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Pasticcio. L’Imu si paga anche se non dovuta. Poi rimborso

Poi lo Stato rimborserà a dicembre. A giugno tutti versano il 4 per mille. Pure chi è esente dalla tassa. Le conseguenze dell’incertezza normativa sugli acconti e i saldi

Il pasticcio Imu, la nuova tassa sulla proprietà immobiliare che ha rimpiazzato l’Ici, si arricchisce di un nuovo capitolo. Questa volta in grado di rasentare la tipologia del prestito forzoso. Ovvero soldi tolti ai cittadini senza il loro preventivo assenso. Succede dunque che anche anche nei Comuni più generosi, che hanno già deliberato per la prima casa un’aliquota più favorevole rispetto al 4 per mille, o addirittura previsto l’esenzione completa, si dovrà pagare l’acconto a giugno con quest’aliquota, salvo il conguaglio con rimborso di fine anno. Non è uno scherzo. No «E un pasticcio, per come è scritta la norma sull’Imu si può arrivare a questa conclusione assurda» ha spiegato ieri all’Ansa, Maurizio Leo (Pdl), presidente della Commissione parlamentare per l’Anagrafe tributaria. La questione riguarda i Comuni che hanno già deciso di agevolare i cittadini con un’aliquota sulla prima casa al 2 per mille. Calcolando la detrazione di 200 euro, che aumenta di 50 euro per ogni figlio, a giugno (con la nonna inserita nel dl fiscale che impone di pagare con le aliquote di base e dunque applicando i14 per mille) si pagherebbe più del previsto e addirittura, in alcuni casi, si arriverebbe a pagare quando invece con l’aliquota del Comune l’Imu sarebbe pari a «zero».

Il problema non arriva all’improvviso visto che era stato sollevato nel corso dei lavori parlamentari al decreto legge fiscale e per questo c’era stata anche una sospensione per fare le dovute verifiche con il ministero dell’Economia. Senza però trovare una soluzione. Secondo quanto si apprende, il Tesoro vorrebbe risolvere la questione in via interpretativa e quindi con un atto amministrativo. Nelle indicazioni delle Entrate troverebbe quindi posto un’istruzione in grado di dirimere le conseguenze più strampalate della norma. «Ma questo non basta – dice Leo del Pdl, che aveva sollevato la questione alla Commissione Finanze di Montecitorio, assieme al collega Isidoro Gottardo del Pdl -, io credo che serva una legge». Il caso riguarda già diversi Comuni, per esempio Sacile (Pordenone), come evidenziato da Gottardo: «Il criterio fissato nel decreto fiscale porterebbe contribuenti che diventano esenti ad essere obbligati a versare per poi avere la restituzione, con modalità per altro non previste». Per restare in Friuli, aliquote più generose per la prima casa sono state decise anche a Trieste (3,9 per mille). Alt per mille, per fare alcuni esempi, è la casa di abitazione anche a Polistena (Reggio Calabria) e Acquaformosa (Cosenza). A Pontivrea (Savona) e Peschiera del Garda (Verona) è stata addirittura decisa l’esenzione per la casa di abitazione.

Il Tempo – 26 aprile 2012

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