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Pensioni, accordo a metà settembre. Ape, quattordicesima e meno Irpef. Vertice con il ministro Poletti: “Risorse rilevanti a disposizione”. I sindacati soddisfatti

Risorse «rilevanti» per le pensioni. Il ministro Poletti manda in vacanza i sindacati promettendo ben più dei 500-600 milioni ad oggi sicuri per l’Ape, il prestito pensionistico. E facendo capire che la flessibilità in uscita potrà includere anche altri interventi. In particolare per usuranti, precoci e discontinui. Tre categorie penalizzate più di altre dalla legge Fornero. Perché fanno lavori pesanti, perché hanno iniziato a 14 anni o perché hanno versato contributi qui e lì. Arrivare a 67 anni per andare in pensione non è nell’ordine naturale delle cose. E il governo vuole aiutarli.

Ma il tavolo “politico” di ieri tra il ministro del Lavoro, il sottosegretario Nannicini e i segretari (soddisfatti) di Cgil, Cisl e Uil è servito anche a fissare una tabella di marcia definitiva. Si rivedranno il 6 settembre sui temi del lavoro, il 7 sulle pensioni, per chiudere il 12 con il piano per pensionandi e pensionati. Da una parte l’uscita anticipata rispetto ai requisiti allungati dalla Fornero, resa operativa dall’Ape. Dall’altra un intervento di sostegno alle pensioni più basse, con l’allargamento della quattordicesima anche a chi prende assegni fino a mille euro (oggi il limite è a 750) oppure della no tax area alzando il tetto a 8.140 euro, la soglia di esenzione dall’Irpef. Non escluso un mix delle due.

Il punto è sempre quello: le risorse. Per la Uil servono 2 miliardi e mezzo per far tutto e bene. Le altre sigle non quantificano, ma è chiaro che la coperta non può essere troppo corta. I pensionati sono stati esclusi dagli 80 euro, penalizzati dal blocco della rivalutazioni, risarciti solo in minima parte dopo la sentenza della Corte Costituzionale di un anno fa.

Un sostegno paradossalmente potrebbe venire da Confindustria. Dal 2017 scompare la mobilità. E dunque che fine farà lo 0,30% versato per finanziarla dalle imprese industriali e dalle grandi aziende? L’idea è di farlo confluire nell’Ape, aiutando almeno una delle tre categorie interessate al prestito per anticipare la pensione di tre anni. Ovvero gli “esuberi”, le vittime dei processi di ristrutturazione (le altre due sono gli esodati, senza lavoro né pensione, e i volontari, la nonna che vuole stare col nipotino). Se ne riparlerà il primo settembre al tavolo tra industriali e sindacati. Se ci fosse accordo, le risorse per l’Ape raddoppierebbero. Perché lo 0,30% vale altri 600 milioni. Estendere la quattordicesima sarebbe un bel colpo, a poche settimane dal referendum: un milione e mezzo di pensionati in più con 400 euro extra in media all’anno. Costo: 600 milioni. Fattibile il bonus ai precoci (4-6 mesi di contributi regalati per ogni anno lavorato da minorenni). Così come la ricongiunzione gratuita per chi ha versato ad enti previdenziali diversi. E il congelamento dell’aspettativa di vita nel calcolo della pensione degli usuranti.

Notizie positive potrebbero infine arrivare a settembre anche sul fronte del lavoro. Il governo considera possibile allungare la Naspi per i lavoratori delle nove aree di crisi industriali del Paese.

Repubblica – 30 luglio 2016 

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