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«Prima l’agenda, poi i nomi». Renzi a Bruxelles: ora cambiamo l’Europa. Sugli incarichi ruolo chiave italiano

Al telefono con Obama Dopo l’incontro al Colle il colloquio telefonico con Barack Obama sul ritiro delle truppe dall’Afghanistan. Nell’Europa che non sa leggere il voto euroscettico e tarda a trovare un accordo sui vertici delle sue istituzioni, l’Italia di Matteo Renzi potrebbe giocare un ruolo di primo piano con proposte e uomini che guidino il cambiamento. Unico vero capo di Governo vincente tra i 28 leader europei, Renzi si è presentato ieri a Bruxelles modificando subito il rigido protocollo europeo.

Invece di dirigersi alla riunione dei leader dei Socialisti e democratici che tradizionalmente precede il summit vero e proprio ha deciso di rendere omaggio alle vittime dell’attentato di domenica al Museo ebraico costringendo il candidato socialista alla Commissione Martin Schulz, il presidente francese François Hollande e il premier belga Elio Di Rupo a una rapida correzione di rotta.

Nelle ore immediatamente precedenti Renzi a Roma aveva concordato la linea europea con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in un incontro al Quirinale. Subito dopo i due colloqui telefonici con il presidente americano Barack Obama sul ritiro delle truppe dall’Afghanistan (dove Renzi si dovrebbe recare sulla via della Cina nella prima settimana di giugno) e con il presidente russo Vladimir Putin per uno scambio di condoglianze per la morte nel Sud Est dell’Ucraina del fotoreporter Andrea Rocchelli e del collaboratore russo Andrei Mironov. Il leader russo ha sottolineato la necessità di arrivare al più presto alla fine delle violenze nella parte orientale dell’Ucraina, in particolare delle operazioni militari ordinate da Kiev. Proprio sull’Ucraina il Consiglio Ue ha concordato la linea di pressione su Mosca con un appesantimento delle sanzioni. Preoccupazione i leader europei hanno espresso anche per la crisi libica dove l’Italia sta guidando l’azione di stabilizzazione della comunità internazionale.

Ma sono state le nomine europee il piatto forte del Consiglio riunitosi a cena fino a tarda ora. Tutti gli occhi erano puntati sul premier italiano che ha più volte ripetuto il suo slogan: «Se vogliamo salvare l’Europa, dobbiamo cambiare l’Europa». Nel suo intervento Renzi si è mostrato consapevole di guidare un partito che ha ottenuto un ottimo risultato elettorale in un Paese che ha registrato una buona affluenza alle urne. «Con questa forza vi dico che anche chi ha votato per noi ha chiesto di cambiare l’Europa». Sulle nomine per la presidenza della Commissione europea il presidente del Consiglio ha sottolineato che prima occorre trovare un accordo sulle cose da fare e per poi decidere su chi le fa. «Sono molto più interessato a discutere su come spendere i soldi europei per creare occupazione piuttosto che occuparmi di nomi, poltrone o incarichi».

Voci non confermate circolate per tutta la giornata attribuivano alla delegazione italiana possibili candidature in posti apicali (Commissione, Parlamento e soprattutto Alto rappresentante per la politica estera al posto di Catherine Ashton), con nomi come quello dell’ex premier Enrico Letta. Ma è troppo presto per fare nomi e il primo obiettivo sui quali molti Paesi si sono trovati d’accordo sembra essere quello di mettere per prima cosa in un angolo i due candidati ufficiali alla presidenza della Commissione Jean Claude Juncker e Martin Schulz. Renzi potrebbe entrare veramente in campo da luglio e, come presidente di turno del Consiglio dell’Unione, affiancare Juncker o assumere lui stesso il ruolo di facilitatore per individuare il successore di Barroso.

«Sono qui a rappresentare l’Italia – ha spiegato Renzi – un Paese che intende affrontare le tante questioni sul tavolo con decisione e determinazione. Credo sia necessario portare l’Europa a parlare il linguaggio dei cittadini: è quello che ci interessa e che faremo sentire a gran voce». Renzi ha citato in particolare gli «investimenti per la scuola, le infrastrutture tecnologiche e la vita quotidiana delle famiglie».

Il Sole 24 Ore – 28 maggio 2014 

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