasmessa a Camera e Senato che avranno l’ultima parola. Parlamento che, nel frattempo, sarà impegnato nella definizione dei livelli essenziali delle prestazioni per le materie Lep (sanità, organizzazione della scuola, trasporto pubblico locale e assistenza) che potremo finanziare anche con le risorse del Recovery fund, avendo inserito tra i criteri di valutazione anche la priorità della riduzione delle diseguaglianze attraverso la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni». L’abbinata autonomia-Recovery fund è inedita e di nuovo c’è anche il rapporto più stretto, potenza del virus, con le Regioni: «Abbiamo utilizzato l’esperienza di questi mesi di nuova e forte collaborazione tra Stato e Regioni per mettere a punto meglio l’impianto generale. Si parte con azioni concrete: risorse certe da un lato nella legge di Bilancio 2021-2023 e un perimetro comune che potrà consentire ad ogni cittadino italiano di ritenere, così come ci ricorda il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, l’autonomia in grado di ridurre le diseguaglianze rafforzando l’unità nazionale». Per chiudere con un accorato appello «all’unità massima delle forze politiche».

L’unità non viene negata formalmente da nessuno ma chi non dimentica è la senatrice vicentina del Carroccio Erika Stefani, ministro di via della Stamperia prima di Boccia che, nell’anno o poco più di governo giallo-verde ha ostinatamente perseguito l’obiettivo nonostante la guerra di trincea dei pentastellati capitanati dalla ministra per il Sud Barbara Lezzi. E nonostante, ha rilevato più di qualche commentatore politico, la fase sovranista dell’allora vice premier Matteo Salvini che forse ha tolto un po’ di benzina allo slancio autonomista. «Domani (oggi ndr ) sarà il terzo anniversario del referendum che ha sancito la volontà di Veneti e Lombardi di avere più autonomia così come previsto dalla Costituzione. È inaccettabile che così tanto tempo sia passato senza che Governi e Parlamento abbiano dato voce a questa scelta. L’autonomia è un diritto che spaventa solo chi non la conosce e non si informa» attacca la senatrice che oggi è a capo del dipartimento Autonomia del partito. «Nell’anno di governo della Lega il lavoro fatto è stato enorme. Tutto era pronto, se non fosse stato per immotivate alzate di scudi e le paure di qualche politico e di qualche burocrate. La pandemia ha mutato e sta mutando fortemente il Paese avvicinandoci e unendoci nelle difficoltà. A maggior ragione oggi – e lo chiede anche l’Europa – urgono riforme di ammodernamento e semplificazione come l’Autonomia» dice Stefani che ha lanciato per oggi un’iniziativa social: l’invito a postare una foto con un cartello-hashtag #AutonomiaSubito!. La senatrice non lesina un’ultima stilettata: «La legge quadro è elencata nel Nadef ma non incardinata in una commissione» e il fondo per il gap infrastrutturale non può essere «la pillola da indorare al Sud»

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