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L’Italia non ha speso 12 miliardi dell’Ue. Sono fondi già stanziati, dobbiamo usarli entro dicembre ma le nostre procedure sono troppo lente

Uno degli scandali italiani è la scarsa capacità di usare i fondi europei. Non si tratta di chiedere alla Merkel o a Bruxelles o alla Bce di concederci deroghe o elargire soldi extra, si tratterebbe solo di usare le risorse che sono lì da prendere; e invece spesso non ne siamo capaci.

Secondo un rapporto diffuso dalla Cgia (gli artigiani) l’Italia finora ha utilizzato solo 35,4 miliardi di euro dei 47,3 messi a disposizione da l’attuale tornata di Fondi strutturali, perciò dobbiamo ancora utilizzare 12 miliardi, da spendere entro dicembre 2015. Sarebbe criminale non approfittarne, considerando la spinta che potrebbero dare all’economia. 

Ma ci riusciremo? Commenta il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi: «Alla luce del fatto che nel 2013 abbiamo rendicontato 5,7 miliardi e nel 2014 attorno ai 7,5 appare difficile che nei pochi mesi che rimangono alla fine di quest’anno riusciremo a spendere e a contabilizzare tutta questa dozzina di miliardi». 

Analizzando la differenza assoluta tra le risorse versate all’Unione e quelle accreditate a ciascun Stato dell’Ue tra il 2007 e il 2013, il maggior contributore è la Germania, con 83,5 miliardi di euro. Seguono il Regno Unito, con 48,8 miliardi, la Francia, con 46,5 miliardi e l’Italia con 37,8. Se, invece, prendiamo come termine di raffronto il dato pro-capite, il maggior sostenitore dell’Ue è il Belgio, con 1.714 euro. Immediatamente dopo scorgiamo i Paesi Bassi (1.569 euro), la Danimarca (1.346 euro), la Svezia (1.195 euro), la Germania (1.034 euro), il Lussemburgo (997 euro), il Regno Unito (759 euro), la Francia (707 euro), la Finlandia (689 euro), l’Austria (674 euro), l’Italia (623 euro) e Cipro (197 euro). Tutti gli altri 17 Paesi, invece, sono percettori netti, ovverosia hanno ottenuto più di quanto hanno versato a Bruxelles. Uno spagnolo, ad esempio, ha ricevuto 355 euro, un polacco 1.522 euro, un portoghese 2.100 euro e un greco 2.960 euro.  

La Stampa – 2 maggio 2015 

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