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Medicina difensiva e responsabilità professionale, insediata la Commissione consultiva. Opererà in sinergia con il Parlamento. Ecco chi sono i componenti

Farmaci, visite, esami e ricoveri inutili ci costano 10 miliardi l’anno. Ma i medici le prescrivono perché hanno paura delle denunce. In occasione della presentazione della nuova Commissione consultiva per le problematiche in materia di medicina difensiva e di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie, il Ministero della Salute ha raccolto in un documento i numeri e le ragioni di un fenomeno in costante aumento.

“La medicina difensiva, sia positiva che negativa, è diffusa in maniera capillare e preoccupante tra gli operatore sanitari. Si parla di un costo di circa 10 miliardi di euro, cifre pesanti, perché parliamo dello 0,75% del PIL. Quello che più mi preoccupa è che il 93% dei medici ritengano che la medicina difensiva sia destinata ad aumentare. Per questo dobbiamo trovare delle soluzioni valide per risolvere un fenomeno che incide sulla spesa sanitaria in misura pari al 10% del Fondo sanitario nazionale”.

Sono le parole del Ministro Beatrice Lorenzin alla Conferenza stampa di presentazione della Commissione consultiva (vai ai componenti) per le problematiche in materia di medicina difensiva e di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie.

“In questi anni sono state fatte alcune cose – ha ricordato il Ministro – il primo tentativo è stato quello di un approfondimento la questione della malpractice con comparazioni con altri paesi per  adottare riforme strutturali ad hoc. La legge Balduzzi ha provato a normare e a dare una chiarezza interpretativa, ma non è riuscita ad essere operativa per vari motivi. Per questo ritengo che dobbiamo riuscire a risolvere la questione. La Camera – ha aggiunto – sta lavorando da due anni su sette proposte normative per arrivare ad un testo unico che garantisca da un lato al paziente il risarcimento in caso di danno grave e  dall’altro per lasciare al professionista un maggiore respiro nell’esercitare la professione medica, oltre al grande tema delle assicurazioni. Tutto questo è sufficiente? No, per questo come azione sinergica a quella del Parlamento abbiamo deciso di istituire la Commissione consultiva al ministero della Salute. Se riusciamo grazie a questo a trovare la quadra e un punto di caduta per tutti e un veicolo veloce saremo tutti soddisfatti”.

La Commissione consultiva per le problematiche in materia di medicina difensiva e di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie ha come compito quello di fornire al Ministero della salute un supporto per l’approfondimento delle tematiche relative alla responsabilità professionale e alla medicina difensiva e l’individuazione di possibili soluzioni, anche normative.

Il Ministero inoltre ha raccolto in un documento i numeri e le ragioni del fenomeno in costante aumento. In particolare, la medicina difensiva incide sulla spesa sanitaria in misura pari al 10,5% del totale. Le voci più significative riguardano:

farmaci: 1,9% della spesa

visite 1,7%

esami di laboratorio 0,7%

esami strumentali 0,8%

ricoveri 4,6%.                             

Il 77,9% dei medici ha praticato medicina difensiva almento una volta nell’ultimo mese di lavoro

Il report affronta anche il tema delle dimensioni del fenomeno e le ragioni per le quali la medicina difensiva è praticata. Le indagini scientifiche hanno dato risultati ampiamente sovrapponibili: il 77,9% del campione ha tenuto almeno un comportamento di medicina difensiva nell’ultimo mese di lavoro (92,3% nella classe 32-42 anni). Il 68,9% ha proposto o disposto il ricovero di pazienti che riteneva gestibili ambulatorialmente e il 61,3% ha prescritto un numero di esami maggiore rispetto a quello ritenuto necessario per effettuare la diagnosi.

Le motivazioni alla base dei comportamenti di medicina difensiva

Secondo le indagini riportate nel report, il 78,2% per cento dei medici ritiene di correre un maggiore rischio di procedimenti giudiziari rispetto al passato e il 65,4% per cento ritiene di subire una pressione indebita nella pratica clinica quotidiana a causa della possibilità di tale evenienza. Per il 67,5% si subisce l’influenza di esperienze di contenzioso legale capitate ai propri colleghi e il 59,8% ha timore di ricevere richieste di risarcimento. Inoltre il 51,8% risente di precedenti esperienze personali di contenzioso legale ed il 43,5% esprime il timore di ricevere pubblicità negativa dai mass-media. Infine il 15% teme di incorrere in sanzioni disciplinari.

Le azioni più frequenti di medicina difensiva

Il 58,6% dei medici ha chiesto il consulto di altri specialisti pur non ritenendolo necessario. Il 51,5% ha invece prescritto farmaci non necessari e il 24,4% ha prescritto trattamenti non necessari. Il 26,2% ha escluso pazienti a rischio da alcuni trattamenti, al di là delle normali regole di prudenza e il 14% ha evitato procedure rischiose (diagnostiche o terapeutiche) su pazienti che avrebbero potuto trarne beneficio.

Infine il report riprende una recente indagine Agenas del 2014 effettuata su 1500 medici ospedalieri in cui si evidenzia come il 58% dei camici bianchi pratica medicina difensiva e per il 93% è destinata ad aumentare. Lo studio spiega anche il perché si fa medicina difensiva:

per il 31% è colpa della legislazione sfavorevole per il medico

per il 28% il rischio di essere citati in giudizio

per il 14% lo sbilanciamento del rapporto medico-paziente con eccessive richieste, pressioni e aspettative da parte del paziente e dei familiari.

La componente emotiva e la falsa sicurezza indotta dai comportamenti difensivi sono infatti tra i principali fattori che mantengono e potenziano il fenomeno. Secondo gli intervistati le soluzioni potenzialmente efficaci per ridurre il fenomeno sono per il 49% quello di attenersi alle evidenze scientifiche e per il 47% quello di riformare le norme che disciplinano la responsabilità professionale.

Leggi il report Medicina difensiva

27 marzo 2015 

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