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Nelle province esuberi lotteria. Regioni in ritardo sul riordino. Hanno legiferato solo in 3: Toscana, Liguria e Umbria. Il 31 marzo la ricognizione dei lavoratori in eccesso

di Francesco Cerisano. Gli esuberi provinciali stanno assumendo sempre più i contorni di una lotteria. Mancano pochi giorni alla scadenza del 31 marzo entro cui, ai sensi della legge di stabilità, gli enti di area vasta dovranno individuare il personale oggetto di mobilità nell’ambito del riordino imposto dalla legge Delrio.

Ma proprio il ritardo accumulato dalle regioni, nella definizione delle funzioni che resteranno alle province e di quelle che saranno dirottate verso altri livelli di governo, rischia di sminuire il monitoraggio sui dipendenti in sovrannumero che inevitabilmente verrà attuato al buio. Ossia applicando le rigide percentuali di taglio degli organici imposte dalla legge 190/2014 (50% per le province, 30% per le città metropolitane) senza però un reale legame tra personale e funzioni. Con il rischio che, quando tutti i governatori avranno deliberato sulla sorte delle funzioni provinciali, gli enti di area vasta possano scoprire di aver considerato esuberi dipendenti quanto mai necessari per gestire compiti che le regioni non hanno voluto accollarsi, mantenendoli in capo alle province.

Alla data di ieri solo tre regioni a statuto ordinario su 15 hanno approvato in consiglio regionale la legge sul riordino delle funzioni provinciali. Alla Toscana, che è stata la prima, avendo approvato la legge regionale (n. 22) il 3 marzo scorso, si sono aggiunto negli ultimi giorni Liguria e Umbria dove le leggi di riordino hanno tagliato il traguardo in consiglio il 26 marzo. Le altre sono chi più, chi meno, in ritardo. In Abruzzo, ad esempio, la legge di riordino ha avuto l’ok della giunta il 29 dicembre, ma poi in tre mesi non è riuscita ad approdare in consiglio per il varo definitivo. L’appuntamento è fissato per la fine di aprile, quindi un mese dopo l’individuazione degli esuberi da parto delle province. La Basilicata era stata ancora più solerte (avendo varato in giunta la legge il 10 ottobre) ma poi l’iter si è inceppato. Le regioni più in ritardo sono quelle che sono andate al voto il 23 novembre: Emilia-Romagna e Calabria. Quest’ultima ha aspettato l’esito delle elezioni per costituire l’Osservatorio regionale e non ha ancora approvato in giunta il ddl. Stessa sorte per l’Emilia-Romagna che dovrebbe compiere il primo passaggio dell’approvazione in giunta a fine mese. In Campania il provvedimento giace in consiglio dal 14 gennaio e al momento non si sa nulla su quando sarà approvato dall’assemblea. E anche in Lombardia si brancola nel buio. Il ddl si è impantanato nelle commissioni consiliari e l’unica certezza è che non è stato inserito nella programmazione dei lavori dell’assemblea fino a maggio. Come annunciato dal sottosegretario Gianclaudio Bressa  l’esecutivo ha convocato i governatori per 1’8,9 e 14 aprile, nel quadro di incontri bilaterali, per cercare di sbloccare la situazione. Nel frattempo le province saranno chiamate a decidere al buio su chi dovrà andare in mobilità.

ItaliaOggi – 28 marzo 2015 

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