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La guerra dei tagli. Per la sanità partita aperta. Lorenzin: “900 milioni di risparmi nel 2015”. Ma andranno alla manovra? Tutti gli altri possibili tagli del Patto

Roberto Turno. Prima il tweet di Matteo Renzi: «Revisione della spesa non significa tagliare la spesa. Ma le regioni prima di fare proclami inizino a spendere bene i soldi che hanno». Poi Beatrice Lorenzin che getta acqua e benzina sul fuoco: «Niente allarmi. Col Patto possiamo risparmiare 10 mld e 900 milioni già nel 2015. Ma la sanità non la fanno i ragionieri».

soldipag 2Quindi Sergio Chiamparino che tiene il punto: «Pronti a discutere da domani, ma dentro il Patto e senza toccare i fondi. Me lo ha garantito Delrio». Prove tecniche di dialogo tra Governo e regioni sui possibili tagli da spending alla sanità. Anche se restano forti i dubbi che la quota del 2015 (112 miliardi) non finirà per essere toccata riducendo le dotazioni delle regioni. Le regioni forse faranno un vertice in settimana, mentre palazzo Chigi attende al varco i ministri per conoscere le loro auto-proposte di tagli.

Una partita a scacchi. Che si trascina dietro le ipotesi per limare sprechi e spese improprie. Costi standard, beni e servizi, centrali uniche d’acquisto, e-health, sono tra le vie d’uscita allo studio. Con tutti i rischi del caso: quello di assestare tagli lineari colpendo alla cieca, senza distinguere tra le regioni che già hanno realizzato risparmi (e che hanno perciò meno margini) e quelle che stanno parecchio più indietro. Ma che tuttavia, tagliando ancora, sguarnirebbero ancora di più servizi già carenti. Un’arma a doppio taglio, nota il presidente Agenas, Giovanni Bissoni.

Un’altra strada tutta da percorrere – il progetto dovrebbe nascere a fine novembre – è la riforma dei ticket prevista dal Patto. Ma a una condizione: dovrà essere a impatto pari rispetto a oggi. Niente nuovi incassi per le regioni, anche considerando l’impopolarità della materia tanto più mentre si va verso le elezioni regionali di primavera.

Sui ticket il lavoro ferve da tempo. A partire dalla voglia di mettere mano alla giungla delle esenzioni: nel 2012 il 70% di italiani erano esenti, per un totale di 144 milioni di ricette di specialistica con i record di Campania (86%), Calabria (84%) e Puglia (81%). L’ipotesi tecnica è di abbandonare le attuali regole età/patologia ma di seguire quella del calcolo del reddito equivalente dei nuclei familiari, secondo una scala di equivalenza che sarebbe divisa in più fasce. Per far pagare (nella specialistica) meno del valore della ricetta, così da evitare fughe verso il privato. Ma ancora non è indicato alcun tetto di spesa o limite di reddito. Con i dubbi del caso: fino a che punto far pagare il malato cronico con reddito alto? Che effetto ci sarebbe per ogni singola regione? E la Sogei, poi, sarà in grado di fornire tutti i dati che mancano all’appello? La caccia all’equità è apertissima. Le ricette di specialistica ambulatoriale con esenzione dal ticket in % sul totale delle ricette. (Il Sole 24 Ore – 13 settembre 2014)

La guerra dei tagli. Per la sanità partita aperta. Lorenzin: “900 milioni di risparmi nel 2015”. Ma resteranno alla sanità o andranno alla manovra? Tutti gli altri possibili tagli del Patto

Lorenzin ha previsto un “recupero di risorse da 900 mln per il prossimo anno”. Obiettivo raggiungibile, soltanto se il Patto “sarà implementato in modo serio”. Dalle centrali uniche di acquisto alla riorganizzazione degli ospedali, passando per la digitalizzazione: tutte le possibili fonti di risparmio.

“Credo che potremmo già recuperare almeno 900 milioni di risparmi nel prossimo anno”, è la previsione espressa dal ministro Lorenzin in questi giorni caratterizzati da botta e risposta sui presunti tagli in sanità. Un obiettivo raggiungibile, però, a condizione che “il Patto sia implementato in modo serio”. E’ proprio da lì che, grazie a un’attenta opera di razionalizzazione e potatura, potrebbero arrivare nuove risorse. Sarà l’esecutivo a valutare come utilizzarle, lasciandole all’interno del comparto oppure inserirle all’interno del complessivo processo di spending review su cui sta lavorando il premier Matteo Renzi.

Un importante vettore di risparmio per il Patto sarà costituito dalla creazione di centrali uniche di acquisto su base regionale, che saranno coordinate da un unico network informativo, come previsto dall’articolo 24. Le Regioni dovranno inoltre attivare un osservatorio sui consumi in modo da fornire alle centrali dati comparabili, evitando così che per uno stesso dispositivo medico ci siano variazioni di spesa tra i vari territori che arrivano fino al 500%. Sarà poi l’Health technology assessment (articoli 26 e 27) a garantire un’azione coordinata dei livelli nazionale, regionale e delle aziende accreditate per il governo dei consumi dei dispositivi medici, fornendo anche elementi utili per le indicazioni dei capitolati di gara d’acquisizione.

Una consistente riduzione della spesa è affidata alla revisione dei ticket che, come indicato dall’articolo 8, dovrà essere definita entro il prossimo 30 novembre. La novità principale consiste nell’introduzione di meccanismi di esenzione per reddito e patologia che tengano conto anche della composizione del nucleo familiare. Il Patto prevede che la rimodulazione avvenga a gettito invariato per ogni Regione, ma un’ipotesi per raggiungere obiettivi di risparmio potrebbe risiedere nell’introduzione di franchigie a carico del cittadino legate al reddito.

Sarà comunque l’aggiornamento dei Lea a incidere in maniera decisiva, eliminando prestazioni obsolete e sostituendole con altre più moderne e più funzionali anche a livello di impatto economico. Discorso analogo vale per il Nomenclatore tariffario delle protesi e degli ausili, il cui aggiornamento (l’ultimo risale a quasi quindici anni fa) consentirà di rimodulare le forniture a carico del Ssn.

Un altro capitolo importante riguarda l’assistenza territoriale che, se implementata con costrutto, garantirebbe notevoli risparmi. In particolare, come evidenziato nell’articolo 5, è necessario adottare nuovi standard organizzativi per il Distretto, con l’obiettivo di ridurre i tassi i tassi di ricovero e gli accessi impropri al Dea. Si punta molto anche sulla specialistica ambulatoriale, che dovrà raccogliere quanti più Drg possibile tra quelli a rischio inappropriatezza, e sul contenimento dei posti letto per ridurre all’osso i piccoli ospedali. Allo stesso tempo, però, viene promossa una riorganizzazione degli ospedali che valorizzi massicciamente la medicina del territorio, tramite una rete di assistenza più capillare che ridimensioni l’affollamento nei presidi più grandi e assottigli così le spese inutili.

ospedale 0 0Altro elemento da evidenziare è l’indicazione del Patto in base alla quale i posti letto negli ospedali dovranno scendere a un livello di 3,7 letti ogni mille abitanti, comprensivi di 0,7 posti letto, sempre per mille abitanti, per la riabilitazione e la lungodegenza. Riduzione che dovrà essere effettuata tramite provvedimenti da emanare entro il prossimo 31 dicembre 2014. Per quanto riguarda le strutture ospedaliere private, invece, dal 1 gennaio 2015 saranno accreditate solo quelle con una soglia non inferiore a 60 posti letto per acuti, ad esclusione di quelle mono specialistiche. Le strutture che non raggiungono la soglia dei 60 posti letto potranno fondersi con altre strutture: da 40 posti letto in poi sarà consentito effettuare accorpamenti amministrativi. Un riorganizzazione su cui si punta convintamente per abbattere spese inutili e razionalizzare le risorse a disposizione.

L’efficientamento del sistema passa anche per una migliore funzionalità del 118, con L’Agenas che si occuperà di ridefinire il bacino di utenza delle centrali che gestiscono le richieste di soccorso in relazione alla disponibilità di nuove tecnologie informatiche e telefoniche. Ed è proprio la tecnologia a costituire uno degli assi portanti dell’abbattimento dei costi. Il Patto sull’e-Healt, “permetterà un risparmio quantificabile in 7 miliardi” nell’arco di cinque anni, ha spiegato il ministro Lorenzin. Un contributo fondamentale arriverà dalle iniziative di partenariato pubblico-privato, che dovranno fungere da vero e proprio moltiplicatore delle risorse a disposizione, come anche dal project financing, che consente la remunerazione dei fornitori sulla base di obiettivi sempre misurabili.

Per quanto concerne i farmaci, l’Aifa dovrà aggiornare il prontuario dei medicinali rimborsabili “sulla base del criterio costo/beneficio”, fissando prezzi di riferimenti per categorie il più possibile omogenee. Un forte razionalizzazione della spesa dovrà poi essere garantita dalla revisione della normativa che regola l’immissione in commercio di nuovi farmaci, tramite una più attenta modulazione del regime di rimborsabilità. (Gennaro Barbieri – Quotidiano sanità – 14 settembre 2014) 

 

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