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L’opinione. I fortini dove non entra la forbice di Cottarelli. Tra incertezze e federalismo sanitario

«Se tutti i 32 miliardi di risparmi attesi dalla spending review entro il 2016 fossero usati per il taglio del cuneo fiscale, su questo terreno in tre anni sarebbe superato il gap con gli altri paesi dell’euro». Così parlò tre giorni fa il Commissario straordinario Carlo Cottarelli, il tecnico venuto dal Fondo Monetario al quale il Governo Letta ha assegnato il compito di indicare le possibili riduzioni della spesa pubblica.

Sempre che si voglia davvero conoscere per decidere (politicamente) qualcosa, e non “conoscere per non deliberare”, ribaltando il motto di Luigi Einaudi, come da titolo del brillante paper dell’Istituto Bruno Leoni firmato dal professore ed ex senatore del Pd Nicola Rossi. Le “raccomandazioni tecniche” di Cottarelli saranno pronte entro fine febbraio. Il Commissario ha precisato che la spending review va realizzata con le “riforme strutturali” che comportano adeguate scelte politiche per le quali Cottarelli non è competente. Il che risponde a una verità elementare sui mestieri diversi dei tecnici e dei politici. Dunque Cottarelli fa bene ad usare il “se” e il condizionale quando si parla dei 32 miliardi di risparmi attesi. Anzi, fa benissimo: i suoi 25 gruppi di lavoro potranno anche individuare soluzioni geniali, ma se la politica (e le sue articolazioni borocratiche-amministrative), si mette di traverso, la spending review evapora. O si riduce alla contesa sulle autoblu, un classico dell’impotenza riformatrice. Quello che sta accadendo nel campo della sanità, settore elettoralmente e socialmente molto sensibile e ad alta complicazione di governance istituzionale, deve suonare come un allarme non di maniera. Succede infatti che tra il Governo e le Regioni si va stringendo il programmato “Patto della Salute” per il quale è stato già raggiunto un accordo sul Fondo di finanziamento 2014-2016. Da quota 107 miliardi del 2013 si sale a 109,90 nel 2014 e, soprattutto, a 113,45 per il 2015 e 117,56 per il 2016 che vogliono dire quasi 8 miliardi in più in due anni. Non solo. È stata anche trovata l’intesa sulla norma relativa al «concetto di spending review interna, finalizzato al miglioramento del sistema sanitario». I nuovi risparmi (non quantificati ma a fronte di un Fondo di finanziamento che come si è visto cresce molto, e bisogna anche ricordare che il gettito della perversa tassa sul lavoro Irap serve a finanziare la sanità) sarebbero cioè utilizzati per i “meno abbienti” e comunque all’interno del sistema sanitario, secondo l’impegno preso dal ministro Beatrice Lorenzin. In che modo questa scelta si rapporti con il lavoro del Commissario Cottarelli non è dato sapere. O forse sì, nel senso che la “concertazione” tra Governo e Regioni sulla spesa sanitaria (il settore di competenza regionale di maggior rilievo) è un fortilizio chiuso dove la spending review può essere solo autoconfezionata per linee interne e dove il Commissario non può mettere il naso, pena la rottura della “concertazione”. E salvo chiedere e aprire le porte ai maggiori finanziamenti (pubblici) esterni ed usare le maxi-addizionali fiscali per ridurre i deficit. Poco importa, come indicato (agosto 2013) dalla Corte dei Conti, che le risorse per la sanità, una volta entrate nelle casse regionali, siano andate poi a coprire «esigenze di liquidità in altri settori». Col risultato che gli enti sanitari non pagano i fornitori, visto che «i crediti verso le Regioni contribuiscono all’equilibrio economico-patrimoniale, ma non si traducono in trasferimenti effettivi di somme». Sono di ieri i dati di Assobiomedica, mentre il vice presidente della Commissione Ue, Antonio Tajani, è pronto ad aprire la procedura d’infrazione per l’Italia sui pagamenti a rilento. Per le aziende fornitrici di dispositivi medici, moltissime delle quali localizzate sui territori colpiti dal terremoto in Emilia, 5 miliardi di scoperto e altro che 60 giorni per i pagamenti secondo le regole europee: si viaggia al ritmo medio di 211 giorni con punte di 1.337 giorni in Calabria, 1.149 in Campania, 424 nel Lazio. Sono i miracoli a rovescio del federalismo sanitario. Dove la spending review nazionale non può entrare: per il Governo, un caso del “conoscere per non deliberare”?

 guido.gentili@ilsole24ore.com – 1 febbraio 2014 

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