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Niente effetto-bonus: consumi -2,6%. Nonostante gli 80 euro in busta paga nuova frenata a giugno. Male alimentari, farmaci, abbigliamento

Ferrua (Federalimentare): il mercato interno conferma una deriva negativa sua propria che impone terapie fiscali di forte impatto. Il recupero di fiducia dei consumatori è sfiorito con la primavera e a giugno le vendite al dettaglio sono rimaste ferme, nonostante si trattasse del primo mese di disponibilità in busta paga del bonus da 80 euro.

L’indice calcolato dall’Istat registra infatti, per il primo mese estivo, una crescita pari a zero su base mensile e un calo sui dodici mesi pari al 2,6 per cento.

Le variazioni tendenziali negative, precisa l’Istat, sono pari al 2,4% nel caso dei prodotti alimentari e al 2,8% per quel che riguarda i prodotti non alimentari. Tra questi ultimi, tutte le voci monitorate hanno registrato una flessione, compresi l’abbigliamento (-2,3%) e i prodotti farmaceutici(-2,9%).

Quanto alle reti di vendita per la grande distribuzione, la flessione nei dodici mesi è stata dell’1,3 per cento ma per i negozi su piccole superfici il calo tendenziale è addirittura del 3,9 per cento. Un deciso ribasso delle vendite al dettaglio, però, si è verificato anche nei supermercati (-2,5%), mentre, come di consueto, sono andati meglio i discount (+0,5%).

L’Istat ricorda anche che l’indice delle vendite al dettaglio si basa sul valore corrente, che include sia la dinamica delle quantità vendute sia quella dei prezzi delle merci. E l’inflazione a giugno è rimasta bassa, allo 0,3%: in pratica, potrebbe essere anche il rischio-deflazione a sgonfiare le vendite e a rendere sempre più inappetenti i consumatori, convincendoli a rimandare gli acquisti, in attesa di prezzi ancor più bassi.

Ai dati Istat si affiancano inoltre le anticipazioni diffuse da Centromarca, relative al mese di luglio.

Secondo queste stime, nei primi sette mesi dell’anno gli acquisti in volume della totalità dei prodotti confezionati di largo consumo nella moderna distribuzione (da cui transita il 90% circa dei consumi delle famiglie italiane) si sono ridotti dello 0,7 per cento.

«Numeripreoccupanti», sottolinea Roberto Bucaneve, direttore del Centro Studi Centromarca. «Il settore del largo consumo già lo scorso anno ha chiuso con un calo del -1,4%, preceduto dal -0,1% del 2012. Aquesto ritmo il 2014 dovrebbe attestarsi su una contrazione del -0,1%». Tra l’altro, Centromarca rileva che la forte pressione promozionale ha già reso concreta in Italia la realtà della deflazione: il calo dei prezzi a paniere costante per i prodotti a largo consumo è pari, in luglio, a un meno 0,9 per cento tendenziale.

Intanto, alla vigilia del primo importante consiglio dei ministri dopo le ferie estive, divampa la polemica sull’efficacia della misura di restituzione degli 80 euro in busta paga, ai fini del sostegno all’economia. Sostiene l’ufficio studi di Confcommercio: «Le misure prese fino ad oggi non hanno prodotto gli effetti sperati sui consumi e non sono state idonee a sostenere la fiducia delle famiglie, in calo anche ad agosto».

In una nota, l’associazione dei commercianti aggiunge che «è presumibile che anche la seconda parte del 2014 possa mancare l’appuntamento con la ripresa economica, confermando, dunque, l’urgenza di interventi più incisivi che ridiano fiducia ad imprese e famiglie e si traducano in un effettivo miglioramento della domanda».ù

Per Filippo Ferrua, presidente di Federalimentare, il mercato alimentare interno «conferma una deriva negativa sua propria, indipendente e peggiore dello stesso trend del Pil. Essa impone terapie fiscali di rilancio immediate e di forte impatto, ben oltre la misura pur apprezzabile degli 80 euro. Anche perché – nota Ferrua – il difficile scenario internazionale (Russia in primis) rischia di togliere alle imprese parte dell’ossigeno finora recato dall’export».

Tra gli economisti, molti sostengono che gli 80 euro restituiti alle famiglie non si sono sinora tradotti in maggiori consumi perchè probabilmente chi li ha ricevuti aveva degli arretrati da pagare e ha usato i soldi per rimborsare i debiti, le bollette o il mutuo.

Altri evidenziano che in questo modo è stata impedita una caduta ancora più violenta dei consumi delle famiglie.

Oppure c’è chi, come il chief economist di Intesa Sanpaolo, Gregorio De Felice, ha sottolineato che un ruolo decisivo nelle scelte di consumo lo giuoca l’incertezza delle prospettive: «Le famiglie non ritengono possibile che il bonus divenga stabile» ha detto, commentando il calo della fiducia dei consumatori. E se non si crede che l’anno prossimo il governo possa permettersi di confermare il bonus «questo spinge a non spendere nemmeno gli 80 euro che sono già arrivati».

Ma c’è anche chi, come gli esponenti della Federdistribuzione, pur promuovendo la scelta realizzata con la restituzione fiscale, sollecita il governo a puntare su un piano organico per far ripartire i consumi: «Continuiamo a sostenere che il bonus degli 80 euro sia un provvedimento utile per rilanciare la domanda interna e che i risultati saranno apprezzati sul lungo periodo, ma crediamo che questo non sia sufficiente per uno strutturale rilancio dei consumi» conclude il presidente di Federdistribuzione, Giovanni Cobolli Gigli.

Il Sole 24 Ore – 29 agosto 2014 

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