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Mannaia Ater: poltrone da 84 a 14 e sfratto “rompiscatole”

Con la riforma della casa gli ex Iacp restano sette, ma perdono l’80% dei funzionari. Nuove regole per chi vuole acquistare

VENEZIA – Agli inquilini veneti, probabilmente, interesserà solo una delle tante novità partorite a Palazzo Balbi: quella di potersi finalmente comprare la casa dell’Ater dove vivono, trasformando il canone d’affitto in rata del mutuo. Ma ci sarà anche chi, non volendo diventare proprietario, si preoccuperà delle nuove regole, a partire dal mancato rinnovo dell’affitto a chi «rompe le scatole al vicino, perché sarà valutato anche il comportamento».

Così annuncia l’assessore all’Edilizia residenziale, Massimo Giorgetti. Che nella sua riforma della casa non ha risparmiato le Ater ed è forse la novità più corposa sul fronte del taglio delle poltrone: gli ex Iacp resteranno sempre sette, uno per provincia, ma perderanno ben 70 degli attuali 84 funzionari: niente più consigli di amministrazione, presidenti, vicepresidenti, consiglieri e revisori, soltanto un amministratore unico e un revisore per ciascun ente. Altro che sforbiciata, una mannaia.

La rivoluzione di Massimo Giorgetti è stata approvata ieri mattina dalla giunta regionale di Luca Zaia e consta di due provvedimenti: il Testo unico sulle politiche della casa (che riassume tre leggi esistenti) e il Piano straordinario di vendita degli alloggi. Entrambi i provvedimenti dovranno passare l’esame del consiglio regionale e, una volta approvati sul Bur, diventeranno immediatamente efficaci. Significa che per i tagli delle poltrone non si dovrà attendere la prossima legislatura, ma scatteranno subito. «È uno dei primi provvedimenti di riforma del sistema regionale», dice soddisfatto Giorgetti, annunciando che il terzo pilastro della riforma, ossia il Piano strategico delle politiche della casa, sarà presentato nel giro di pochi mesi.

Partiamo dal Testo unico. Il disegno di legge “Norme in materia di edilizia residenziale pubblica” rivoluziona prima di tutto le Ater e, conti di Giorgetti, consentirà un risparmio alla Regione di 250-300.000 euro anche perché, pur avendo due sole nomine (l’amministratore unico e il revisore) al posto delle attuali 12 per ciascuno dei sette enti, non ci sarà un aumento delle indennità. Le Ater avranno nuove funzioni oltre all’edilizia sociale tradizionale: potranno fungere da stazione appaltante ad esempio per i Comuni, gestire l’edilizia di altri enti, soprattutto agire sul fronte del cosiddetto “social housing”, ossia la possibilità di affittare alloggi a chi è troppo ricco per avere la casa dell’Ater, ma troppo povero per potersene comprare una da solo specie con la chiusura dei mutui dalle banche.

Quanto alle nuove regole degli affitti, altra rivoluzione: oggi un alloggio pubblico, dopo una lunga istruttoria, viene “assegnato” all’inquilino sulla base soprattutto del reddito; da domani varrà l’Isee, l’indicatore della situazione economica. Significa che non ci saranno più canoni da 9 euro e 20 centesimi al mese. Ma sparirà anche l’istituto della “assegnazione” per passare alla locazione: ci saranno solo contratti a termine di 4 anni più 4, ovviamente rinnovabili se permarranno le condizioni che danno diritto alla casa pubblica. Ma se l’inquilino sgarra, se non rispetta le regole condominiali, se non paga le spese del condominio, saranno dolori: «Il comportamento sarà valutato per il rinnovo del contratto», dice Giorgetti.

E veniamo al Piano straordinario di vendita degli alloggi pubblici. Dei 36mila di proprietà delle Ater (si veda la tabella in alto), Giorgetti conta di venderne quasi 19mila agli assegnatari per un ricavo stimato di circa 800 milioni: «Dal monitoraggio eseguito tempo fa, con le lettere inviate dalle Ater, è emerso che il 50% degli inquilini è interessato all’acquisto. Se vendiamo 19mila alloggi sono 800 milioni. Ma stiamo cauti, diciamo che ne vendiamo la metà per 400 milioni di euro?». Il prezzo sarà parametrato al reddito degli inquilini, quindi scontato rispetto al prezzo di mercato, con un acconto del 20% e il resto in rate al posto dell’affitto. Chi non vuole comprare, invece, resta dentro e paga il canone, ma con la novità del contratto da rinnovare. Il Piano di vendita – spiega Giorgetti – era stato previsto dalla Finanziaria 2011. Ora dovrà pronunciarsi il consiglio regionale.

26 Giugno 2012 – Gazzettino

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