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Nanomateriali in etichetta: consumatori all’oscuro per anni? I deputati bocciano distinzione tra “nano” nuovi e “pre-esistenti”

nanomaterialiDal dibattito in corso tra parlamento e Commissione si scopre che le nanotecnologie negli alimenti sarebbero una realtà da tempo sulle tavole europee. I deputati bocciano distinzione tra “nano” nuovi e “pre-esistenti”. Il regolamento europeo in materia è chiaro: il 1169/2011 (art. 18 par. 3) infatti parla di etichettatura da dare chiaramente per i nanomateriali. Con indicazioni da dare, in genere, per tutti gli ingredienti, additivi o enzimi che ricadano nella definizione di “nano” (ovvero, una dimensione nell’ordine della miliardesima parte del metro). Ma la Commissione, nella sua proposta sulla definizione dei “nano materiali ingegnerizzati”, apparentemente volta alla semplificazione, ha portato allo scoperto quello che secondo molti rappresentava un “segreto di pulcinella”: i nano materiali sono già abbondantemente presenti da diversi decenni in vari alimenti trasformati.

Suggerendo così di indicare come “nano” in etichetta soltanto gli ingredienti immessi sul mercato dopo la entrata in vigore di precedenti regolamenti UE su additivi (del 2008-2011). Una sorta di anno zero da cui partire, quindi.

La reazione del Parlamento Europeo non si è fatta però attendere: 402 voti hanno incorniciato la mozione  (258 i contrari) che ha rigettato la bozza dell’esecutivo europeo.

Prove di forza: democrazia contro tecnocrazia

L’aspetto da sottolineare riguarda così lo scontro tra Commissione e –dall’altra parte- Parlamento Europeo e Consiglio UE. Ovvero tra istituzioni “a maggiore tasso di democraticità” e invece “Eurocrazia”. La mozione del Parlamento rimanda indietro così il regolamento delegato della Commissione, che sosteneva che i nanomateriali ingegnerizzati (di cui parla espressamente il regolamento 1169) sono gli unici da mettere in etichetta. Con salvacondotto per nano materiali naturali o di altro tipo (come quelli non prodotti intenzionalmente). Va così evidenziato come la Commissione dia una definizione dei nano materiali abrogativa rispetto a quella del regolamento 1169, quando in realtà un atto delegato dovrebbe riguardare soltanto aspetti di ulteriore definizione tecnica rispetto all’atto “politico” originale.  La risposta del Parlamento Europeo quindi non sembra solo attesa, ma anche pienamente legittima e tesa al ripristino di una normalità “giuridica”.

Il ragionamento della Commissione partiva dal presupposto pratico che nei Regolamenti sulla lista degli additivi autorizzati in Europa (il reg. 1129/2011 e 1130/2011) non prevedevano (per aromi, enzimi, additivi) la dichiarazione “nano” a precedere il nome dell’additivo. Come dire: non serviva fino a quel momento. Ma oltre al discrimine temporale, la Commissione vorrebbe fare valere un discrimine ben più pesante e relativo proprio alla presenza di nano materiali “progettati dall’uomo”, quindi artificiali, come unico criterio necessario per una loro segnalazione in etichetta.  In ultimo: la Commissione vorrebbe che solo dopo aver superato la soglia del 50% un ingrediente venga considerato nano. Con spazi enormi per nascondere ai consumatori informazioni rilevanti, ed in pieno contrasto con il Regolamento 1169, ribatte il Parlamento.

La risposta del Parlamento UE

Le risposte quindi ribattono ad aspetti giuridici (la Commissione eccede i poteri conferitogli entro gli atti delegati, in quanto supera lo spazio di manovra accordatole, modificando la definizione di “nano”). Inoltre la Commissione confonderebbe aspetti di informazione ai consumatori in etichetta con aspetti di sicurezza e scelta, che vedono tutti i nano materiali alimentari sullo stesso piano, a prescindere se siano “ingegnerizzati” o meno.

Ma oltre a quelli giuridici anche gli aspetti sostanziali vanno considerati: i nano materiali hanno un basso livello di accettazione tra i consumatori europei, di cui bisogna tener conto per non danneggiare le filiere alimentari UE. E la soglia proposta del 50% (un ingrediente deve essere per almeno il 50% in forma “nano” per dover essere comunicato come tale al consumatore) è inoltre arbitraria e non basata su assunti scientifici.

Il Parlamento chiede pertanto alla Commissione di pubblicare un nuovo atto delegato che tenga in conto la posizione del Parlamento. Ma è chiaro a tutti che in un momento di crisi politica, l’euroburocrazia non può permettersi di non negoziare le regole del gioco, su aspetti così delicati.

Sicurezza Alimentare Coldiretti – 22 marzo 2014 

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