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Ok in Commissione sanità alle schede. Addio a 1.200 posti letto, chiude un ospedale. Ecco le scelte della Regione

Palazzo-Ferro-Fini mediumdi Filippo Tosatto. Un giorno e una notte trascorsi a ritagliare il nuovo profilo della sanità veneta, fino al voto mattutino (erano le 8.10) che ha sancito l’approvazione delle schede di programmazione ospedaliera e territoriale sostenute dalla maggioranza Lega-Pdl. Le schede sono il braccio operativo del nuovo Piano socio-sanitario, la road map quinquennale che mira a riformare la politica del welfare, sia nell’approccio al paziente che nella compatibilità finanziaria del sistema rispetto al previsto calo di stanziamenti pubblici. La commissione sanità del consiglio regionale, presieduta da Leonardo Padrin, ha sostanzialmente recepito la rotta tracciata dall’esecutivo di Luca Zaia. Tagliati 1.200 posti letto, nascono i ‘primarietti’ capi di reparto scelti dai direttori generali. Chiuderà un solo ospedale: quello di Zevio, destinato a diventare ambulatorio. E quello di Cortina andrà all’asta. Vai alle schede operative e territoriali. Tutte le osservazioni

«Siamo già ad un passo epocale nell’organizzazione del settore che più sta a cuore ai cittadini, la salute», commenta il governatore «per curare al meglio la nostra gente abbiamo adottato un approccio innovativo: utilizzo più razionale delle risorse attraverso l’applicazione dei costi standard sui quali Roma continua colpevolmente a cincischiare; ventaglio terapeutico che prevede cure più moderne e tempestive; macchinari di ultima generazione disponibili per tutti e riduzione del ricorso, sempre sgradito, al ricovero ospedaliero. Sulle liste d’attesa, poi, parla per tutti il grande successo che sta riscuotendo l’operazione Ospedali aperti di notte».

Ma in che consiste, nel concreto, il processo in atto? In Veneto l’«industria della salute» assorbe oltre il 60% del bilancio regionale (8,3 miliardi all’anno), vanta conti in attivo e occupa 58 mila persone, distribuite tra pubblico (88% del totale) e privato. È un colosso, che si snoda in 51 ospedali e 25 tra Ulss e Aziende. È attrezzato per offrire prestazioni di qualità elevata ma sconta tuttora una vecchia concezione «generalista» che privilegia la degenza rispetto alla cura diffusa sul territorio, concentrando così energie umane e materiali su una rete ospedaliera non immune da duplicati, sacche di inefficienza, esuberi.

La riforma in cantiere prova a invertire questa tendenza, riducendo anzitutto i posti letto con un taglio di 1200 unità che ne fissa il limite a 17.300; introducendo un blocco sostanziale dei primariati – ne sono stati concessi 6 in più rispetto agli attuali 758, andranno a Verona (2), Padova (2), Alta Padovana e Iov – e avviando la fusione dei reparti «doppione» più vistosi.

In effetti, la scure annunciata e paventata da più parti, somiglia molto a un temperino che infine ha accolto più istanze di quante ne abbia respinte. Tanto più che accanto all’istituzione di dipartimenti ex novo – quali l’Odontoiatria per disabili e la Psicologia ospedaliera – compare lo sblocco de facto delle assunzioni, decretato da un atto che vincola la Regione a coprire l’organico (oggi carente) dei servizi attivati.

Chi scommette sul potenziamento delle cure sul territorio come alternativa al ricovero sistematico, è l’assessore Luca Coletto: «In Veneto non si era mai vista un’articolazione così capillare e tarata sulle necessità delle persone a cui rispondere vicino a casa e fuori dagli ospedali per acuti. Penso agli ospedali di comunità e alle medicine di gruppo, da far partire subito; al rafforzamento del sistema di urgenza-emergenza; alla diffusa presenza di punti di primo intervento e di servizi per la diagnostica». Nel frattempo, proteste e critiche non mancano… «Come sempre, quando viene varata una riforma di tale portata, c’è chi storce il naso e chi grida alla mannaia. Esorto tutti a non fare demagogia, se qualche aspetto del piano non darà le risposte attese c’è la massima disponibilità a porvi rimedio». Dove l’allusione corre al dibattito in aula che potrebbe riservare ritocchi all’impianto di base.  (Il Mattino di Padova)

Nascono i capi di reparto scelti dai direttori generali. Chiuderà un solo ospedale: quello di Zevio

di Michela Nicolussi Moro. Nascono i capi di reparto scelti dai direttori generali. Chiuderà un solo ospedale in Veneto: quello di Zevio, destinato a diventare ambulatorio. Salvato per i capelli Isola della Scala, che cede i 70 letti a Villafranca e si trasforma in ospedale di comunità, con punto di primo intervento e 50 posti dedicati ai pazienti dimessi ma non ancora in grado di tornare a casa. Il resto della rete resta così com’è, o meglio perde 1227 letti (per arrivare a 17.300) a favore dei 1263 da attivare sul territorio, in aggiunta agli attuali 1775, come aveva già deciso la giunta Zaia. Ma con un cambiamento essenziale: Venezia da zero passa a 50 posti. E con una precisazione scandita dall’assessore Luca Coletto: «Nessun posto ospedaliero sarà soppresso prima che il suo corrispettivo sul territorio sia pronto. L’operazione sarà sempre contestuale».

E in quali complessi i letti territoriali sorgeranno lo decideranno i direttori generali delle Usl insieme alle Conferenze dei sindaci. E’ il punto d’arrivo della maratona di 22 ore al termine della quale, ieri alle 8, la commissione Sanità ha approvato le schede ospedaliere varate quest’estate dall’esecutivo di Palazzo Balbi, che nel giro di 15 giorni le riprenderà in mano per il via libera definitivo alla riforma di settore.

Una riorganizzazione «epocale» secondo il governatore Luca Zaia, che lascerà in corsia solo gli acuti per trasferire alla medicina territoriale (ambulatori h24, con bacino di utenza sceso da 25 mila a 15 mila malati, residenze sanitarie, ospedali di comunità, centri Alzheimer e strutture intermedie) tutti gli altri. L’obiettivo è un sistema capillare e sicuro, che costi meno (un letto ospedaliero vale almeno 500 euro al giorno) e sia più appropriato. Magari potenziato da nuove risorse che si attendono dai pazienti di fuori regione, ai quali sono stati dedicati 600 posti in più: 300 nei poli pubblici (100 l’una alle Aziende ospedaliere di Padova e Verona, che salgono a una dotazione definitiva rispettivamente di 1448 e 1503; 20 a testa ai nosocomi di Treviso, Venezia, Vicenza, Feltre e Malcesine) e 300 ai convenzionati. Una scelta che secondo il presidente della commissione Sanità, Leonardo Padrin, porterà a un indotto di 80 milioni l’anno e favorirà 1300 nuove assunzioni. Ma l’opposizione ha votato contro perchè, spiega Claudio Sinigaglia del Pd, «non c’è certezza sulle date della rivoluzione territoriale». Tornando agli ospedali, è stato autorizzato il polo unico San Donà-Portogruaro e si è deciso di interrompere le sperimentazioni gestionali pubblico-privato per il «Codivilla» di Cortina e per il polo riabilitativo di Motta di Livenza. Per il primo la Regione metterà all’asta il suo 51% di azioni, mentre il secondo diventerà solo pubblico (arriva il primariato in Cardiologia). E poi perdono l’accreditamento a «presidi ospedalieri» la casa di cura «Madonna della Salute» di Porto Viro e il Policlinico «San Marco» di Venezia, concesso invece al presidio di Abano Terme, alla clinica «Pederzoli» di Peschiera e all’ospedale religioso parificato «Sacro Cuore» di Negrar. Non è un sillogismo burocratico, tale classificazione significa nessun tetto al budget e agevolazioni fiscali.

Un’altra grande novità, oltre alla rete di Diabetologia (un’unità per Usl) è l’introduzione delle «Unità semplici dipartimentali» (Usd), che i direttori generali possono autonomamente attivare a seconda delle esigenze e delle richieste del territorio e che sono coordinate non da primari ma da responsabili nominati sempre dai dg. Una sorta di «primarietti». «Abbiamo voluto dare alle Usl l’opportunità di creare aree più snelle, non ingessate dalla burocrazia — spiega il segretario della Sanità, Domenico Mantoan, che con Coletto ha partecipato alla maratona — e affidate a professionisti a differenza dei primari non selezionati da commissione nazionale tramite concorso. Un’idea che ci consente anche di aggirare il contingentamento dei primari imposto alle Regioni dal ministero dell’Economia e di offrire comunque una prospettiva di carriera a tanti bravi medici. E’ un sistema premiale che non ci costa tanto di più e che diventerà uno strumento di valorizzazione professionale». In effetti alle attuali 758 apicalità la commissione ha potuto aggiungerne solo 7.

Ma vediamo nel dettaglio cosa ha cambiato nelle schede la commissione. Usl 1. Belluno acquista il primariato in Medicina Nucleare e Radioterapia (prima coordinate da Treviso) ma lo perde in Dermatologia. Però acquista le Usd di Reumatologia e Patologie retiniche. Ad Agordo la Chirurgia passa da Day-Surgery a Week-Surgery, mentre a Pieve di Cadore arriva la Ginecologia e Ostetricia in Dipartimento con Belluno. Usl 2. A Feltre Usd di Allergologia e Vestibologia. Usl 3. Bassano acquista le Usd di Medicina d’urgenza (20 letti) e Chirurgia maxillo-facciale, Asiago ottiene il primariato in Ortopedia e perde quello del Pronto soccorso, mentre la Chirurgia generale passa in regime di Week-Surgery. Usl 5. A Valdagno l’Ortopedia passa in Week-Surgery e la Chirurgia generale farà solo interventi programmati, non le urgenze. Usl 7. A Vittorio Veneto la Chirurgia fa attività ordinaria e la Terapia intensiva acquista 2 letti. Usl 9. Treviso fa incetta di Usd: Endoscopia, Area medica intensiva, Presa in carico del paziente oncologico. Usl 10: apicalità di Ortopedia a San Donà e Usd di Week-Surgery multidisciplinare. Usl 12. La Cardiochirurgia di Mestre assorbe l’attività di Mirano. Usl 13. Primariati di Ostetricia e Riabilitazione (20 letti) a Dolo, Usd di Otochirurgia e Chirurgia vascolare a Mirano. Usl 14. A Chioggia Usd di Diabetologia e Day-Surgery in regime diurno. Usl 15. Cittadella perde la Chirurgia vascolare ma ottiene l’apicalità in Ortopedia, mentre Camposampiero acquista quella di Anatomia patologica, diventa Cto regionale e Centro provinciale per le patologie retiniche. Usl 16. Al Sant’Antonio salgono i letti in Terapia intensiva (da 10 a 16) e in Ortopedia (da 35 a 40). Piove di Sacco avrà i primari di Ortopedia, Anestesia e Ostetricia (dove si farà anche la fecondazione assistita) e 7 letti di Riabilitazione neurologica, ma perde l’apicalità in Neurologia. Iov: apicalità in Immunologia e Usd di Tumori ereditari. Usl 17. Usd di Radioterapia a Este, di Diabetologia e Chirurgia artroscopica a Monselice. Usl 18. A Rovigo le Usd di Chirurgia vascolare, Malattie metaboliche e Patologie retiniche. Usl 19. Ad Adria primariato in Riabilitazione. Usl 20. A San Bonifacio apicalità in Nefrologia e Breast Unità (seno). Marzana confermato riabilitativo. Usl 21. Bovolone monospecialistico a 55 letti di Riabilitazione. Usl 22. A Bussolengo apicalità di Nefrologia a Usd di Gastroenterologia, a Villafranca apicalità di Otorino ma via quelle di Oncologia e Riabilitazione. (Corriere del Veneto)

28 settembre 2013 

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