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Sanità. «Diciamo basta ai professionisti per caso» Dai dietisti ai fisioterapisti: le categorie riconosciute protestano contro i diplomi facili di molte università

Agli italiani piace parlare di diete (un po’ meno farle). È per questo che il business delle diete è uno dei più in crescita degli ultimi venti anni. E quindi, inevitabilmente, si presta a falsificazioni e abusi. A lanciare l’allarme sono i dietisti che hanno presentato un provocatorio documento al ministero della Sanità mostrando tutte le possibili manipolazioni in materia e proponendo un «Libro bianco» dei percorsi abilitanti e realmente formativi.

La denuncia

Eppure l’inganno è dietro l’angolo: «Sei laureato in Scienze economiche e senza lavoro? — annuncia provocatoriamente l’Associazione nazionale dietisti —. Puoi sempre fare il nutrizionista o l’esperto in nutrizione e prescrivere, magari a pagamento, una dieta. È tutto legale, per ora. Basta svolgere un master di primo livello in “Scienze gastronomiche e patologie alimentari” all’Università La Sapienza di Roma. Sei un disoccupato con laurea specialistica in Biotecnologie industriali? Basta andare a Pavia ed iscriversi al master di secondo livello in “nutrizione umana”. Possiedi una laurea specialistica in Scienze biologiche e scopri che le diete sono un business più redditizio che la vita di laboratorio, accomodati al master di secondo livello “Alimentazione ed educazione alla salute” dell’Università di Bologna. Con questi “titoli” di esperto in nutrizione potrai non solo consigliare una dieta, un regime alimentare, ma anche scrivere un articolo per un settimanale femminile, tenere un’intervista e farti pubblicità».

La proposta

Non va per il sottile l’Associazione nazionale dietisti (Andid.it) che nel volume «L’offerta formativa universitaria in nutrizione umana» ha messo nero su bianco le criticità e le problematiche di un mondo che si è sviluppato senza alcuna regolamentazione precisa. Il libro è stato presentato al ministero della Salute in collaborazione con il Coordinamento nazionale delle professioni sanitarie (Conaps.it). «Organizzare il Libro bianco è stato molto complesso — spiega la presidente Andid, Giovanna Cecchetto — ma anche interessante. È un’opera importante soprattutto per le istituzioni, perché cerca di offrire una dettagliata lettura di un panorama molto frammentato che rende difficile identificare punti di convergenza e di sinergia tra le logiche del mondo accademico e quelle del mondo sanitario, orientate alla promozione e alla tutela della salute e alla sicurezza dei cittadini. Da oggi la maggior parte delle incoerenze, delle forzature e delle problematiche, ma anche delle potenzialità sono scritte qui. Il nostro auspicio è che il Libro Bianco possa dare un contributo positivo per il futuro».

Ma il fenomeno dell’abusivismo che tocca i dietisti coinvolge anche altre professioni sanitarie (fisioterapisti, logopedisti, e così via). «Quello che accade nel settore della dietetica — spiega Antonio Bortone che presiede il Coordinamento nazionale delle professioni sanitarie (Conaps) – è in realtà il denominatore comune di tutto il nostro mondo. Un problema che non riguarda solo il lavoro e chi lo svolge legalmente con i titoli ufficiali e corretti, pagando le imposte e le tasse, ma soprattutto i cittadini, i malati, i loro familiari e la salute delle persone. Questo Libro Bianco dei dietisti italiani è non solo benvenuto, ma apre la strada ad iniziative analoghe di altre associazioni impegnate a far valere il proprio valore e la propria qualità professionale a garanzia del cittadino utente»

Corriere Economia – 3 febbraio 2014

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