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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Ok alla Camera, conflitto di interessi anche per le authority. Il testo passa al Senato. Le nuove norme su dovere di astensione e incompatibilità riguarderanno chi ha incarichi di governo anche regionale
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    Ok alla Camera, conflitto di interessi anche per le authority. Il testo passa al Senato. Le nuove norme su dovere di astensione e incompatibilità riguarderanno chi ha incarichi di governo anche regionale

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche26 Febbraio 2016Nessun commento3 Minuti di lettura
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    Primo sì del Parlamento alle nuove misure sul conflitto di interesse che cancellano la legge Frattini del 2004. La Camera ieri ha approvato il nuovo pacchetto di norme tra le proteste delle opposizioni – in particolare i deputati di M5S che in aula hanno sfoderato tanti cartellini rossi – e l’astensione della Lega.

    Diversi gli strumenti previsti per risolvere i conflitti di interesse dalle nuove norme che saranno applicate anche ai rappresentanti delle Authority: si va dal blind trust, vero cuore della legge, a cui affidare la gestione dei beni dei titolari di cariche di governo, all’incompatibilità e all’obbligo di astensione. Prevista anche una stretta per quanto riguarda l’ineleggibilità.

    Le nuove norme, riguardano chi ha incarichi di governo nazionale e regionale. E con regimi differenziati, anche i membri del Parlamento e i consiglieri regionali. Oltre che le Authority, Bankitalia compresa. Per i vertici di Palazzo Koch e dell’Ivass servirà però un preliminare ok della Bce e un successivo decreto del presidente del Consiglio. Per i componenti delle autorità indipendenti restano in ogni caso valide le misure più restrittive già in vigore. Tra le novità di spicco del testo, che ora passa all’esame del Senato, c’è anche l’ineleggibilità in Parlamento per gli amministratori di coop che sono fornitori dello Stato.

    Il piatto forte della legge è il blind trust: beni e attività patrimoniali dei membri del governo possono essere affidati in gestione con questo strumento. Due le situazioni in cui scatta: quando il titolare di una carica di governo possiede, anche per interposta persona, partecipazioni rilevanti in settori chiave, oppure quando gli interessi patrimoniali e finanziari condizionano l’attività di governo. L’Antitrust con poteri di indagine (anche con l’uso di banche dati) può disporre che chi è al governo venda i propri beni e le attività principali. Anche parzialmente. In alternativa, scaduto il tempo, scattano le dimissioni. Il dovere di informare l’Antitrust su eventuali conflitti di interessi riguarderà non solo chi governa, ma anche i parenti (coniuge, convivente e parente entro il secondo grado). La legge cambia anche i criteri di nomina della stessa Authority per la concorrenza: i componenti salgono da tre a cinque e saranno eletti dal Parlamento, rispettando la parità di genere.

    Oltre al blind trust può scattare anche il dovere di astensione – sarà sempre l’Antitrust a valutarlo- quando un provvedimento da adottare può recare vantaggi economici. Un atto emanato violando i paletti in materia di astensione non decade automaticamente ma sarà il consiglio dei ministri a decidere. A disposizione, 30 giorni, altrimenti l’atto decade. Previste anche multe salate: dal doppio al quadruplo del vantaggio economico incassato.

    Si allunga infine l’elenco delle incompatibilità: chi va al governo non può avere altre cariche pubbliche, svolgere impieghi, esercitare attività professionale e imprenditoriale, avere uffici o compiti di gestione in società pubbliche e private e in fondazioni. Rafforzata anche l’ineleggibilità: il conflitto di interessi riguarderà anche i proprietari reali delle imprese(e non solo gli amministratori). Inoltre non si potranno cedere le attività che possono generare conflitto al coniuge o a i parenti o al convivente.

    Marzio Bartoloni – Il Sole 24 Ore – 26 febbraio 2016

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