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L’Italia è fuori dalla recessione. Via libera Ue ai conti pubblici. L’Istat: il Pil cresce dello 0,3%, il premier: “Passo avanti”. Ma torna la deflazione

Paolo Baroni. Finalmente il Pil italiano è tornato a crescere: +0,3% nel primo trimestre dell’anno, certifica l’Istat. Meglio delle previsioni e, a sorpresa, allo stessa velocità della Germania (che invece delude). Anche se tecnicamente occorre inanellare due trimestri positivi si può dire che l’Italia in questo inizio anno è uscita dalla recessione. Il governo applaude ma non brinda. Anche perché le stime sull’inflazione (-0,1% ad aprile) ci vedono tornare in deflazione.

È «svolta», ma senza enfasi

Renzi segnala con un tweet il «passo avanti» e al Tg5 poi parla di «risultato inatteso: ci aspettavamo un +0,1», Marianna Madia di «buoni dati» e Federica Guidi di «segnali incoraggianti». Per il ministro dell’Economia Piercarlo Padoan «è presto per cantare vittoria» ma anche lui parla di «svolta» a cui ha certamente contributo il governo «con il mix di riduzione delle tasse, sostegno ai consumi, stimolo agli investimenti e riforme strutturali abbiamo creato le condizioni per cogliere la finestra di opportunità determinata dal Qe e dal calo del petrolio». E tra l’altro sempre ieri, l’Italia ha incassato l’Ok della Ue sui conti pubblici. Col corredo di sei raccomandazioni su fisco, banche, riforme istituzionali, della Pa e del processo civile, porti e logistica, semplificazioni e lavoro.

L’Europa corre di più

Per trovare una performance migliore del nostro Pil bisogna tornare al primo semestre 2011, anche se poi in realtà la variazione rispetto allo stesso periodo dello scorso anno è pari a zero e rispetto al periodo pre-crisi siamo ancora più bassi del 9,3%. Non solo, ma il nostro +0,3% si confronta col +0,6% della Francia ed il +0,9% della Spagna, ed un +0,4% di media dell’intera Eurozona. La crescita congiunturale del Pil nei primi tre mesi, spiegano all’Istat, «è la sintesi di un aumento del valore aggiunto nei comparti dell’agricoltura e dell’industria e di una sostanziale stazionarietà nei servizi. Dal lato della domanda, vi è un contributo positivo della componente nazionale (al lordo delle scorte) maggiore dell’apporto negativo della domanda estera».

La spinta dell’industria

Secondo Paolo Mameli, senior economist di Intesa Sanpaolo «il contributo dell’industria è stato decisivo, come era lecito attendersi dopo i dati di marzo migliori del previsto. D’altra parte, non sorprende che il manifatturiero sia trainante in questa fase, visto che è il comparto che maggiormente beneficia degli choc positivi su cambio e prezzo dell’energia». Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, conferma l’inversione di tendenza ma mette in guardia dal festeggiare l’uscita dalla recessione. «Mi sembra di allargarsi un po’: è un dato positivo, ma non è entusiasmante». Per Susanna Camusso della Cgil «se le previsioni sono queste ho l’impressione che continuiamo, come dimostrano le tante vertenze, ad essere in una stagione in cui la crisi del sistema produttivo è ancora molto impegnativa».

Forte di un +0,2% di crescita già acquisita il Tesoro, invece, conferma che l’obiettivo dello 0,7% previsto per quest’anno dal Def è «ancora più a portata di mano». Anche se c’è già chi sostiene che andrà pure meglio.

La Stampa – 14 maggio 2015 

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