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Lista unica solo al Senato Monti si candida a premier

Il Professore accetta la designazione «a capo della coalizione». «Non sono l’uomo della provvidenza», ma oggi «nasce una nuova formazione politica» ed è un progetto «a vocazione maggioritaria».

È il tentativo di ricostruzione di una vasta area moderata, intorno «ad una modalità di governo». Non è «contro», «non è un partito», «non mi voglio inserire fra i due Poli». Semmai, prosegue Monti, «è il tentativo di rompere alcune barriere, vincendo resistenze di lobby e corporazioni», e anche «di arcaiche forme di sindacalismo».

Il ritratto del progetto Monti lo fa Monti stesso, alle sette di sera, in una sala del Senato. Al termine di una giornata in cui vede per oltre quattro ore, in un luogo che ufficialmente resterà riservato, alcuni esponenti che aderiscono a quella che definisce «una missione» per il Paese. Avrà l’articolazione di una lista unica al Senato, (al momento, ma è provvisorio, si chiama «Agenda Monti per l’Italia»), di più liste alla Camera, compresa quella dell’Udc. Avrà un commissario alle candidature, Enrico Bondi: l’uomo dei tagli alla spesa pubblica, che ora scruterà curricula e informazioni personali, per presentare liste di candidati il più possibile «pulite». Mentre lui, che sarà di fatto il capo di una coalizione, vigilerà su «standard e criteri» di formazione delle liste.

La politica dei fatti

Aggiunge il premier dimissionario, e non è un dettaglio, che il progetto, almeno ora, «non intende immaginare alleanze». Non si avventura nel dare numeri, sarebbe ingenuo, ma fa capire di puntare ad un exploit. In sostanza, argomenta il Professore, «abbiamo governato per 13 mesi ed è stato solo un inizio di riforme strutturali», abbiamo portato avanti un modello «fondato sulla politica dei fatti, sul rifiuto delle promesse vacue e del populismo». In sintesi: «Non abbiamo pensato di essere un partito, ma uno schieramento di idee».

Del resto, prosegue Monti, alludendo al passato, in Italia «troppe cose sono state incentrate su singole personalità», in modo talvolta «affrettato e strumentale». E invece in questo caso si tratta di un progetto con uno Statuto che articolerà l’alleanza fra più liste, fondato sul documento programmatico presentato come Agenda Monti, che avrà la sua cifra nella «buona volontà e nella capacità di fare che ci è stata riconosciuta».

Dove potete arrivare, punta a Palazzo Chigi anche se arriva secondo? La domanda dei cronisti introduce un cambiamento di abitudini, almeno lessicali: «Stavo per dire wait and see, ma invece lo dico in italiano, come si dice: aspettiamo e vediamo. A palazzo Chigi sono stato in un periodo molto difficile e sono contento di non aver assistito ad una catastrofe dell’Italia e invece di aver contribuito a rimettere l’Italia saldamente in carreggiata e al centro della dinamica europea. Io credo che questa formazione possa avere risultati significativi, non è il caso di definire a priori cosa si farà in futuro».

I comizi

Come farà campagna elettorale, farà comizi? Risposta ironica: «La parola comizio l’ho poco frequentata nella mia vita, so cosa sono e che avvengono ancora, questo è bello e positivo, ma credo non mi verrà richiesto molto di partecipare a manifestazioni dove altri avranno più vocazione di me. Io dirò la mia sull’attività del governo e su come vediamo le sfide che l’Italia ha di fronte a sé e con essa l’Europa».

Credenti e non

Anche l’appoggio della Chiesa viene commentato, un’occasione per chiarire le cornice del movimento che sta per nascere: «Sono molto grato all’Osservatore Romano, ma la nostra formazione unisce persone di buona volontà, credenti e non, ed è impegnata, ciascuno con la propria cultura e competenza, per far maturare un criterio di etica pubblica condivisa. Le questioni etiche sono fondamentali, ma non le considero meno prioritarie delle emergenze dell’economia e del sociale, non è su queste questioni che si articola la nostra formazione, ci sono le coscienze individuali e la sede parlamentare sarà quella in cui questi valori devono esplicarsi».

Finita la conferenza stampa, prima di prendere un aereo per Venezia, dove oggi sarà in visita privata, Monti scrive su Twitter questo messaggio: «Ho deciso di salire in politica: sono con gli italiani che vogliono il cambiamento». Qualcuno, prima che lasci il Senato, gli chiede se non sarebbe stato più chiara una candidatura diretta: «La legittimazione popolare è significativamente più importante di un collegio alla Camera».

«Oggi non nasce un partito personale ma una speranza per gli italiani: adesso tutti al lavoro», è il commento di Pier Ferdinando Casini, al termine della giornata. «La coalizione annunciata da Monti apre all’Italia una prospettiva di rinnovamento. Futuro e Libertà farà la sua parte», dichiara Gianfranco Fini.

Marco Galluzzo – Corriere della Sera – 29 dicembre 2012

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