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L’Italia piena di lupi. Dal Piemonte all’Abruzzo si stanno moltiplicando

Un tempo decimati dai bracconieri, ora si stanno moltiplicando dal friuli alla Maremma, dal Piemonte all’Abruzzo e spesso creano branchi misti con i cani selvatici

Li davano per spacciati, ma sono tornati. Si spingono dentro i recinti delle villette alle porte di Bologna. O fanno irruzione nei casali di Maremma. I lupi si stanno moltiplicando: sono almeno mille secondo le ultime stime. E in questi mesi diventano sempre più visibili, spinti dalla stagione degli amori. Ridotti allo stremo dal bracconaggio e dalla penuria di prede negli anni Settanta, negli ultimi dieci anni i lupi appenninici hanno ricominciato a crescere e ad espandersi. Dall’Abruzzo sono arrivati alle Alpi, valicando i confini e in Friuli Venezia Giulia si sono ricongiunti con i lupi dei Carpazi.

«In Piemonte si sono insediati 19 branchi», racconta Giuseppe Canavese, vice presidente del Parco delle Alpi Marittime: «Ovvero quasi cento esemplari». Gli ambientalisti salutano il fenomeno come una festa. Ma, come ricorda Livia Mattei, comandante provinciale delle guardie forestali di Chieti, non è così per tutti: «Il ritorno dei lupi porta inevitabilmente conflitti, sia con gli allevatori che con i cacciatori. E genera timori sul territorio».Il Wwf da tempo propone soluzioni di “convivenza pacifica”, come l’uso di recinzioni elettrificate, per evitare il ricorso alle tagliole e al veleno, che ogni anno uccidono quasi il 20 per cento degli esemplari. Gli allevatori però preferiscono continuare a ricevere gli indennizzi. Nel 2011 in Piemonte i rimborsi sono costati 90 mila euro.

Ma a preoccupare le associazioni, è l’ibridazione. Cani randagi e lupi si mescolano, sempre più frequentemente. «C’è il rischio che si perda la purezza genetica del lupo. Ovvero che scompaia una specie», spiega Massimiliano Rocco, del Wwf : «Non è solo un problema scientifico, ma anche comportamentale: potrebbero diventare più pericolosi». I cani infatti non hanno timore dell’uomo. I lupi ibridi quindi si farebbero molte meno remore ad avvicinarsi ai centri abitati: «Si abbattono le barriere comportamentali», spiega il comandante Mattei: «Per il lupo significa perdere la sua naturale diffidenza».

Fototrappole e analisi del Dna hanno dimostrato che esistono decine di branchi misti: «E’ colpa anche dei padroni di cani», attacca Russo: «Che lasciano i loro animali senza controllo». Secondo l’ultima indagine dell’Istituto per la protezione e la ricerca ambientale i cani randagi in Italia sarebbero quasi un milione.«Sono numeri preoccupanti», conferma Mattei: «Che mostrano un fenomeno che va fermato». Quest’anno a Grosseto verranno messe le prime trappole per rimuovere gli ibridi: «Manterremo gli animali catturati al centro Wwf di Semproniano», rassicura Rocco: «E nel frattempo cercheremo di far diminuire il randagismo».

L’Espresso – 1 marzo 2013

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