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Nel contratto dei dipendenti pubblici dirigenti fuori dagli aumenti. Palazzo Chigi è disponibile a incrementare le risorse, ma verranno concentrate sui redditi più bassi

«È evidente che i 300 milioni messi sul piatto sono pochi e che faremo ogni sforzo per aumentare i fondi ma è chiaro che non potremo dare tutto a tutti». Al ministero del Tesoro una fonte impegnata sul dossier conferma l’orientamento del governo sulla partita che riguarda il rinnovo del contratto dei 3,2 milioni di statali. Palazzo Chigi, come ha promesso il premier Renzi alcuni giorni fa, è disponibile ad incrementare le risorse.

Tuttavia quelle ci saranno verranno concentrate sui redditi più bassi escludendo, almeno in una prima fase, l’alta dirigenza. Non a caso, venerdì scorso il sottosegretario alla Pubblica amministrazione, Angelo Rughetti, in occasione della festa dell’Unità di Modena, aveva insistito sull’ipotesi di un tetto che, aveva precisato l’esponente dell’esecutivo accennando alla necessità di dare la precedenza a «chi ha sofferto di più», sarà di 80 o 200 mila euro «a seconda della coperta a disposizione ». Non proprio un dettaglio, dunque. Tutto dipenderà, appunto, dalla quantificazione del budget che sarà destinato al capitolo nella legge di Stabilità. La prossima settimana sarà molto importante per capire quale piega prenderanno le trattative tra l’Aran, l’agenzia che rappresenta il governo nei tavoli, e i sindacati in attesa, entro il mese, di una convocazione ufficiale. Ancora il sottosegretario Rughetti, due giorni fa, ha lanciato anche una proposta per superare, almeno in parte, la legge Brunetta: «Riconoscere autonomia agli enti che lavorano bene, e ricorrere alle differenziazioni laddove la macchina non funziona ». Tutto ciò in base agli «obiettivi della Repubblica», come qualità dei servizi online, capacità di smaltire il lavoro, livello di contenzioso. In pratica, una sorta di classifica delle amministrazioni, con serie A e B.

IL RAPPORTO CDP Dal palco della Festa dell’Unità di Modena, però, la segretaria generale della Fp Cgil, Serena Sorrentino, ha fatto capire che questo non basta in quanto la legge Brunetta «è sbagliata e va riscritta perché divide a priori in fasce di merito o demerito, con un 25% del personale comunque penalizzato». Resta poi in sospeso come valutare il bonus 80 euro, che si incrocerà con gli incrementi contrattuali, di cui hanno beneficiato anche gli statali. Intanto, sempre a proposito di Pubblica amministrazione, il Rapporto finanza locale della Cassa depositi e prestiti mostra quanto il taglio delle partecipate pubbliche resti una vera e propria priorità. Le amministrazioni risultano infatti titolari di quasi 50 mila partecipazioni, detenute in circa 8.900 organismi e rispetto agli anni passati il numero è in costante ascesa. Dal 2013, infatti, sono aumentate del 14,5%, con un +7% nel numero dei soggetti partecipati. Le dimensioni del fenomeno, annota Cdp, «sono ancora piuttosto significative e il numero è in costante crescita nonostante gli obblighi di dismissione e razionalizzazione imposti nel tempo dal legislatore e suggeriti dal programma di governo sulla spending review messa a punto dal piano Cottarelli». Per superare il problema, l’indagine suggerisce «forti incentivi alle aggregazioni e all’ingresso di privati» e individua nelle public utilities un settore che, «grazie alla vocazione prettamente industriale, costituisce un segmento di mercato da valorizzare».

Il Messaggero – 11 settembre 2016

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