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Pa, delega verso il primo sì ma restano i nodi. Verso il via libera in commissione al Senato. Si tratta sulla dirigenza

marianna madia 23Domani la riforma della pubblica amministrazione dovrebbe ottenere il via libera della commissione Affari costituzionali del Senato, e avviarsi così all’esame in aula il cui inizio, come confermato dallo stesso presidente del Consiglio, è fissato al 31 marzo. L’obiettivo del governo è arrivare al voto dell’assemblea prima di Pasqua, ma tempi non sono scontati perché sul tavolo restano vari temi delicati da definire. Si va dallo spostamento di competenze e risorse all’Inps per le visite fiscali alla semplificazione dei procedimenti che portano al licenziamento, passando per il taglio alle camere di commercio. Lo scoglio maggiore che resta da affrontare in commissione è di certo la riforma della dirigenza, con molti senatori che annunciano battaglia su alcuni nodi (in primis l’abolizione della figura del segretario comunale), altre questioni invece saranno affrontate in aula, dove si dovrebbe trovare una soluzione per la polizia provinciale, ad oggi, per problemi di copertura finanziaria, esclusa dalla fusione all’interno dei corpi statali.

LE ULTIME VOTAZIONI

Ecco allora la fisionomia del provvedimento in base agli ultimi voti in commissione. Si parte dai poteri del governo. Nel rispetto delle leggi e della Costituzione, anzi a fini della loro piena attuazione, il parlamento delega l’esecutivo a precisare le funzioni di palazzo Chigi per il mantenimento dell’unità di indirizzo. Un rafforzamento della collegialità quindi che si ritrova anche nelle nomine di competenza diretta o indiretta, del Governo o dei singoli ministri, in modo che le scelte passino per il consiglio dei ministri anche quando l’atto formale spetta al singolo dicastero. La delega riguarda pure la definizione delle competenze in materia di vigilanza sulle agenzie governative nazionali, tra cui ci sarebbero quelle fiscali (come le Entrate), sempre al fine di assicurare l’effettivo esercizio delle attribuzioni proprie di Palazzo Chigi. Sul tema dell’unificazione delle forze di polizia, si parla solo di «eventuale» assorbimento della Forestale negli altri Corpi (forse nella Polizia), con le funzioni di tutela ambientale e alimentare che resterebbero intatte, ma più che una possibilità si tratta di una certezza, viste anche le dichiarazioni del premier Matteo Renzi e del ministro della PA, Marianna Madia.

Da cinque corpi nazionali si passa quindi a quattro (restano Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e Penitenziaria). Rimane invece da capire il destino della polizia provinciale, la quale, anche a seguito della

riforma Delrio, dovrà essere in qualche modo riorganizzata. C’è poi il capitolo riordino o soppressione di uffici e organismi che, in base alle ricognizioni già previste per legge, risultino inutili o in deficit.

Di certo una revisione riguarderà il Formez, l’associazione (ad oggi commissariata) che fa da centro servizi, assistenza, studi e formazione. In linea con la spending review anche la possibilità di ridurre il personale negli uffici di diretta collaborazione dei ministri. Il governo è poi chiamato a integrare e correggere la normativa sull’anticorruzione e la trasparenza. Non si tratterebbe di entrare nel merito (le misure su questi temi sono piuttosto recenti, datate 2013), ma di intervenire sulla forma per chiarire per chi vale cosa (anche per quanto riguardale incompatibilità negli incarichi), ma soprattutto per sburocratizzare le procedure previste (il piano anticorruzione oggi sarebbe di 200 pagine). E in un’ ottica di facilitazione rientra l’abbassamento della spesa per intercettazioni telefoniche nell’ambito di indagini penali (-60%).

Il Messaggero – 23 marzo 2015 

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