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McDonald’s affonda su 4,5 milioni di chili di alette di pollo fritte. Che non si vendono

Il colosso del fast food ha sbagliato la strategia di marketing: costano troppo e, a causa dell’osso, sono difficili da mangiare

McDonald’s aveva grandi progetti, lo scorso settembre: battere l’agguerrita concorrenza di Taco Bell con un nuovo piatto nel menù: «Mighty Wings», alette di pollo fritte (con l’osso), condite con pepe di Cayenna e peperoncino. Purtroppo, il colosso del fast food ha sbagliato clamorosamente a fare i calcoli. Quelle alette non si vedono. McDonald’s si trova ora su una montagna di 4,5 milioni di chilogrammi (ovvero 4.500 tonnellate) di «Mighty Wings» che nessuno vuole.

FIASCO – I test nei ristoranti di Atlanta, un anno fa, promettevano bene. Così, ai piani alti di McDonald’s hanno deciso di proporre il piatto a livello nazionale. Scettici con l’esperimento si sono detti fin da subito alcuni esperti del settore. Avevano ragione: è stato un gigantesco flop. Cosa è andato storto? Per lanciare il nuovo piatto il colosso americano non aveva badato a spese. Il motivo che ha frenato i clienti, quasi sicuramente, è stato il prezzo: 3.69 dollari per una porzione da tre; 5.59 dollari per una da cinque e addirittura 9.69 dollari per dieci pezzi. Troppo, ha pensato l’americano medio, quello che più di altri affolla i ristoranti McDonald’s. Inoltre, a differenza dei più popolari «Chicken McNuggets», i «Mighty Wings» si mangiano con più difficoltà, colpa dell’osso.

PREZZI – Delle 50 milioni di libbre ne sono avanzate 10 milioni, scrive il Wall Street Journal. Dieci milioni di libbre corrispondono a 4,5 milioni di kg. Un Mighty Wing pesa circa 31 grammi. In altre parole: McDonald’s si trova adesso su una montagna di oltre 145 milioni di alette di pollo fritte surgelate. E davanti ad un quesito: cosa farne? Oltre a ciò, i depositi devono al più presto fare spazio a nuovi prodotti. I responsabili corrono ai ripari: da McDonald’s fanno sapere che i prezzi, a breve, scenderanno. Resta da sperare che 72,5 milioni di galline non siano morte invano.

Il Corriere della Sera – 21 dicembre 2013

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