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Veneto. Riforme, ricorsi bocciati. Il governatore rilancia: alla Consulta contro i tagli. Zaia: sentenze centraliste. La manovra regionale resta incagliata

Come in un’infinita partita di tennis, stavolta il punto va assegnato al governo. La Corte costituzionale ha infatti bocciato il ricorso presentato dal Veneto (con la Lombardia, la Campania e la Puglia) contro la «legge Delrio», che disciplina le città metropolitane, regola le unioni e le fusioni del Comuni, ridefinisce confini e competenze delle Province e ne ridistribuisce le funzioni «non fondamentali» tra Comuni e Regione, in attesa della riforma complessiva del Titolo V. Le questioni sollevate da Palazzo Balbi, secondo i giudici costituzionali, sono «infondate».

Il Pd tira un sospiro di sollievo e va all’attacco di Luca Zaia col consigliere Bruno Pigozzo: «La Consulta ha bocciato la sua opposizione al cambiamento, una resistenza che ha generato una pesante situazione di stallo perché in attesa del verdetto dei giudici la Regione non ha definito le funzioni delle Province e della città metropolitana di Venezia. E la mancata redistribuzione delle competenze, unita all’incertezza sul bilancio, ha ridotto alla paralisi gli enti, con servizi bloccati, dipendenti in fibrillazione e utenti esasperati». Ma il governatore non ci sta e replica a stretto giro: «Con una sentenza decisamente sciatta e centralista, che ricopia pedissequamente molte delle considerazioni dell’Avvocatura di Stato, una Corte costituzionale oltre misura filo governativa, ha legittimato un provvedimento che chiama città metropolitana un nuovo carrozzone che altro non è che una Provincia travestita. Di più: nel caso di Venezia, che ha meno di 3 milioni di abitanti, la popolazione dell’intera provincia si troverà governata da un super sindaco “di diritto”, inamovibile e non sfiduciabile, che non ha mai eletto – continua Zaia – un sindaco imposto che stabilirà la pianificazione territoriale, gli oneri di urbanizzazione e i tributi, senza avere un minimo di responsabilità politica». Il governatore dice che il ricorso «non è comunque stato del tutto inutile» visto che è grazie a quello che la Consulta ha chiarito il diritto dei Comuni di uscire dalla città metropolitana qualora lo volessero, penso a Dolo o a Chioggia, e previsto la possibilità di attribuire maggiori poteri alla conferenza metropolitana. I ritardi? «Colpa del commissariamento di Venezia e dei tagli spaventosi del governo, così che oggi nessun ente locale è disposto a prendersi le funzioni delle Province, senza risorse ed ormai solo piene di debiti».

E siccome la miglior difesa è l’attacco, Zaia già rilancia con un nuovo ricorso alla Consulta: «Combatteremo fino in fondo, assieme ai Comuni, la battaglia per ridefinire il patto di stabilità, eliminare i tagli lineari e applicare i costi standard. E’ ingiusto che siano penalizzati municipi con i conti in ordine e i servizi eccellenti. Appoggiamo in pieno le rivendicazioni dell’Anci». Nel mirino, stavolta, c’è la legge di Stabilità che impone alle Regioni ordinarie (quelle speciali fanno sempre storia a sé) un nuovo taglio di 5,7 miliardi. Laconico il commento del sottosegretario agli Affari regionali Gianclaudio Bressa: «Vedere Zaia arrampicarsi sugli specchi è uno spettacolo triste. L’unica cosa in cui si è applicato per 5 anni è la guerra alla Consulta, senza particolare successo. Provare a governare, si sa, è più difficile ma forse per il Veneto sarebbe più utile».

La manovra regionale resta incagliata

 Hanno aperto la seduta alle 10.41. E l’hanno chiusa alle 15.34. Nel mezzo, hanno sospeso i lavori per quattro volte, pausa pranzo compresa. I consiglieri regionali proprio non riescono a sbrogliare la matassa del bilancio, che resta un rebus. Ci riproveranno la settimana prossima, nel frattempo l’assessore al Bilancio Roberto Ciambetti continua la raccolta delle richieste da far confluire nel maxi emendamento: dice di vedere «un po’ più di ragionevolezza» ma non tutti hanno fornito la fatidica lista e altri insistono su richieste esorbitanti. Il Pd, che ha gioco facile nell’affondare la lama cavalcando l’onda elettorale, ieri ha protestato con tanto di cartelli e presentato la sua manovra emendativa da 30 milioni incentrata sul lavoro, le imprese e il sociale, mentre continua l’agitazione dei forestali che, a causa dell’empasse, non ricevono lo stipendio da 4 mesi. Accantonate le richieste puntuali (dal restauro della torre civica di Portogruaro a quello del Ponte di Bassano, dai contributi per le fontane pubbliche a quello per la cooperativa agricola di Monfumo), il principale emendamento approvato ieri è stato quello per l’esenzione dal ticket di tutti gli esposti alle sostanze cancerogene (oggi è in vigore solo per l’amianto).

Ma.Bo. – Il Corriere del Veneto – 28 marzo 2015 

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