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«Dai sindacati scuse per scioperare». Renzi: «In piazza più ora di quando c’era Monti». La replica: parla solo con chi gli dà ragione

«Non mi preoccupo di far scioperare le persone ma farle lavorare. Anziché passare il tempo a inventarsi ragioni per fare scioperi, mi preoccupo di creare posti di lavoro perché c’è ancora tantissimo da fare».

E ancora: «Ci sono stati più scioperi in queste settimane che contro tutti gli altri governi, compreso il governo Monti. Manoi stiamo cercando di mettere in piedi tutte le azioni necessarie per far ripartire il lavoro. A coloro i quali non hanno mai scioperato in passato, e oggi scioperano sempre, faccio i miei auguri. Il Paese è diviso in due: tra chi si rassegna e chi va avanti. Ma chi oggi in Italia continua a tener duro sta ottenendo risultati. Non mi preoccupo: possono far scioperi ma noi abbiamo promesso che cambieremo e, piazza o non piazza, le cose le cambiamo».

Piazza o non piazza si va avanti. La giornata del premier Matteo Renzi inizia di buona mattina, con un’intervista radiofonica che risponde in modo durissimo alla proclamazione dello sciopero generale da parte di Cisl e Uil. E prosegue con il giro della realtà produttiva parmense, che ha visto anche l’incontro con il sindaco Federico Pizzarotti e con i primi cittadini dei Comuni alluvionati: prima la visita allo stabilimento Pizzarotti Costruzioni a Ponte Taro, poi alla Dallara Automobili di Varano de’ Melegari e infine alla Barilla di Pedrignano. Visite in cui Renzi ha dovuto fare i conti con alcune proteste (a Parma ci sono state anche cariche della Polizia contro i manifestanti). In serata l’evento di chiusura della campagna elettorale per la guida dell’Emilia Romagna con il sostengo al candidato del Pd Stefano Boncaccini: e c’è anche la paura dell’astensionismo, dato in crescita in tutti i sondaggi, dietro i toni contro il sindacato usati da Renzi. Chiaro che la zona grigia è al centro, tra l’elettorato moderato deluso dall’ex Cavaliere.

Stizzita, naturalmente, la reazione della leader della Cgil Susanna Camusso con la quale il solco è ormai profondo: «Vorremmo che il dibattito tornasse a essere rispettoso. Credo che il presidente del Consiglio, che sta dicendo in queste ore che i lavoratori sciopereranno così i sindacalisti avranno modo di passare il tempo, sia vagamente irrispettoso del lavoro e del sacrificio dei lavoratori». Ma non c’è solo la Cgil nel mirino del premier. Ci sono anche e soprattutto i suoi oppositori interni. Quelli che anche dopo l’accordo raggiunto alla Camera tra il governo e l’area guidata da Roberto Speranza e Cesare Damiano sul Jobs act continuano a dire che non basta. Ossia Pippo Civati, che ha già annunciato il suo voto contrario sul provvedimento anche se al momento della fiducia uscirà dall’Aula, Stefano Fassina e Gianni Cuperlo. «Se fosse stato facile cambiare l’Italia l’avrebbero fatto quelli che negli anni precedenti hanno rinunciato, lo avrebbe fatto chiunque: io sono per fare le cose, non ne posso più di chi continua a rimandare – avverte Renzi –. Ed è naturale che ci sia chi cerca di bloccare e tirare indietro sia nel mio partito che fuori: è fisiologico. Eppure si va avanti».

Da Parma, infine, un auspiciopromessa ai Comuni colpiti dalle alluvioni: «Il punto centrale sui finanziamenti europei è che i finanziamenti che definiremo con l’Europa non vadano ad incidere sui vincoli», ha detto riferendosi al piano di investimenti di 300 miliardi promesso da Jean Claude Juncker. E quei soldi protranno essere spesi soprattutto dai Comuni per il dissesto idrogeologico.

Il Sole 24 Ore – 21 novembre 2014 

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