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Le lacrime dell’Italia per l’orsa Daniza. “Chi l’ha uccisa così ora deve pagare”. La Fnovi chiede spiegazioni alla Provincia di Trento

di Jenner Meletti. È scuro , il cielo sopra la Val d’Algone. La pioggia bagna il grande prato dove tra pochi giorni i cervi inizieranno la stagione degli amori. Bagna il sentiero — a duecento passi dal rifugio Ghedina — dove «la Daniza» passava con i suoi cuccioli. «Mariella, hai sentito? La Daniza è morta».

PER Daniela e Mariella, figlie di Decio, “Protettore degli orsi”, la notizia è una coltellata. «Allora, non la vedremo più. Un giorno l’abbiamo trovata sulla riva del rio Algone, era con i suoi piccoli. Noi ferme in macchina e anche lei ci guardava. Era bellissima». Se n’è andata davvero, la Daniza, uccisa da una siringa di narcotico che doveva solo fermarla. «L’unica consolazione — raccontano le due sorelle — è che è morta libera. Non riusciamo a pensare a lei chiusa in un recinto. Era un’orsa davvero innamorata della sua libertà. Oggi, senza di lei, ci sentiamo più sole. E sembra che anche la valle sia più scura. Questa è una storia triste con un finale che ci fa piangere. È vero, l’altra notte la Daniza ha ammazzato delle pecore. Ma non era più lei. Da un mese era inseguita ogni giorno e ogni notte. Se un animale viene aizzato e braccato, diventa furioso, si incattivisce. E poi la Daniza doveva proteggere i suoi cuccioli».

Una dichiarazione ufficiale, di prima mattina. «L’orsa — annuncia il presidente della Provincia autonoma di Trento, Ugo Rossi — ha ripetuto comportamenti pericolosi. Ieri si sono create le condizioni per intervenire, in sicurezza, con la tele narcosi. Purtroppo l’orsa non è sopravvissuta. È stato possibile catturare anche uno dei cuccioli, che è stato dotato di marca auricolare. Ora potremo dare loro tutta l’assistenza necessaria per un percorso di sopravvivenza». Traduzione: fallimento su tutta la linea. L’orsa doveva essere chiusa in un recinto grande poco più di un campo da calcio ed è stata ammazzata. I cuccioli rischiano di morire nei prossimi giorni.

«Speriamo — avevano detto l’altro giorno le sorelle Daniela e Mariella Ghedina — che la Daniza riesca a restare libera almeno fino alla prossima primavera. Così i suoi piccoli avranno più di un anno e qualche possibilità di sopravvivenza». Si scopre oggi che queste non erano soltanto parole di persone innamorate degli orsi. La stessa speranza e le medesime preoccupazioni erano state espresse dal Corpo forestale dello Stato, nettamente contrario al progetto di «captivazione» deciso dalla Forestale di Trento (che non dipende dal Corpo nazionale ma dalla Provincia). «Non si può definire “anomala” — questi i messaggi inviati a Trento — un’orsa che difende i suoi piccoli. Questi nascono a gennaio, nella tana usata per il letargo. Vengono allattati per quattro mesi. Solo verso l’estate cominciano ad assumere cibi solidi. Separati dalla madre — con la quale debbono vivere almeno 2 anni — per loro c’è il pericolo di una morte precoce. E c’è il rischio fondato che di loro si perda ogni traccia. Sono del tutto indifesi: possono diventare preda di orsi adulti o finire sotto le auto mentre attraversano una strada». Per questo il Corpo nazionale avvertiva la Provincia: «Cattura e captivazione dell’orsa possono configurarsi come ipotesi di maltrattamento nei confronti dei cuccioli». «Abbiamo fatto tutto — replica il pres idente Ugo Rossi — secondo i protocolli. L’anestetico era stato preparato per un plantigrado di 80 chili e Daniza ne pesava 105. L’abbiamo seguita per oltre un mese: stava diventando pericolosa». L’intervento è stato deciso dopo l’irruzione dell’orsa in una stalla, nella notte fra martedì e mercoledì. «Ho sentito un gran fracasso — ha raccontato al Trentino il boscaiolo Luciano Pellizzari, di Prà — e ho pensato alla volpe. Sono andato verso la stalla dove chiudo le mie otto pecore. La porta non c’era più. Mentre entro vedo i due cuccioli di orso che stanno scappando. L’orsa invece si è alzata in piedi e con le zampe anteriori cercava di colpirmi. Sono scappato in macchina, a dare l’allarme. Le mie pecore sono state tutte sbranate».

È stata anche questo, l’orsa Daniza. Non solo «mamma orsa» che si corica sulla schiena per allattare i piccoli — il filmato della Forestale ha fatto il giro del mondo — ma anche un animale predatore, che ha moltiplicato gli attacchi proprio in questo mese in cui è stata inseguita. Ma non doveva finire così. La trappola tubo — l’animale cerca di mangiare le esche di pesce e carne marci e fa scattare una serranda — era stata scelta perché meno dolorosa per l’animale. Si conoscono bene, in questo Trentino che comunque ha realizzato il progetto Orsi più importante d’Europa, i rischi del narcotico. Il 13 giugno 2008 un orso che stava prendendo cibo dai cassonetti dell’immondizia è stato narcotizzato e dopo un quarto d’ora è finito nel lago di Molveno, annegando. A monte Terlago, nel giugno 2012, l’orso JJ5, maschio di sei anni, è stato preso nel tubo trappola e narcotizzato (per cambiargli il collare). Anche lui non si è più svegliato. L’orsa Daniza, la prima ad arrivare dalla Slovenia in Italia nel maggio 2000, era già stata narcotizzata. Ma adesso aveva quasi 19 anni, i cuccioli ora dispersi nei boschi erano frutto del suo ultimo parto.

Ci saranno inchieste, liti e accuse. Intanto, milioni di messaggi sulla Rete, decine di richieste dimissioni di ministri, del presidente della Provincia e dei dirigenti della Forestale trentina. «La Daniza» è diventata l’orsa di tutta Italia. Prese di posizione anche della Curia trentina e della Lega nord, la stessa che a Imer, nel Trentino, nel luglio 2011 voleva fare festa con «bistecche e spezzatino d’orso». Un’associazione, l’Aidaa, chiede addirittura per domani «il lutto nazionale», con candele accese su tutte le finestre.

D. M., l’uomo aggredito da Daniza il giorno di Ferragosto («Non mettete di nuovo il mio nome, ho già ricevuto troppe minacce») dice che il suo telefono non tace mai. «Le minacce sono davvero pesanti. Sembra che sia stato io a uccidere l’orsa. E invece sono addolorato per lei, davvero non doveva finire così». Scende il buio in Val d’Algone. «Domani la nostra valle — dicono le sorelle Ghedina — ci sembrerà più vuota».

“Ma i suoi cuccioli potrebbero impazzire”

L’ORDINE di cattura di Daniza si poteva evitare, anche perché ora i due cuccioli rischiano di diventare schegge impazzite ». La pensa così Vittorio Ducoli, direttore del Parco naturale di Paneveggio e Pale di San Martino (in Trentino), dopo aver diretto il Parco nazionale d’Abruzzo.

Perché cattura e uccisione andavano evitate?

«Tutto andava gestito con più calma, considerando che l’aggressione al cercatore di funghi rientrava nella fisiologia dell’animale: non era una patologia. Se mettiamo in discussione il comportamento di una madre in difesa del cuccioli, allora mettiamo in discussione la presenza dell’orso sulle montagne trentine che è una grande ricchezza per l’ambiente ma anche per l’attrattiva del territorio. L’orso è uno degli animali più rari che abbiamo in Italia: la perdita di un esemplare è un fatto grave».

Per i due cuccioli che possibilità di sopravvivenza ci sono?

«Di sicuro vanno incontro a rischi superiori a quelli che avrebbero se fossero ancora con la madre. Inoltre, in caso di sopravvivenza, c’è la possibilità che diventino schegge impazzite: potrebbero avere difficoltà ad acquisire il comportamento corretto e frequentare più degli altri zone umane, con rischi per loro e nei rapporti con le persone».

Che differenze ci sono tra gli orsi in Trentino e in Abruzzo?

«In Abruzzo non ci sono mai state aggressioni di orsi all’uomo. Ma l’orso bruno marsicano è più tranquillo di quello europeo, più piccolo, più vegetariano. Anche lì ci sono danni agli allevamenti, per questo va fatta prevenzione, per esempio con i recinti elettrici. Il caso dell’orsa Gemma, che frequenta l’abitato di Scanno, ha dimostrato che spesso era lei a dover essere protetta dall’uomo e non il contrario».

Con orsi e lupi tornerà la paura del bosco?

«Il lupo sta tornando, ma si tratta di un animale elusivo che evita accuratamente il contatto con l’uomo, suo peggior nemico. Paura? Non è il caso: gli incontri sono assolutamente rari e nella maggior parte dei casi si risolvono con la fuga dell’animale ». (Repubblica)

Nota Fnovi e Ordine di Trento alla Provincia per il decesso di Daniza

La Fnovi ha inviato al presidente della Giunta della Provincia Autonoma di Trento Ugo Rossi e all’Assessore alla all’agricoltura, foreste, turismo e promozione, caccia e pesca Michele Dallapiccola prevendo in conoscenza anche l’Assessore alla salute Donata Borgonovo Re unarichiesta di delucidazioniin merito al comunicato stampa sul decesso a seguito della telenarcosi sull’orsa Daniza.
La nota reca la firma del presidente della Fnovi Gaetano Penocchio e del presidente dell’Ordine di Trento che già nel 2012, per un altro decesso a seguito di cattura, aveva chiestospiegazionisui farmaci e protocolli utilizzati e sul personale che aveva effettuato l’anestesia. 
I medici veterinari chiedono di conoscere non solo le sostanze utilizzate, i dosaggi, chi e tramite quale strumento abbia effettuato la telenarcosi e quali fossero i presidi a disposizione per gestire le eventuali emergenze ma anche  il nominativo e le competenze del medico veterinario a cui viene affidato l’esame.

12 settembre 2014 

 

 

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