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Marò, rinviata l’udienza. Ma la Corte Suprema dà l’ultimatum ai pm: “Avete sette giorni per formulare l’accusa”

Sentite le ragioni italiane, il giudice ha rinviato l’udienza, ma ha posto un limite contro i tentennamenti del pubblico ministero sull’applicazione o meno della legge antiterrorismo. De Mistura: “Abbiamo chiesto nuovamente il loro ritorno in Italia”

NEW DELHI – Il giudice della Corte Suprema Bs Chauhan ha rinviato a lunedì prossimo l’udienza del processo a carico di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone – i due marò italiani bloccati in India con l’accusa di aver ucciso due pescatori in un’operazione antipirateria – ma ha posto alla pubblica accusa un limite non estendibile di una settimana per presentare una soluzione sulle modalità di incriminazione dei marò.

“Vi concedo ancora una settimana – ha insistito – ma non sono disposto ad attendere oltre”.

La sessione era iniziata alle 10,30 locali (le 6 italiane) nell’aula 4 della Corte Suprema di New Delhi, ma è stata subito rinviata al 10 febbraio. Il presidente della Corte ha preso la decisione dopo aver ascoltato le ragioni del ricorso italiano, finalizzato a costringere le autorità indiane a formulare finalmente i capi d’imputazione nei confronti dei due fucilieri della Marina per la morte dei due pescatori del Kerala, nel febbraio 2012.

“Abbiamo chiesto alla Corte che, di fronte all’indecisione della pubblica accusa, i marò siano autorizzati a tornare in Italia”, ha detto l’inviato del governo Staffan De Mistura. “E questa richiesta – ha insistito De Mistura- la ripeteremo con forza anche lunedì prossimo indipendentemente dall’esito dell’udienza. La Pubblica accusa non può più giocare con i tempi. Abbiamo ricordato tramite il nostro avvocato che ci sono stati 25 rinvii giudiziari senza un pezzo di carta. Prima l’unica linea rossa era il non utilizzo del Sua Act. Ora lo sono diventati anche i ritardi”.

Per la prima volta l’inviato del governo era presente in aula accompagnato dall’ambasciatore d’Italia Daniele Mancini. “Per simboleggiare e marcare anche fisicamente la determinazione dell’Italia manifestata anche in modo più che lampante dal Capo dello Stato”, ha detto De Mistura in un breve incontro con un gruppo di giornalisti italiani in presenza dei due fucilieri .

L’udienza era molto attesa dopo il pressing diplomatico dell’Italia e della stessa Unione europea. Venerdì scorso il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, aveva rimproverato alle autorità indiane di aver gestito il caso “in modi contraddittori e sconcertanti”. Il ministro degli Esteri, Emma Bonino, aveva ribadito che i “marò erano in servizio e quindi non si può applicare la legge antiterrorismo”, che prevede la pena di morte.

La petizione italiana contesta la lentezza con cui è stato condotto il procedimento, visto che il fermo dei militari italiani risale a quasi due anni fa. Inoltre rigetta come inconcepibile l’idea di un ricorso al Sua Act, la legge antiterrorismo e antipirateria indiana che tra l’altro prevede la pena capitale e inverte l’onere della prova, perché di fatto equiparerebbe l’Italia a uno Stato terrorista.

Repubblica – 3 febbraio 2014 

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