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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Malattie infettive, se gli antibiotici non fanno più effetto la parola d’ordine è approccio One Health. Patto per fermare l’avanzata dei superbatteri
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    Malattie infettive, se gli antibiotici non fanno più effetto la parola d’ordine è approccio One Health. Patto per fermare l’avanzata dei superbatteri

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche14 Febbraio 2016Nessun commento8 Minuti di lettura
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    La necessità di costruire un fronte comune è stata condivisa oggi nel corso di un convegno patrocinato da Ministero della Salute e Istituto superiore di sanità. Due le principali strategie per affrontare l’emergenza: la messa in campo di tutte le risorse per accelerare lo sviluppo di nuove molecole antibiotiche e renderle immediatamente accessibili ai pazienti e l’attuazione di una vera e propria stewardship antibiotica.

    Malattie infettive da decenni sotto controllo che tornano a essere una minaccia temibile. Procedure chirurgiche anche banali che mettono a rischio la vita dei pazienti. Medici disarmati di fronte ad un’ampia gamma di infezioni, tra cui quelle della pelle, delle vie urinarie o respiratorie. È lo scenario che potrebbe delinearsi a causa della crescente diffusione di batteri resistenti, in grado di difendersi e sopravvivere alle terapie antibiotiche.

    Nei Paesi evoluti come in quelli più poveri, complice il cattivo uso degli antibiotici (anche negli animali), i superbatteri resistenti avanzano, mentre la ricerca e lo sviluppo di nuove molecole segnano il passo. Entro il 2050, le infezioni resistenti agli antibiotici potrebbero essere la prima causa di morte al mondo, con un tributo annuo di oltre 10 milioni di vite, più del numero dei decessi attuali per cancro.

    Contro questa emergenza, paragonata alle grandi catastrofi ambientali e climatiche, sono già scesi in campo, tra gli altri, i Ministri della Salute del G7, il Presidente degli USA Barack Obama e il premier britannico David Cameron. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato un Piano d’azione globale in 5 punti. L’Italia, Paese europeo con le più elevate percentuali di resistenza verso quasi tutti gli antibiotici, inclusi i carbapenemi, è in prima linea. Oggi, a Roma, rappresentanti di istituzioni, società scientifiche e aziende hanno fatto il punto sulle strategie da mettere in campo nel corso del Convegno Achieving health through antimicrobial stewardship – Ahead Research Day promosso da Msd Italia e Sanofi Pasteur MSD con il patrocinio del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità.

    “La resistenza agli antibiotici è un problema allarmante, potenzialmente drammatico, perché cominciamo ad avere situazioni in cui i pazienti sono resistenti a quasi tutti gli antibiotici e questo vuol dire non avere più strumenti per curarli” osserva Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità. “L’utilizzo inappropriato degli antibiotici sta determinando un vasto e rapido sviluppo di ceppi di batteri resistenti, che avrà l’effetto di rendere difficile il trattamento di una gamma sempre più ampia di infezioni oggi abbastanza comuni e facili da contrarre”.

    Sono ben 4 milioni le infezioni da antibiotico-resistenza registrate ogni anno in Europa; circa 37.000 i decessi stimati con un assorbimento di risorse (sanitarie e non) che ammonta a circa 1,5 miliardi/anno. In Italia le infezioni correlate all’assistenza o intra-ospedaliere colpiscono ogni anno circa 284.000 pazienti (dal 7% al 10% dei pazienti ricoverati) causando circa 4.500-7.000 decessi. Le più comuni infezioni sono polmonite (24%) e infezioni del tratto urinario (21%).

    Se i termini dell’emergenza sono ormai chiari cominciano a delinearsi anche le strategie per affrontarla. Due su tutte: la messa in campo di tutte le risorse per accelerare lo sviluppo di nuove molecole antibiotiche e renderle immediatamente accessibili ai pazienti e l’attuazione di una vera e propria stewardship antibiotica, ovvero l’utilizzo appropriato degli antibiotici all’interno degli ospedali (anche attuando rigorosi protocolli di controllo) e sul territorio per impedire lo sviluppo di nuove resistenze. Fondamentale inoltre rilanciare la pratica vaccinale, in preoccupante calo, e promuovere l’uso corretto dei vaccini e l’uso consapevole degli antibiotici anche negli animali, secondo l’approccio One Health vale a dire una nuova visione della salute umana e della salute animale, intese come “salute unica”.

    “C’è bisogno di una campagna informativa diretta ad educare i cittadini e i medici ad un uso appropriato di antibiotici in tutti gli ambiti (ospedale, territorio, strutture veterinarie) – sottolinea Raffaele Calabrò, Membro della XII Commissione Affari Sociali della Camera – è necessario far comprendere ai cittadini che un utilizzo improprio degli antibiotici renderà sempre più difficile curare le infezioni causate da batteri resistenti, in quanto gli antibiotici normalmente utilizzati hanno perso efficacia ed è necessario ricorrere ad altri antibiotici”.

    “La ricerca e lo sviluppo di nuove molecole antibiotiche può avvenire sulla base di un’alleanza forte tra Governi, aziende farmaceutiche e centri di ricerca, in una cornice necessariamente europea – evidenzia Federico Gelli, Membro della XII Commissione Affari Sociali della Camera – si tratta di una sfida di enormi proporzioni, anche perché il tempo gioca a nostro sfavore e i risultati devono arrivare in tempi brevi. Il primo impegno dovrebbe essere quello di favorire e sostenere la realizzazione di studi clinici di livello europeo; il secondo aspetto riguarda la previsione di incentivi per le aziende impegnate in attività di ricerca e sviluppo di nuovi antibiotici; infine, occorre creare condizioni favorevoli a coniugare il diritto di cura con la competitività del mercato. Dunque, è essenziale che il nuovo farmaco venga reso accessibile a tutti i pazienti che ne hanno effettivamente bisogno, ma anche che il suo prezzo sia in grado di riflettere il reale valore che ha in termini di salute pubblica. Su questo aspetto è fondamentale, insieme allo stanziamento di risorse adeguate e a meccanismi efficaci di pricing, il pieno coinvolgimento delle società scientifiche”.

    I focolai di crisi in questa emergenza sono soprattutto due: i pazienti “fragili”, persone anziane, affette da più patologie o quelle immunocompromesse, e gli ambienti ospedalieri, dove non sempre vengono adottati o rispettati i protocolli idonei a bloccare il passaggio delle infezioni, come il lavaggio delle mani o le precauzioni nel trasferimento dei pazienti.

    “Si rende ineludibile attivare programmi utili all’ottimizzazione delle terapie antibiotiche – ha spiegato Marcella Marletta, Direttore Generale dispositivi medici e del servizio farmaceutico, Ministero della Salute – E questi dovranno essere pensati per tutte le strutture sanitarie, non solo, quindi, per gli ospedali ma anche per strutture dedicate al ricovero di anziani e disabili. A queste dovranno poi essere abbinate tutta una serie di altre azioni complementari, prima fra tutte quelle che mirino al miglioramento dei livelli igienico-sanitari negli ospedali e nelle strutture selezionate. In Italia programmi di questo tipo sono di recente introduzione ma, purtroppo, si registrano diverse resistenze. In particolare, la restrizione su alcuni farmaci è ancora vissuta da alcuni operatori come una limitazione nell’esercizio della professione. In realtà, ritengo che questo sistema non debba essere vissuto come una limitazione ma, al contrario, come un’opportunità al fine di consumare meno antibiotici, produrre minori problemi di resistenza ed ottimizzare la spesa”.

    “Una volta acquisita la resistenza, i batteri si trasformano in temibili killer che agiscono proprio dove vivono le persone malate, ricoverate nei reparti di oncologia, rianimazione, ematologia e sottoposte a trattamenti invasivi – afferma Giovanni Rezza, Direttore del Dipartimento di Malattie Infettive Parassitarie e Immunomediate dell’Istituto Superiore di Sanità – in queste condizioni anche un germe banale diventa pericoloso perché l’ambiente ospedaliero amplifica queste epidemie: alcuni microrganismi, come le klebsiellae, hanno ormai invaso tutti gli ospedali”.

    La partita a scacchi con i superbatteri si gioca soprattutto sulla possibilità di sviluppare e rendere disponibili nuove molecole antibiotiche prima che le infezioni resistenti prendano il sopravvento. Passaggio fondamentale per lo sviluppo di nuove molecole efficaci contro le infezioni emergenti e per l’accesso immediato dei pazienti alle nuove terapie è la collaborazione tra Governi, enti regolatori e industrie farmaceutiche.

    Nel corso dell’ultimo World Economic Forum di Davos oltre 80 aziende produttrici di farmaci, medicinali generici, biotecnologie e dispositivi diagnostici di 18 Paesi hanno indicato in una dichiarazione rivolta ai governi le misure chiave per facilitare lo sviluppo di terapie antibiotiche innovative: incentivi adeguati, a sostegno degli investimenti in ricerca e sviluppo; meccanismi di rimborso che rendano il prezzo degli antibiotici adeguato ai benefici di salute; modelli innovativi di remunerazione che riducano il legame tra redditività di un antibiotico e il volume venduto, per ridurre la necessità di investimenti promozionali.

    “Msd vanta una lunga storia per quanto riguarda l’innovazione terapeutica nel trattamento delle malattie infettive ed è uno dei pochi gruppi farmaceutici ancora attivi nel favorire l’adozione di una vera ‘stewardship antimicrobica’ attraverso lo sviluppo di nuovi antibiotici e nuovi antifungini (impegno confermato e rilanciato recentemente grazie all’acquisizione di Cubist, azienda americana leader nel settore degli antibiotici), la commercializzazione e la ricerca di nuovi vaccini per uso umano e gli investimenti in campo animale, grazie alle sua divisione Animal Health” afferma Nicoletta Luppi, Presidente e Amministratore Delegato Msd Italia. “Intendiamo ribadire e proseguire il nostro impegno contro le malattie infettive, non solo continuando a ricercare nei nostri laboratori innovazioni tecnologiche, ma anche collaborando con tutti gli stakeholder coinvolti attraverso partnership trasparenti e di valore a fianco della sanità pubblica”.

    Quotidiano sanità – 13 febbraio 2016 

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