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Pausa caffè, medici dall’avvocato: «L’Usl 3 ci paghi il lavoro extra». La «diffida» al dg: «Facciamo centinaia di ore in più, pronta un’azione legale»

Pausa caffè monitorata in ospedale: i medici rispondono alla circolare dell’Usl 3 di Bassano con una lettera (dal sapore di una diffida) firmata da un avvocato. «Le centinaia di ore che si fanno senza essere pagate non vanno a compensare le pause?» chiede provocatoriamente Luigi Dal Sasso, segretario veneto del sindacato dei medici ospedalieri Cimo.

A protestare contro l’obbligo di strisciare il cartellino in entrata e uscita per qualche minuto di stop durante l’orario di lavoro non sono solo i sindacati di base. Ancor prima che l’Usb di Vicenza definisse «offensiva e populista» la circolare firmata dal direttore generale dell’Usl bassanese Antonio Compostella, la Cimo gli ha fatto recapitare sulla scrivania un documento in cui fa sapere di essere pronta a far causa per vedere retribuiti gli straordinari.

«I medici, in generale, fanno centinaia e centinaia di ore in più annualmente – continua Dal Sasso – se l’azienda non considera la pausa orario lavorativo, allora deve pagare il lavoro svolto oltre lo stabilito. Sia chiaro, la nostra non è una difesa di chi passa il tempo al bar, ma se ci sono tre-quattro lavativi vanno trattati nominalmente non con un provvedimento a 360 gradi».

Il caffè a questo punto potrebbe andare di traverso ai vertici dell’Usl 3 che, da parte loro, hanno già spiegato come la circolare non abbia «nessun intento vessatorio o coercitivo» ma «riprenda quanto è scritto nel contratto nazionale».

La pausa non è vietata, ma regolamentata e, secondo la circolare bassanese, per usufruirne bisogna essere preventivamente autorizzati dal proprio responsabile, oltre a timbrare l’uscita e il rientro al lavoro. Una specifica che ha mandato su tutte le furie la Cimo, subito ricorsa ad un avvocato per chiedere di poter avere le timbrature orarie degli ultimi cinque anni, i piani di lavoro per unità operativa espressamente stabiliti e concretamente svolti, eventuali contrattazioni individuali, oltre che l’assegnazione di turni retribuiti extra. Se da tutti quei dati dovessero risultare discrepanze tra le ore effettivamente lavorate e quelle stabilite dalla normativa «si procederà alla richiesta di pagamento, se del caso con azione giudiziale».

E mentre la Cimo attende risposte, l’Usb intende fare massa critica e indurre l’azienda a ritirare la circolare, ieri sera alcuni delegati del sindacato di base sono passati per i reparti del San Bassiano per consegnare un volantino di protesta a operatori sanitari, infermieri e camici bianchi. «Quella nota potrebbe diventare uno strumento per concessioni privilegiate – accusa Federico Martelletto dell’Usb di Vicenza, che polemizza anche con le posizioni di Cgil e Uil sulla questione –. Non siamo neppure noi d’accordo sull’assentarsi per passare tempo al bar, ma le vere problematiche sono altre. La verità è che siamo sottoposti a una condizione lavorativa inaccettabile, perché la direzione non riesce a dare risposte all’effettivo carico lavorativo. Chiediamo al direttore generale di ritirare questa circolare populista».

Elfrida Ragazzo – Il Corriere del Veneto – 13 novembre 2014 

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