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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Notizie»«Niente tagli, siamo politici». Tassa sui redditi, ministri graziati: non sono dipendenti
    Notizie

    «Niente tagli, siamo politici». Tassa sui redditi, ministri graziati: non sono dipendenti

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche21 Ottobre 2011Nessun commento5 Minuti di lettura
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    1a1a27_niente_tagli_ministridi Sergio Rizzo. La stampa ha preso l’ennesima cantonata. Ci era sembrato di capire che i politici avrebbero pagato sugli stipendi più alti una tassa doppia di quella già applicata a tutti i dipendenti pubblici dall’inizio di quest’anno. Ovvero, il 10% anziché il 5% oltre i 90 mila euro, e il 20% invece del 10% oltre i 150 mila. Ma ci eravamo sbagliati. Almeno a giudicare dalla nota con cui il dirigente del ministero dell’Economia Roberta Lotti, come ha rivelato Italia oggi , ha precisato che ministri e sottosegretari quella tassa non la dovranno pagare per nulla. Il motivo? Non sono lavoratori dipendenti bensì titolari di «cariche politiche». Perciò, niente sforbiciata. Anzi: a novembre verranno rimborsati a Lorsignori i tagli erroneamente applicati dallo scorso gennaio.

    Tanto per fargli passare un Natale più sereno di quello che aspetta milioni di italiani.

    Siamo alle solite. Nel momento in cui la cinghia è sempre più stretta e di fronte alle richieste di interventi per uscire dalla crisi il presidente del Consiglio allarga le braccia ammettendo «non ci sono soldi, ci inventeremo qualcosa», arrivano dal Palazzo segnali ai confini della realtà.

    Surreale è il tema in discussione al «question time» di martedì nel Consiglio regionale della Lombardia: a che cosa serve l’eliporto realizzato per la nuova sede della Regione? Domanda rimasta inevasa ma che inevitabilmente ne suscita una seconda: quale sarà il colore dell’elicottero che si alzerà da quel tetto? Sulle dimensioni potremmo già farci un’idea. La pista con «diametro di 26 metri e portanza di 6,4 tonnellate», come spiega il sito internet regionale può consentire perfino il decollo e l’atterraggio di un mostro tipo Agusta AW 139, elicottero da supervip in grado di ospitare fino a 15 passeggeri. Ma il colore? Forse il classico blu delle possenti berline di servizio? Aspettando di avere maggiori dettagli sul motivo per cui il nuovo luccicante quartier generale del governatore Roberto Formigoni disponga di un eliporto validato per 40 (quaranta) voli settimanali (uno all’ora per ogni ora di lavoro), secondo quanto ha dichiarato ieri l’assessore ai Trasporti Raffaele Cattaneo, ci sia consentita un’osservazione. Che cosa, meglio di un elicottero, sottolinea la distanza siderale che separa una certa politica dal Paese?

    Surreale, per restare in Lombardia, è anche un altro dibattito che si è svolto lo stesso giorno nel Consiglio regionale, dov’è stata respinta una mozione «demagogica» dei dipietristi i quali chiedevano l’abolizione del rimborso spese spettante ai componenti di vertice dell’assemblea che rinunciano all’auto blu: 51.600 euro lordi l’anno, che moltiplicati per cinque anni di mandato fanno 258 mila euro, ossia mezzo miliardo delle vecchie lire. Il tutto rubricato sotto la voce «risparmi», considerando che il costo annuale di un’auto di servizio, autista compreso, ammonta secondo l’assemblea lombarda a qualcosa come 86 mila euro.

    Surreale è il ricorso alla Corte costituzionale promosso dalla giunta regionale ligure presieduta da Claudio Burlando contro l’articolo della manovra economica che limita per il futuro la cilindrata delle auto blu a 1.600 cc, seguito dall’invito a Giulio Tremonti «ad occuparsi di cose serie come gli eurobond, la speculazione finanziaria o il difficile equilibrio dell’Europa e della Germania». Come se lo schiaffo assestato ai cittadini che si vedono sfrecciare ogni giorno sotto il naso i cortei di monumentali e voraci Audi, Mercedes o Bmw con il loro prezioso carico protetto dai vetri oscurati, mentre i poliziotti che dovrebbero garantire la loro sicurezza sono costretti a fare il pieno alle volanti di tasca propria, non fosse una cosa seria.

    Surreale è la dichiarazione a Radio 24 di Catia Polidori, ex contestatrice di Berlusconi quando militava nel Fli di Gianfranco Fini, nominata sottosegretaria dopo aver votato la prima fiducia il 14 dicembre 2010 e rinominata viceministra dopo aver votato la seconda il 14 ottobre scorso. Eccola: «Garantisco che avere un viceministro che si può chiamare viceminister all’estero fa la differenza». Come se davvero potessimo credere che il motivo reale della sua promozione, una delle quattro seguite all’ultimo salvataggio del governo di Silvio Berlusconi, fosse proprio quello.

    Surreale è la replica al Corriere di Annalisa Vessella, consigliere regionale della Campania a 9.665 euro netti al mese, moglie del deputato «Responsabile» Michele Pisacane collocata dal ministro «Responsabile» Francesco Saverio Romano anche sulla poltrona di una società pubblica con relativo stipendio da 140 mila euro l’anno, che ha rivendicato seccata, senza il minimo imbarazzo per il doppio imbarazzante incarico, la laurea «in legge» oltre alle proprie «acclarate competenze». Ci scusi, signora, se ci siamo permessi…

    Surreale è la notizia, raccontata da questo giornale, che mentre si dà un’altra spuntatina alle pensioni c’è in Parlamento una pattuglia di onorevoli che alla lauta retribuzione per l’incarico attuale somma anche il vitalizio per essere stato consigliere regionale della Campania: alcuni appena cinquantacinquenni. E uno di loro, Domenico Zinzi, anche presidente della giunta provinciale di Caserta. La cassa è vuota, vuotissima. Ma per cosucce di questo genere i soldi si trovano sempre. Abbiamo davvero l’impressione di vivere su un altro pianeta.

    Sergio Rizzo

    Corriere.it – 20 ottobre 2011

     

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