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Monti: misure rapide, Camere deicisive. Obama: piena fiducia Italia

Due ore e mezza per il primo consiglio dei ministri. Un colloquio telefonico con Barack Obama che lo invita — entro la fine dell’anno— alla Casa Bianca.

Il primo lunedì che Mario Monti vive da premier in carica è denso. Il professore della Bocconi riunisce i suoi ministri per la prima riunione operativa dall’insediamento. Parla e ascolta quello che hanno da proporre. Illustra — secondo un comunicato di Palazzo Chigi — «le modalità operative» grazie alle quali il nuovo “gabinetto dei professori” cercherà di approvare «nei termini più brevi» le «misure per rilanciare il Paese, ieri ancora sotto attacco dei mercati. Monti con i suoi indica che il Parlamento è «il luogo decisivo per un rafforzato impegno nazionale in grado di dare risposte certe all’attuale emergenza». Un messaggio conciliante ai partiti e alla politica che il capo del governo non manca mai di sottolineare, consapevole della dipendenza dai gruppi che lo sostengono alle Camere. Ai suoi ministri il premier raccomanda «una stretta collegialità» per legare il lavoro dei singoli dicasteri a quello della presidenza del Consiglio. Un cambio di passo rispetto alla precedente gestione che — è la speranza di Palazzo Chigi — dovrebbe permettere al governo di varare quei pacchetti di riforme che dovrebbero bilanciare sacrifici e benefici in modo da farli digerire a partiti, parti sociali e opinione pubblica. Monti in partenza per Bruxelles — dove oggi incontra Barroso e Van Rompuy, presidenti di commissione e consiglio europeo — fa il punto della situazione con il governatore di Bankitalia Ignazio Visco (domani sarà accompagnato dal direttore generale del Tesoro Vittorio Grilli). Giovedì vedrà a Strasburgo Sarkozy e la Merkel e in consiglio dei ministri assicura che con tutti loro parlerà di come garantire «la stabilità della zona euro». In ballo ci sono non solo la fiducia dell’Italia, che Monti cercherà di ricostruire dopo gli anni di Berlusconi, ma la riscrittura delle regole della divisa unica, tra Eurobond e politica economica comune. È l’operazione credibilità che il Professore lancia anche parlando al telefono anche con Juncker (presidente dell’Eurogruppo) e Buzek (presidente del Parlamento di Strasburgo) che esprime «fiducia» nel nuovo governo i cui piani «fanno ben sperare per rilanciare l’occupazione, ridurre la spesa pubblica e rivedere il mercato del lavoro». Poi arriva la telefonata di Barack Obama che a Monti esprime «la piena fiducia del governo degli Stati uniti» e sottolinea «l’elevata competenza dei membri del nuovo esecutivo» come «ulteriore garanzia di un’efficace azione». I due parlano di Libia, Afghanistan, Libano e Kosovo. Obama invita Monti «a tenersi in stretto contatto su tutti i temi internazionali, in particolare sulla situazione finanziaria della zona euro». Quindi auspica un incontro «quanto prima». Si racconta che il presidente Usa avrebbe voluto ricevere il premier italiano alla Casa Bianca prima di Natale, ma Monti avrebbe preferito rinviarel’incontro (agognato e non ottenuto da Berlusconi) all’anno nuovo, per concentrarsi sulle misure economiche vitali per l’Italia. Intanto il governo ha approvato il secondo decreto su Roma Capitale, in scadenza proprio ieri, e ha sbloccato 350 milioni di fondi per il piano di rientro della sanità del Lazio «riconoscendo che la regione ha realizzato gli obiettivi per il 2009», spiega il ministro della Sanità Renato Balduzzi (una cifra inferiore è stata destinata anche alla Campania).

Repubblica di martedì 22 novembre 2011

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